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"Pammilo, il selinus e quel terribile attacco del 409 A.C. che distrusse Selinunte". Il racconto di Pietro Errante

di: Pietro Errante - del 2016-10-28

Immagine articolo: "Pammilo, il selinus e quel terribile attacco del 409 A.C. che distrusse Selinunte". Il racconto di Pietro Errante
  • La terra era fertile, la posizione strategica, la collina sul mare, due fiumi, campi sterminati e soprattutto l’aroma fresco del prezzemolo, l’apium graveolens, di cui vi era notevole abbondanza: dopo oltre venti giorni di cammino il drappello guidato dall’ecista Pammilo si riunì in assemblea e decise: quello doveva essere il luogo dove sarebbe sorta la loro nuova città.                

    Erano coloni provenienti da Megara Iblea vicino Catania,altra colonia greca fondata dai megaresi di Nisea, madrepatria Grecia. Nel 651 a.C. per molte settimane almeno duecento megaresi si erano mossi alla ricerca di terre e spazi nuovi.

    Erano guidati da Pammilo, giovane esploratore, ben predisposto nei rapporti con le popolazioni indigene. Piacque subito quella collina che dominava il mare africano, piacque l’entroterra così fertile perché ricco di acque.                  

    L’assemblea all’unanimità decise che su quella collina sarebbe sorta una nuova colonia e sul nome non vi furono dubbi: Selinunte, data la presenza dell’apio selvatico che in greco è appunto il selinus.

    Così nacque la decisione di creare quella che sarebbe divenuto l’avamposto della grecità nell’occidente siciliano, allora dominato dai cartaginesi che a Mozia avevano un loro forte e progredito Emporio.      

    Cominciarono da allora i massicci lavori di costruzione che portarono Selinunte a diventare una delle più floride colonie della Magna Grecia, capace di coniare moneta propria, brulicante di artigiani e artisti, ricca e prospera fino all’esplosione demografica del VI secolo quando la città divenne per quei tempi una vera e propria metropoli.                    

    Purtroppo non furono mai idilliaci i rapporti con la vicina Segesta abitata da un popolo autoctono di incerta origine, gli Elimi. L’ostilità tra i due popoli sfociò addirittura in una serie di leggi tra le quali quella del divieto assoluto di matrimonio tra selinuntini e segestani.                      

    Ma questa ostilità fu anche la rovina di Selinunte perché dopo una serie di vicissitudini e di conflitti, i segestani chiesero aiuto ai Cartaginesi che ne vollero il pretesto per attaccare Selinunte e distruggere quella che avevano sempre considerato un ostacolo al loro predominio sul territorio.                          

    Così nel 409 a.C. un esercito di migliaia di uomini provenienti dal mare attaccò Selinunte e dopo nove giorni di duri assalti la conquistò distruggendola totalmente, uccidendo gli uomini e facendo schiave donne e bambini.

    Fu risparmiato il solo Pammilo (assieme ai suoi familiari) proprio perché era stato da sempre l’unico a sostenere la linea della resa e non la difesa ad oltranza voluta dall’assemblea.

    Troppo tardi arrivarono gli aiuti da Siracusa, Gela e Agrigento che avevano risposto alle richieste di aiuto dei selinuntini.                          

    E così una delle più splendide colonie greche della Sicilia, la più occidentale e tra le più grandi e potenti del passato, fu distrutta dopo appena 250 anni di vita e costretta a diventare niente più che un piccolo emporio cartaginese. Restano le testimonianze viventi di quella maestosità e della potenza di quella colonia: l’Acropoli  e il tempio della Malophoros ad ovest, i ciclopici templi della collina orientale, ma poi anche le numerose necropoli e i reperti archeologici di grande valore storico e artistico sparsi nei vari musei del mondo.                        

    Selinunte è oggi considerata il più grande ed interessante parco archeologico d’Europa, quasi un mega museo a cielo aperto visitabile ogni giorno dell’anno perché da questa estate c’è anche la grande opportunità di scoprirla partendo da Triscina e invertendo il consueto percorso proposto ai visitatori con ingresso da Selinunte. Vi assicuro che il viaggio da Triscina ha un fascino tutto nuovo e particolare.                

    Il mio racconto, sintetico e romanzato, non ha pretese scientifiche. Vuole solo essere un atto d’amore verso le nostre terre di mare dove centinaia, migliaia di anni fa sorse una grande città che partecipò attivamente alla storia della Magna Grecia avendo un ruolo da protagonista.

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