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Quando si "impaiava lu mulu a lu carrettu" e per arrivare in città serviva almeno un'ora

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di: Pietro Errante - del 2016-11-25

Immagine articolo: Quando si "impaiava lu mulu a lu carrettu" e per arrivare in città serviva almeno un'ora
  • Era molto frequente, ancora negli anni 60-70, l'uso del carretto trainato dal mulo. Ce n'erano davvero tanti che venivano usati ovviamente dai contadini per andare a lavoro in campagna, ma anche dai muratori come carico di materiale edile e di sfabbricidi.

    Ricordo che il carretto con mulo veniva usato nei traslochi, per il trasporto di oggetti ingombranti , infine anche a scopo turistico, per il trasporto delle famiglie in località di svago.                  

    Specie nelle giornate festive di Pasquetta, del 1 Maggio e  dell'Ascenzione c'era l'usanza, molto diffusa in quegli anni  a Castelvetrano, di "mpaiari lu mulu a lu carrettu" e di partire all'alba verso le mete consuete di campagna o di mare. Triscina era allora una distesa immensa di vigneti, canneti e dune altissime di sabbia. Selinunte era il solito villaggio di pescatori nei cui pressi sorgevano contrade molto rinomate come Santa Teresa, Latomie, Buffa ecc.                    

    Con un carretto si impiegava almeno un'ora e anche più  per raggiungere i luoghi di svago dal centro abitato di Castelvetrano. Era uno spettacolo bellissimo vedere tutti questi carri quasi incolonnati o che si incrociavano lungo le trazzere come la via Errante Vecchia, la via Seggio e molte altre che allora erano tutte in terra battuta. Anche la strada che portava a Triscina era  una trazzera piena di buche prima di venire asfaltata quando a metà degli anni 70 cominciò il boom edilizio-urbanistico.                  

    Molti carretti erano bellissimi ed esteticamente ragguardevoli perchè decorati con pitture e sculture di notevole effetto visivo. La maggior parte dei carretti erano invece semplici, essenziali e spartani dato il loro uso per scopi prettamente lavorativi.                      

    Guidare i carretti era relativamente facile: gli anziani di allora ci insegnavano i "segreti" del mulattiere: lo schiocco della lingua per ordinare al mulo di muoversi, il tiro della briglia destra per dare l'ordine di girare a destra, il tiro della briglia sinistra per girare a sinistra e infine l'energico tiro di entrambe le briglie per dare l'ordine all'animale di fermarsi!                        

    Era un grande divertimento, anche perchè su quei carretti salivano tutti i componenti della famiglia, allora parrticolarmente affollata. C'erano famiglie molto numerose con parecchi figli a cui si aggregavano spesso  nonni e zii  cugini ed amici vari.  Sul carretto si sistemavano le sedie che venivano opportunamente ancorate ai cassoni laterali e vi prendevano posto fino a sei persone e anche più con l'aggiunta delle vettovaglie necessarie. Il povero mulo aveva da tirare un bel peso!              

     Al rientro si doveva tenere presente che per tornare si impiegava almeno una diecina di minuti in più dato che dal mare e dalle campagne le strade erano in leggera pendenza. Ma si tornava felici di aver trescorso all'aria aperta una giornata di svago, mangiando carcocciuli arrustuti, ova , sardi e pani cunzatu.Non mancava mai la sosizza nostrana annaffiata da abbondante vino di casa. Su quei carretti si svolgeva un tragitto di gioia e di spensieratezza con canti tipici e racconti di barzellette.

    Si rideva, si cantava, qualcuno suonava chitarra, mandolino, ocarina, tamburello  e scacciapensieri.     L'avvento dei motori a scoppio ha progressivamente cancellato il carretto tirato dal mulo. Motoape, tre ruote, furgoni, automobili, motocicli e scooter hanno invaso le strade ed i vecchi carretti sono stati ridotti a cimeli della civiltà contadina, ormai quasi del tutto scomparsa. L'inarrestabile progresso della tecnologia!

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