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Due anziani rapinati e picchiati a morte. Giudice condanna colpevoli a 30 e 18 anni. Soddisfazione dei legali

di: Francesca Capizzi - del 2016-11-22

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  • Stefana Mauceri e Nicolò Ragusano, rispettivamente di Menfi e Sambuca di Sicilia, rapinati e picchiati selvaggiamente e morti dopo un lungo calvario, hanno avuto giustizia. Trenta anni di reclusione per Giuseppe S, di 42 anni, e 18 anni per Antonino G. 26 anni, entrambi di Sciacca. E' la sentenza di primo grado pronunciata dal Gup Antonio Genna del tribunale di Sciacca per i reati di rapina ed omicidio doloso.

    Le pene sono ridotte di un terzo per la scelta del rito abbreviato. La sentenza ha accolto le richieste formulate dal Pm Carlo Boraga che ipotizzava oltre alla rapina a casa di due anziani di Sambuca di Sicilia e Menfi  - nell'estate del 2015 - anche la sussistenza dell'omicidio doloso aggravato in concorso. Le indagini vennero effettuate dai carabinieri che accertarono come il 6 luglio del 2015 i due imputati si sarebbero recati nell'abitazione di Nicolò Ragusano, a Sambuca di Sicilia, lo avrebbero picchiato ripetutamente.

    L'anziano, nonostante le immediate cure al pronto soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca, è morto dopo appena 15 giorni di agonia. Undici giorni è toccato alla sfortunata Stefana Mauceri di Menfi. La vittima, che da quel momento era rimasta in coma, è morta il 2 marzo del 2016. Un calvario, il suo, durato sette mesi.

    A  trovarla a casa  in fin di vita, a terra in una pozza di sangue, era stato proprio il genero, mentre tutt’intorno era sotto sopra. Aveva capito subito che la suocera, conosciuta da tutti come Fana, era stata picchiata brutalmente e rapinata.  L’avevano subito confermato anche i medici e gli infermieri del 118, accorsi immediatamente sul posto, che dopo averla ripulita da tutto il sangue che le copriva il volto, l’anziana era stata picchiata a  pugni e forse a  bastonate.

    Un pugno talmente violento da non rompergli solo il naso ma da creargli un gravissimo ematoma e farla entrare in un profondo coma. Cosi come l’occhio e il cranio.  “Vogliamo giustizia”, avevano urlato disperati i familiari, il genero Pino, le  figlie Santina e Annamaria e i quattro nipoti. A lanciare un appello a tutta la comunità e ai magistrati per una sentenza esemplare.  Tra il 20 e il 21 luglio del 2015, i carabinieri hanno eseguito la misura di custodia cautelare in carcere nei confronti dei due imputati per la rapina ai danni di Mauceri.

    Il 6 luglio del 2016 è stata applicata l'ulteriore misura per i fatti di Sambuca di Sicilia. La ricostruzione dei fatti delittuosi ha richiesto - ricostruiscono i carabinieri - numerose attività investigative anche di natura tecnico-scientifica. Sono state raccolte numerose dichiarazioni dalle persone informate sui fatti. L’approfondita ricerca di fonti ha consentito di rinvenire numerosi dichiaranti in grado di riconoscere i due sui luoghi dei fatti e di fornire utili elementi alla ricostruzione.

    Sono state raccolte, nella casa di Mauceri, impronte digitali riconducibili ai due presunti responsabili e sono state acquisite le immagini delle videocamere di sorveglianza presenti sui luoghi che, oltre all’analisi dei tabulati telefonici, hanno consentito di collocare i due imputati nelle scene del delitto in orari del tutto compatibili con le azioni omicidiarie. I due imputati sono stati  condannati al risarcimento dei danni con una provvisionale, in favore delle parti civili difese dall’avvocato Tommaso Masanelli. “ E’ stata una giusta sentenza di condanna – ha dichiarato l’avvocato Masanelli – anche se l’affetto strappato barbaramente ai familiari, non verrà più recuperato. Sappiamo bene che le somme richieste a titolo di risarcimento erano un atto dovuto e poco interessa ai familiari.

    Ma sappiamo altrettanto bene che queste somme non saranno certamente recuperate. Il nostro ruolo,  nel processo,  è stato esclusivamente finalizzato ad affiancare la pubblica accusa affinchè i due imputati venissero puniti con una giusta sentenza di condanna. Siamo soddisfatti – conclude – cosi  come è rimasta soddisfatta tutta la comunità menfitana”.

    A difendere Gucciardo, l’avvocato saccense Mauro Tirnetta. Antonino Gucciardo, è stato condannato a 18 anni di reclusione, previo riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche per la fattiva collaborazione nella vicenda e quindi come riconoscimento di quella che è stata la sua confessione e previo riconoscimento della continuazione tra i due omicidi compiuti.”

    La sentenza – ha dichiarato Mauro Tirnetta – da un punto di vista professionale è molto soddisfacente. La pena cosi bassa, è stato il riconoscimento da parte del giudice della credibilità del Gucciardo e di quello che è stata la sua collaborazione nella vicenda. Aspettiamo le motivazioni  per fare delle valutazioni più precise e per valutare anche  quelli che sono stati i punti di riferimento del giudice nella sua decisione.

    Comunque, non è stato riconosciuto il delitto come preterintenzionale e quindi sotto questo aspetto si valuterà eventualmente di proporre appello. Rimane una sentenza di buon senso e che è stata per noi molto soddisfacente. Il Gucciardo – conclude l’avvocato Tirnetta -  ci tiene a precisare che è molto dispiaciuto per quello che è accaduto e la sua confessione è stata una forma di ravvedimento e di pentimento di quello che era successo”.  A difendere Sabella, è stato l’avvocato Aldo Rossi. 

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