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Un grave incidente e la voglia di farcela. La santaninfese Francesca Vaccara Testimonial alla “Partita della Vita”

di: Alessandro Teri - del 2017-04-28

Immagine articolo: Un grave incidente e la voglia di farcela. La santaninfese Francesca Vaccara Testimonial alla “Partita della Vita”
  • Ci sono sfide difficili da affrontare, che però una volta vinte danno senso ad un'intera esistenza. Così è per chi ha avuto la meglio nella lotta contro il destino avverso; come Francesca Vaccara, ventottenne di Santa Ninfa in provincia di Trapani, che ha smentito con tenacia tutte le diagnosi che le davano poche speranze di riabilitazione dopo un grave incidente automobilistico, da cui era uscita col midollo spinale lesionato. Però lei ce l'ha fatta a rimettersi, tanto da essere testimonial per la “Partita della Vita” - il prossimo 6 maggio allo stadio Renzo Barbera di Palermo – a favore di chi ha subìto mielolesioni, con in campo la nazionale attori, l'associazione medici onlus, la selezione regionale della polizia municipale, il Football club antimafia.

    A raccontarla questa storia ha qualcosa di eccezionale, al pari e forse più, delle imprese dei campioni che hanno calcato il prato verde in cui Francesca tra due settimane sulla sua carrozzina diventerà fonte di speranza nel domani, per i tanti costretti oggi all'immobilità.

    La personale partita per la vita di Francesca inizia quasi due anni e mezzo fa, il 18 dicembre 2014, quando la sua macchina perde il controllo sulla strada che quotidianamente percorre per andare al lavoro, in una stazione di rifornimento. Mentre affronta una delle tante curve lungo il tragitto che porta da Santa Ninfa verso Partanna l'auto improvvisamente perde aderenza con l'asfalto, viene investita da un camion che non riesce ad evitarla, e si ribalta. La ragazza a causa dell'urto viene catapultata fuori dall'abitacolo attraverso il finestrino.

    «Ricordo quasi tutto di quei momenti, tranne l'impatto», racconta Francesca ritornando a quel pomeriggio, di quando non riusciva nemmeno ad alzare la testa mentre veniva subito soccorsa, «e pensavo di avere perso le gambe, dato che non le sentivo più».

    La situazione appare chiara nella sua gravità, con lo scoppio delle vertebre, prima ai medici dell'ospedale di Castelvetrano, poi dopo un'ora di ambulanza senza elisoccorso a causa del maltempo, al reparto di Neurochirurgia di Villa Sofia a Palermo, dove d'urgenza si procede ad un intervento per scongiurare almeno la paralisi totale ai quattro arti.

    «Nè prima, né dopo l'operazione, nessuno mi diceva niente di chiaro sulle mie condizioni, però io avevo capito tutto», continua Francesca, che nei primi tempi non riusciva nemmeno a girarsi nel letto, a mangiare da sola, ad aprire una bottiglia d’acqua. Ma è lì che scatta il secondo tempo della partita che la vede suo malgrado protagonista, con tutti attorno a fare il tifo per lei. In prima fila i familiari, e Vito, ufficiale di macchine nelle navi e promesso marito.

    È quindi al centro riabilitativo palermitano di Villa delle Ginestre, dove vivrà per un anno, che Francesca inizia nel suo percorso di ripresa: «Non è stato facile stare in ospedale così tanto, con i miei cari che potevano raggiungermi soltanto a giorni alterni data la distanza tra Santa Ninfa e Palermo, ma lì ho incontrato persone bellissime, che mi hanno dato forza e speranza, sostenendomi sotto tutti i punti di vista».

    Da Palermo ad Imola si sposta poi il campo di gara su cui la ragazza belicina continua a giocare il suo match, perchè all'ospedale di Montecatone è possibile avere a disposizione l'esoscheletro, un’apparecchiatura robotica per la riabilitazione neurologica, usata come rimedio ai disturbi dell’equilibrio e della postura.

    Parte alla volta dell'Emilia Romagna da sola, perché lei vuole così malgrado il parere ovviamente contrario della famiglia e del fidanzato Vito. Ma la sua testardaggine e il suo orgoglio hanno ancora la meglio. Non per niente è nata l’8 marzo. Nella struttura romagnola al suo arrivo nessuno può credere che abbia affrontato il viaggio senza qualcuno che la aiutasse, ma è così.

    «Ho voluto partire per Imola da sola, perchè se riuscivo ad affronare il viaggio senza aiuto, con appresso le valigie, allora ero pronta per affrontare ogni cosa, determinata in quello che volevo riuscire a fare.

    Una volta iniziata la terapia dovevo perfino ricordare come camminare, e lavorando duramente tra piscina tutti i giorni e fisioterapia, poco a poco le dita hanno cominciato e muoversi, i muscoli a riattivarsi – ricorda ancora Francesca – Ero io a credere nella mia sfida personale, nonostante tutti fossero rassegnati. Dove sono arrivata lo devo a me, è tutta una questione di testa, se perdi quella è finita, per questo la maggior parte di chi si trova nelle mie stesse condizioni non riesce a riprendersi al meglio».

    «Ma io non mi accontento – continua - Voglio andare avanti. La mia vittoria più grande è stata non mollare mai mentalmente e così voglio continuare. Il mio obiettivo è rimettermi in piedi e abbandonare la sedia a rotelle, sarà difficile ma posso farcela».

    A dicembre scorso dunque ritorna per un altro mese di lavoro a Villa delle Ginestre, e due mesi prima è a Messina, all’Ospedale Piemonte come testimonial del primo esoscheletro arrivato in una struttura ospedaliera in Sicilia, insieme al portiere di calcio Marco Storari.

    Intanto dopo due anni di duro lavoro riabilitativo, incomincia a pensare anche ad altro. C’è un progetto di matrimonio da riprendere con l’adorato Vito, suo partner da sette anni, che la segue passo passo. I preparativi sono in corso, ma lei guarda sempre avanti, pensa anche a tornare a lavorare, e soprattutto vuole riavere le sue gambe.

    Intanto dopo tutte queste dure prove Francesca può dire di avere ottenuto finalmente il primo grande risultato, riacquistando la sua autonomia. Può stare seduta sulla carrozzina, mangia e si veste senza aiuto. Ritorna ad avere sensibilità nelle gambe ed è riuscita addirittura a rimettersi in piedi per alcuni momenti, a fare con fatica qualche passo. Ma ancora le gambe non la sorreggono a lungo, oltre ad accusare alcuni fastidi alla schiena, e per adesso deve limitarsi alla sedia a rotelle, che è già un grande risultato considerata la situazione di partenza.

    «Ho creduto nella mia vittoria, non arrendendomi mai al pessimismo», dice infine con decisione, pensando al matrimonio con Vito e ad un futuro lavoro «certo non la mia vecchia occupazione dove dovevo stare sempre in piedi, ma non riesco a stare sempre a casa, qualcosa devo fare».

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