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Un castelvetranese nella storica Pininfarina. Quando la passione per il design diventa lavoro

di: Redazione - del 2014-12-12

  • Nell'ambito della nostra rubrica “Eccellenze locali”, questa volta vi raccontiamo la storia di Francesco Binaggia, altro giovane castelvetranese di successo. Francesco è un designer di auto e al momento lavora nella storica azienda italiana Pininfarina, ma oltre alla passione per le quattro ruote ama molto anche la musica collaborando ad alcuni progetti musicali.   

    Ciao Francesco, come sei diventato car designer? Quale è stato il tuo percorso di studi? 

    Dopo essermi diplomato al Liceo Scientifico “Michele Cipolla” di Castelvetrano, mi sono trasferito a Torino, la “culla” del car design, per frequentare il corso di Transportation Design dell’Istituto Europeo di Design, dove ho acquisito le nozioni tecniche base da cui crescere.

    Successivamente ho intrapreso il master in Vehicle Design al Royal College Of Art di Londra, esperienza unica al mondo nel suo genere, in cui si è più liberi di sperimentare e si ha l’opportunità di collaborare con studenti di altri reparti, come Textile Design, Design Interactions o IDE, Innovation Design Engineering, solo per citarne alcuni.

    Durante  il mio periodo di formazione ho realizzato progetti in collaborazione con Ferrari, Citroen, Fiat, Sabic, Drayson Racing, e di essere stato premiato in cinque concorsi, tra cui Salon Privè “Concours of The Future”, Fiat “Two of a Kind” e Autostyle Berman Design Competition. 

    Quale sono state le tue esperienze lavorative?

    Prima del periodo londinese ho lavorato in tre studi, tutti collocati nel torinese, cronologicamente Linea Gam, F&F Studio, Fioravanti.

    In questo periodo lavorativo ho avuto la possibilità di lavorare per alcune importanti case automobilistiche cinesi, tra cui Baic (Beijing Auto International) e Gac (Guangzhou Automobile Group), che mi hanno permesso di acquisire una differente visione progettuale, di una cultura in continua espansione economica e sociale.

    Da luglio di quest’anno sono un designer in Pininfarina nella sede di Cambiano (TO). 

    Di cosa ti occupi principalmente, in cosa sei specializzato?

    Come car designer mi occupo, in parole semplici, dell’ideazione di una nuova autovettura: è un processo con una gestazione variabile, che richiede diverse abilità a seconda del tipo di progetto o dei clienti con cui si lavora.

    Generalmente si parte dal concetto, l’analisi dello scenario, il target, la missione del veicolo, il packaging, passando ai primi sketches, figurini e renders in Photoshop, fino al modello Cas,e prototipato in scala, e in caso, alla produzione vera a propria.

    Un buon designer deve essere in grado di percepire il mutamento della società contemporanea, catturarlo e tradurlo attraverso la sua visione personale, il suo filtro soggettivo, e di essere dotato di una buona dose di coraggio nel rompere gli schemi tradizionali, e di fidarsi del proprio istinto. 

    Cosa significa per un giovane come te lavorare in Pininfarina, storica azienda italiana da sempre espressione di eccellenza in tutto il mondo?

    È una grande sfida. Questa è stata la scuola da cui sono passati alcuni pilastri assoluti del car design, Aldo Brovarone, Leonardo Fioravanti, Paolo Martin, Pietro Camardella, Lorenzo Ramaciotti, o più recentemente Ken Okuyama e Lowie Veermesch.

    Stimo molto i miei colleghi, c’è tanto da imparare da loro e ogni giorno è una grande emozione andare al lavoro; allo stesso tempo provo un grande senso di responsabilità e voglia di dimostrare di essere all’altezza della storia e del prestigio di questa azienda, che si è sempre distinta per eleganza, purezza e innovazione, sinonimi di stile italiano nel mondo. Stimolante.

    Quali sono stati i progetti più importanti a cui hai lavorato? Puoi dirci quale progetto di design di auto hai visto nascere fino a realizzarsi?

    Durante gli anni universitari i due progetti più importanti, che hanno riguardato anche la realizzazione di modellini in scala, sono stati la Ferrari “Ineo”, realizzata per il “Ferrari World Design Contest” ed esposta al Salone Internazionale dell’Auto di Ginevra 2012, alla fiera Hannover Messe 2013, e più recentemente al MAUTO, Museo dell’Automobile di Torino, e la Fiat “Panda Hug”, proposta per un interno modulare, con un’interfaccia minimale ed essenziale, premiata al “Fiat Two of A Kind”, e attualmente situata presso l’Officina 83, ovvero il centro stile Fiat, Alfa Romeo e Maserati.

    Per quanto riguarda le mie esperienze professionali, due progetti a cui ho lavorato sono tutt’oggi in fase di realizzazione, ma per natura confidenziale non posso rilasciare alcuna informazione in questo momento.

    Come è nata la passione per il tuo lavoro?

    E’ nata spontaneamente. Disegnavo macchine sin da bambino, a casa o tra i banchi di scuola, fin quando è stato naturale pensare di tramutarla in lavoro; ho seguito il mio istinto, sentivo dentro me che potevo avere le caratteristiche adatte per questa professione.

    In Sicilia è un mestiere poco riconosciuto, anche perché non è praticato, e devo ammettere che non è stato semplice decidere di intraprendere questa strada ed uscire dal guscio. 

    Devo ringraziare la mia famiglia, in particolare i miei genitori, mia sorella Agnese e mia zia Inella, che hanno creduto in me e che mi hanno sostenuto durante la mia formazione universitaria; senza di loro non sarei quello che sono oggi.

    Vorrei accumulare più esperienza possibile, una giusta maturazione e un bagaglio di progetti, prima di potermi avventurare per la “mia” strada, anche se non credo molto nell’individualità, ma piuttosto nella forza di un team capace e competente, composto da talenti che siano in simbiosi e con la medesima visione. 

    Intervistando il tuo amico Sergio Zanda abbiamo saputo della tua passione per il rap. In che modo concili queste passioni?

    Io la definerei passione per la musica, senza etichette di alcun genere. I beats presenti nel disco di Sergio sono stati prodotti sette anni fa; ricordo ancora molto bene quel periodo, erano gli ultimi anni liceali e sono molto affezionato a quei tempi; con Sergio, Nino e Manuel abbiamo iniziato a incidere su cassetta intorno al 2002, loro sono i miei amici di sempre a cui voglio un gran bene.

    Da un paio di anni ho un progetto chiamato “Fokeke B / Life Without Smartphones”, dal sapore abstract lo-fi, drone e vaporwave. Ho anche potuto collaborare con Nicola Giunta e il suo progetto “The Lay LLamas”, musicista Castelvetranese di grandissimo talento, nonché mio amico.

    Da designer cerco di trarre ispirazione da qualunque cosa che mi circonda, anche dalla musica. Il mio progetto di tesi del Master si chiama “Tangible Absence”, descrive uno scenario futuristico asettico, in cui la tecnologia avrà un supporto talmente piccolo da entrare dentro le nostre cellule e non essere più tangibile, dove il nuovo vero lusso è essere disconnessi da essa. 

    Credo di aver trovato molta ispirazione in “Rifts”, una raccolta di Oneohtrix Point Never, all’anagrafe Daniel Lopatin, uno dei compositori contemporanei che stimo di più e che ho avuto l’occasione di averlo conosciuto personalmente.

    Un gruppo di ragazzi che conosco, due car designers e due compositori di musica elettronica affermati, hanno creato un progetto chiamato “Sonic Movement”, per Semcom, con cui mettono in discussione il contesto urbano sonoro delle città, quando quest’ultime saranno popolate da auto elettriche, le quali, avendo un suono molto ridotto e poco riconducibile a quello della combustione termica, potrebbero non adattarsi correttamente all’environment cittadino, generando ulteriori pericoli di distrazioni e incidenti.

    Credo che il progetto sia estremamente interessante ed è la conferma di come talenti diversi in simbiosi possono dare vita a qualcosa di unico e innovativo. Mi piacerebbe lavorare con loro e l’idea di poter confluire queste mie due passioni in un unico canale mi affascina molto.

    Nonostante la lontananza che legami hai con la tua terra? Vorresti un giorno tornarci?

    La mia terra è, in una parola, casa. E’ la mia base, dove mi rifugio per ricaricarmi, è l’unico posto al mondo in cui non mi manca niente. Anche se non c’è possibilità di esercitare la mia professione in Sicilia, devo ammettere con franchezza che, secondo me, attualmente non sarebbe il posto ideale per lavorarci; è un territorio che vive un pò a sé stante, nella sua bolla, staccata dal continuo cambiamento che la società contemporanea sta vivendo.

    Il mio sogno sarebbe ritornare in una Sicilia sana, all’avanguardia, mentalmente aperta a 360 gradi, e in cui si sfruttino a pieno le sue potenzialità territoriali, di un paese che potrebbe seriamente sostentarsi solo di terziario. Credo che il mio paese si merita tutto questo.

    Recentemente è venuto a mancare il tuo grande amico Nino Buscaino, che ricorderemo nella serata del 29 dicembre in cui premieremo le “eccellenze locali”, e prima di concludere la nostra intervista sappiamo che vuoi dedicargli un pensiero.

    Si, molti ricordano Nino per la sua solarità, per la passione per la musica, e per il suo umorismo contagioso, e tutti ne conservano un ricordo unico e positivo. Nino ha insegnato qualcosa d’importante a chiunque ha avuto la fortuna di conoscerlo, e io personalmente gli devo tutto, mi ha insegnato sempre ad alzarmi nei momenti più difficili e a “vivere” davvero, a differenza di sopravvivere.

    Senza di lui non sarei quello che sono adesso. Ma credo che, solo pochi fortunati, me compreso, hanno potuto apprezzarne la sua infinita umanità, la sua sensibilità straordinaria e fuori dal comune, la sua anima di rara bellezza. Unico assoluto. Se tutti fossimo come lui, esisterebbe la perfezione. Ciao amico mio.

    https://www.youtube.com/watch?v=Y8HfQ7C8NFQ

    P.S. La redazione tiene a precisare, su suggerimento di Francesco, che l'inrtervista era stata perfezionata già prima della tragica scomparsa dell'amico Nino. Pertanto la pubblicazione è stata spostata in un momento successivo.

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