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La rubrica del giovane veterinario: alla scoperta dei gatti e delle loro straordinarie capacità

di: Dott. Spina specialista in fisiopatologia della riproduzione - del 2016-03-17

Immagine articolo: La rubrica del giovane veterinario: alla scoperta dei gatti e delle loro straordinarie capacità
  • In questo numero della rubrica del giovane veterinario continuiamo ad occuparci del gatto e di alcune sue caratteristiche.  Questo animale è un mammifero appartenenente all’Ordine dei Carnivori, alla famiglia felidi e sottofamiglia felini, al genere felis e alla specie catus. Nella classificazione scientifica il gatto domestico (felis silvestris catus) è compreso nella specie felis silvestris assieme al felis silvestris lybica  antico felino africano e al felis silvestris silvestris comunemente noto come gatto selvatico.

    Le caratteristiche fisiche di questo animale sono strettamente legate alle sue note abilità di instancabile cacciatore.

    E’ dotato infatti di una struttura anatomica snella ed elegante, adatta allo scatto utile ai predatori, dovuta ad una notevole flessibilità intervertebrale,  a zampe anteriori estremamente mobili e  posteriori sviluppate più per il salto che per la corsa. La lunga coda consente di mantenere l’equilibrio nelle arrampicate.  

    La scrittrice britannica Nobel per la letteratura Doris Lessing in relazione a ciò scriveva: “Il gatto è diagramma e modello della leggerezza dell’aria”.  Il suo  cranio corto e robusto permette una solida presa della sfortunata preda. I denti sono trenta, i più vistosi sono i canini con i quali addenta ed uccide le sue prede; molari e premolari consentono di tagliare la carne per cibarsene mentre gli incisivi sono piccoli e perlopiù impiegati nella pulizia del pelo di concerto con la lingua,  che presenta numerosissime papille utili a staccare la carne dall’osso ma anche a pulire e lisciare il pelo.

     Il gatto domestico al pari degli altri felini è un  digitigrade; cosi vengono definiti infatti gli animali che camminano sui cuscinetti delle dita che in questo felide sono cinque negli arti anteriori e quattro in quelli posteriori. Essi a riposo contengono degli artigli affilati e a forma di falce che al bisogno possono essere estromessi divenendo delle armi letali per le povere prede.

    Le sue orecchie, nella parte visibile costituiti dalle cosiddette “pinne”, ovvero i padiglioni auricolari, dotati di estrema mobilità, consentono di avere una ottima sensibilità uditiva non solo a basse frequenze come per noi umani ma anche alle medie e alte frequenze, tipiche  dei suoni emessi dalle sue prede più comuni.

    Una delle parti dell’orecchio a noi non visibile detta “orecchio interno” corrisponde al sistema vestibolare;  un complesso apparato, particolarmente sviluppato, non a caso,  proprio nel gatto, che regola il meccanismo dell’equilibrio nei vertebrati.  

    I suoi grandi occhi,  posti frontalmente, gli assicurano un’ottima visione binoculare e la possibilità di ben calcolare le distanze.

    Essi, inoltre, sono dotati in maggiore numero di bastoncelli, ovvero recettori sensibili alla luce, che consentono al gatto la visione crepuscolare e notturna. Questa è coadiuvata  dal cosiddetto “tapetum lucidum”, strato di cellule post-retinico  che riflette la luce non assorbita dai precedenti bastoncelli e determina quel luccichio  degli occhi che avrete sicuramente notato incontrando un gatto di notte.  

    A tal proposito Mary Emilson scrive: ”Molti animali hanno una loro costellazione che brilla in cielo di notte. I gatti no. Ai gatti bastano i loro occhi lucenti per illuminare il cammino”.  Per quanto riguarda tante altre caratteristiche come il peso, il colore e la tipologia di pelo e tanto altro, risulta quanto mai difficile indicare dei parametri ben definiti per l’esistenza di oltre cinquanta razze riconosciute, alcune delle quali con caratteri molto dissimili dalla maggior parte delle altre.

    Ad esempio se un gatto “abissino” adulto può pesare 2 kg, il gatto “norvegese delle foreste” può arrivare al peso di 11 kg.  e in relazione al  pelo il “maine coon” e il “persiano” sono noti per il loro pelo lungo e di vari colori; il “siamese” e il “certosino” per il pelo corto; il “canadian sphynx” per l’assenza totale di pelo. Alcune di queste caratteristiche vengono impiegate per classificare le razze.

     Proprio in relazione alla tipologia di pelo si considerano: gatti SH “short hair” o pelo corto, LH “long hair” o pelo lungo e SLH “semilong hair” o pelo medio. A questa che è la classificazione oggi più utilizzata , se ne aggiungono tante altre anche piuttosto complesse.

    Affido la  conclusione di questo breve articolo, sulle caratteristiche fisiche e in parte anche anatomiche del gatto,  alla preziosa sintesi letteraria della celebre scrittrice ed artista francese Colette: “ Il gatto è l’animale al quale il Creatore ha dato l’occhio più acuto, la pelliccia più soffice, le narici più sommamente delicate, un orecchio mobile, una zampa senza uguali e un artiglio ricurvo preso in prestito dal ramo della rosa”.

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