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(FOTO) Ruspa in azione a Triscina. Abbattuto edificio a due passi dal mare

del 2016-12-13

  • E’ arrivata la ruspa nella giornata di ieri a Triscina per demolire una piccola abitazione sul mare, alla fine della via 151, intestata ad una donna N.G. C’è da dire che l’immobile di circa 50mq, era chiuso da circa un ventennio e passa.

    I lavori di abbattimento dell’edificio prospiciente l’arenile sono iniziati nella prima mattinata e completati dopo circa un'ora e mezzo, mentre per un secondo manufatto che si trova nella via 135, bisogna attendere un incontro tra il legale della parte che lo usufruisce e l’Amministrazione comunale.

    Lì in effetti si tratta di un garage – officina per uso privato. Inoltre c’è in atto un contenzioso in quanto l’intestatario dell’area sarebbe persona diversa, da chi avrebbe realizzato il manufatto.

    dice l’avvocato Silvio Curti: ”il mio cliente già nel 2014 è stato assolto dal reato di occupazione di area e di costruzione abusiva, processo nato a seguito di denuncia dell’avente diritto del terreno e intestatario dell’area. Adesso si attende la sentenza in sede civile sulla sussistenza dell’usucapione sul del terreno e quindi sul manufatto. Per questo noi abbiamo chiesto ai presenti in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di sospendere l’inizio dell’abbattimento del manufatto.

    Tutto nasce dalla delibera di Giunta n. 319 dello scorso 16 settembre, dove risulta  che è stato approvato il progetto di Demolizione di due immobili realizzati all’interno della fascia dei 150 metri dalla battigia, senza le prescritte autorizzazioni di legge, per un importo di spesa in economia di 13.000 euro circa.

    Somme che anticipate dal Comune dovrebbero essere in una fase successiva recuperate a danno degli stessi proprietari. L’iter amministrativo nasce da una conferenza di servizio dell’ottobre del 2013 che ha incaricato l’Ufficio Tecnico di monitorare le frazioni di Triscina e Selinunte, per individuare gli immobile allo stato rustico abusivamente realizzati nella frazione, al fine di attivare la rimessa in ripristino dello stato dei luoghi.

    Nell’ambito di questa attività sono stati individuati 16 immobili ancora allo stato grezzo, costituiti da una struttura portante, privi di tompagnatura, realizzati senza le prescritte autorizzazioni ed edificati oltre il termine massimo assegnato dalla legge 326/ 2003 e costruiti in zona sottoposta a vincolo di inedificabilità.

    Parlando di numeri sarebbero circa 800 le abitazioni non sanabili che non rientrano nel condono del 1985 e del 1994.Triscina è “figlia" della politica, degli anni 1970, quando si autorizzava il tutto con una firma rassicurando che in ogni caso ci sarebbe stata una sanatoria.

    Sull’abbattimento della prima casa l’Amministrazione fa sapere che: ”l’illecito è emerso nel corso di un monitoraggio compiuto dai tecnici comunali tempo fa. Una volta individuato il proprietario ed appurata l’illecita costruzione del fabbricato, secondo le disposizioni di legge, si è attivata la procedura che è approdata all’odierna demolizione.”  

    Intanto gli “abusivi” si chiedono perché in questi anni hanno dovuto pagare l’Ici e adesso anche l’Imu. Cittadini che avrebbero nel corso degli anni, si dice pagato anche la sanatoria. C’è da dire che questa demolizione è figlia di un protocollo d’intesa stipulato tra i comuni della Provincia interessati al problema dell’abusivismo edilizio e la Procura di Marsala.

    Oggi parlare di circa 5000 o oltre abitazioni abusive da abbattere, a fronte di oltre 4.500 già sanate, sembra molto difficile ci vorrebbero, oltre 15 milioni di euro, circa 30.000 euro per casa da abbattere, ma dove sono le risorse?  

    Le demolizioni  dicono in molti rappresenterebbero il più grande disastro ambientale e il più grande fallimento della politica della Sicilia, come ha affermato tempo fa Biagio Sciacchitano da anni impegnato in una vera e propria crociata per salvare dalle ruspe le case di Triscina.

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