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L'ansia del "Mi Piace" tra chat e relazioni sociali che cambiano. Continua la "Crisi della materia grigia"

di: Angela Passanante - del 2018-01-11

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La “Crisi della Materia Grigia” nell'epoca odierna dominata dai social. Sì, perché quello a cui stiamo assistendo è una generale e tendenziale degenerazione, ci spiega Angela Passanante, campobellese, laureata in Beni Demoetnoantropologici presso l’Università degli Studi di Palermo e un Master in “Scienze Criminologiche, Intelligence dell’Investigazione e Pedagogia Forense”, dell’essere umano dal punto di vista della persona, o meglio la sua personalità, la sua individualità, la sua originalità.  

L’uomo, non solo, non si rende conto della gravità della situazione, che avanza sempre più, ma non si accorge e non avverte neanche le reali conseguenze di questo malessere sociale, perché è uno stato confusionale quello che il sistema sociale sta vivendo e nella fattispecie l’“UOMO”.  

Da sempre l’uomo, durante il corso della sua esistenza, si affanna nella ricerca del grande mistero della vita e della morte e nell’inseguire questo enigma giunge in un vicolo cieco, in un non nulla. 

Secoli di studi, teorie, ricerche hanno tentato di dare un senso, una spiegazione razionale a questi eventi ma il tutto si è ridotto a lunghi dibattiti e nel teorizzare e discutere la società è cambiata, è mutata.  

Oggi, si potrebbe affermare che la società ha modificato i suoi tratti originari o meglio si è svestita dei suoi indumenti nativi. Ideali, speranze e soprattutto valori sono divenuti solo effimeri sfavillii.

Ritengo che rivolgere parte del proprio tempo alla riflessione e ai probabili tentativi d’intervento attraverso l’utilizzo di strumenti validi, sia da parte nostra, ognuno con le proprie competenze e conoscenze, un dovere alla quale non possiamo sottrarci perché non solo ci riguarda direttamente ma è anche un’intenzionale volontà di mostrare che concretamente le nostre preoccupazioni sono rivolte alle generazioni successive cercando di poter essere da supporto alle scelte d’intervento che si potranno attuare.  

L’Io/Soggetto, il suo mutevole cambiamento in una società che diventa sempre più onerosa e sempre meno generosa, esigente e regolata entro schemi che non lasciano presagire alternative e prospettive tali da poter sperare in un futuro diverso da quello odierno. Ne siamo testimoni oculari e uditivi e il nostro dovere è quello di denunciare e di arrestare ciò che sta conducendo alla deriva la nostra società ma soprattutto la nostra individualità e la nostra personalità. 

Perché l’evoluzione ha inesorabilmente e inevitabilmente condotto a un’omologazione dei valori?   Perché ciò che prima era una certezza assoluta ora è divenuta una tendenza?  Quando e perché i valori di una società/individuo diventano o si pensano diventati disvalori? 

Siamo oramai abituati a considerare e ad accettare passivamente tutto quello che la società propone, con le sue innovazioni tecnologiche, con le sue rivoluzioni mentali e ideologiche, come fosse la proiezione di un filmato.   Infiniti sono i bombardamenti di questo tipo nelle nostre mappe mentali fino ad alterare le basi del nostro pensare e del nostro agire. 

La superficialità dell’individuo opera ove è insita una forte mancanza di fiducia in se stessi, ove affrontare le proprie paure, insicurezze e accettare i propri limiti con i suoi fallimenti, diviene un’incognita esistenziale insuperabile e ingestibile per cui il tutto si traduce in un rifiuto della realtà, in un rifiuto di lotta con il proprio IO e si preferisce ovviamente rifugiarsi in quelle scelte comode che la società giornalmente ci serve su un piatto privo di piacere e di stimoli. 

L’essere umano vive in una società omologata che con discrezione e meticolosità è riuscita a trascinare l’individuo in questo vortice al punto tale da convincersi che è “normale” quello che si sta verificando perché non si sono solo mercificate le merci ma in questo grande mercato sono stati inseriti anche gli esseri umani ma soprattutto le emozioni e le affettività. 

A questo punto non è la morte terrena a rappresentare lo stadio finale della vita bensì questa totale indifferenza nei propri riguardi.  Anche i “VALORI” si sono adeguati alla modernità, se così vogliamo dire.  

In passato le nostre debolezze morali, le nostre incertezze erano tutelate dall’istituzionalizzazione del VALORE, sacro e indiscutibile.

Sul “Valore” non si discuteva e rappresentava una certezza assoluta.   Era una garanzia certa per una morale deviante e labile. Adesso è il caos totale e questo malessere sociale si manifesta nelle più disparate versioni.  L’uomo non sa più come sfuggire alla paranoia e all’insoddisfazione giornaliera, non ha più bisogno di sforzarsi per ottenere qualcosa o raggiungere un traguardo, già ha tutto col minimo sforzo e in tempi ultra rapidi. A vent’anni sono già stanchi e annoiati; non si sa come riempire i vuoti delle lunghe giornate; il presente e il futuro si muovono e si sovrappongono sullo stesso piano; non si riesce più a distinguere le due dimensioni temporali.

Conseguenza di questo fenomeno sono le perversioni, le paranoie, sensazioni di apatia pervadono l’individuo fino a una totale inerzia. La personalità, l’individualità umana rischia di essere trascinata in un vortice senza via di scampo, di rimanere intrappolata in un circolo vizioso e ancor più grave, di non riuscire a liberarsi dalle catene, per così dire, sociali, dalle convenzioni e dalle convinzioni che le relazioni pongono e impongono. L’adozione di un atteggiamento superficiale non può tradursi in un’abitudine, in una tendenza. 

Oramai tutto è dettato e regolato da comportamenti frivoli e leggeri e in questa flessione verso il compiacimento, perché non ci si può dispiacere, si compiono e si contano gli errori più grandi che condizioneranno le scelte future e le decisioni più importanti, sia nel proprio che nell’altrui interesse. Infatti, nessuno sa più cosa possa rendere beneficio alla propria persona, nessuno sa quello che vuole, una scelta è uguale alle altre, non esistono più differenze, il bianco e il nero si confondono generando un’enorme nuvola grigia che investe e invade la nostra esistenza rendendoci costantemente inebriati ed eterni indecisi.  

Oggi, con maggiore consapevolezza, assistiamo, quotidianamente, alla mercificazione della coscienza, “Valori in vendita”, oserei chiamare, come un bene materiale qualsiasi o come qualunque entità dotata di valore economico e in quanto tale associata a qualsiasi variabile economica. La morale, la coscienza, i valori non possono avere una conversione in moneta; è questo quello che è accaduto. 

La verità è che siamo talmente insoddisfatti della nostra vita che non sappiamo a chi imputare i nostri sbagli e i nostri fallimenti; in parole povere cerchiamo sempre un capro espiatorio che giustifichi le nostre debolezze e i nostri limiti.  La nostra vita si nutre di passioni che giornalmente abbiamo il dovere di alimentare perché quello che manca nei giovani è la fiducia in se stessi. Non avere più stima di sé, non confidare più nelle proprie capacità determina solo ed esclusivamente “l’eclissi della persona umana”.  

Ora ci si nutre solo di falsi valori, false apparenze, false tendenze. Una fra queste è l’invasione della rete che filtra ogni nostro pensiero. L’avvento di internet e dei social (Facebook, Instagram, etc.), ha accorciato le distanze ma al tempo stesso ha reso lontani i rapporti umani, le relazioni. Ormai dai social sappiamo tutto di tutti, ci nascondiamo dietro una schermata intrattenendo relazioni che non fanno trasparire nessuna emozione, nessun rossore. Parliamo di tutto e con tutti, migliaia di amici che non abbiamo mai incontrato; siamo più in ansia per un “MI PIACE” che per una nuova conoscenza. E potremmo fare ancora tanti discorsi sui social e di come si sono impoveriti i rapporti.

Morale di ciò è la solitudine, l’impoverimento emotivo che non lascia spazio alla novità, al bello, all’individualità. I giovani non vanno alla ricerca di teorie o certezze assolute dettate da “persone perfette”, ma sono alla ricerca di persone che sappiano trasmettergli le passioni e che professino il vero, che riescano a coinvolgerli piuttosto che gestirli e dirigerli.  Valori quali il Rispetto, la Famiglia, l’Onore, e potremmo continuare all’infinito nel fare un elenco; l’uomo ha bisogno di tutto questo per poter arricchire la qualità della propria vita. 

E cosa dire, invece, sul valore della famiglia che sta perdendo il senso della sua natura per diventare snaturata.  Oggi la famiglia sta attraversando un periodo di profonda decadenza, sta perdendo la propria identità, ha perso il senso del suo essere.  La famiglia ha ceduto il posto alla modernità nel determinare, assicurare e promuovere la continuità di un valore così fondamentale per l’esistenza e la formazione dell’uomo. 

 

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