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Tra mezze verità e indagini. Fa ancora discutere il caso di Francesco Ciaravolo. L’analisi del criminologo Francesco Marino

di: Dott. Francesco Marino criminologo - del 2019-01-13

Immagine articolo: Tra mezze verità e indagini. Fa ancora discutere il caso di Francesco Ciaravolo. L’analisi del criminologo Francesco Marino

Nell’immagine Francesco Ciaravolo in uno dei suoi momenti di vita quotidiana. Anche i media nazionali hanno riportato la vicenda, per molti aspetti oscura, che ha avuto protagonista il salemitano.

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  • Ciaravolo si sarebbe dovuto sposare il 29 dicembre scorso con una castelvetranese e si parla che i promessi sposi sarebbero dovuti arrivare in cattedrale in Ferrari e poi ripartire in Maserati. Ma in chiesa, ospiti e prete, hanno aspettato invano la comparsa dello sposo e, di conseguenza, anche il pianificato imponente ricevimento non si è mai materializzato.   

    Solo pochi giorni dopo il mancato matrimonio, narrano le cronache, è stata trovata nelle campagne di Salemi l’auto di Francesco incendiata con all’interno un cadavere ancora da identificare. 

     A questo punto, mille domande assillano tutti. Perché il Ciaravolo ha dato inaspettatamente forfait al suo matrimonio? Per quale ragione aveva preparato una cerimonia cosi appariscente? Aveva le possibilità economiche per far fronte ai robusti impegni di spesa? E, se non li avesse avuti su chi avrebbe contato per saldare i suoi debiti? Di chi è quel corpo?  E’ di Francesco Ciaravolo? Se non è suo, lui dov’è, e perché la sua auto è stata incenerita? Se è il suo, si è suicidato o qualcuno l’ha ucciso? Sono solo alcune degli interrogativi ai quali gli inquirenti dovranno dare risposta.   

    Proveremo qui ad evidenziare in breve il caso, sulla base di notizie note e senza pretesa d’infallibilità, fornendo altresì basilari concetti mossi dalla criminologia cioè quella disciplina che studia la criminalità e la devianza, gli autori e le vittime di atti criminali nonché la reazione a questi fenomeni, in modo tale che il lettore possa formulare autonome conclusioni sul giallo. 

    Si sa che gli sposi stavano organizzando un matrimonio dai contorni hollywoodiani, con auto prestigiose e trattenimento da Oscar ma lo sposo, senza informare gli invitati, ha deciso di non presentarsi nel luogo di culto come se si fosse trovato dinanzi ad un impervio ostacolo.  Tramite il profilo Facebook del Ciaravolo, si comprende che egli non è un assiduo frequentatore del popolare social network.

    Abitualmente sono altri a pubblicare i post sulla sua home. Inoltre, non si possono non rilevare le autorevoli qualità che egli si attribuisce, come frequentatore di importanti atenei o la conduzione di un’azienda con dimensioni considerevole. Infine, si addossa la propria residenza in una località degli Emirati Arabi e la sua nascita in una nota città dell’est europeo. Queste notizie appaiono staccati dal reale se confrontate con le considerazioni ampiamente pubblicate dai media, sia sulla vicenda sia sul protagonista. 

    L’auto con il macabro carico pare sia stata rinvenuta in luogo isolato completamente carbonizzata come se si volesse eliminare ogni traccia dell’evento o come se si cercasse un luogo ritirato dove nessun testimone assistesse ai fatti.  Proviamo ora, con nesso al caso di specie e senza formulare conclusioni, a prendere in considerazione l’ipotesi del suicidio ricorrendo alle dottrine di Emile Durkheim, ossia il più noto tra gli studiosi del fenomeno i cui studi furono basati soprattutto su statistiche.

    L'atto suicida e la pulsione che lo sottende possono avere origini diverse: entrambi comunque presuppongono un grave indebolimento dell'istinto di conservazione, se non addirittura la sua inversione, eventualmente da mettersi in rapporto con determinati tratti caratterologici.  Ad ogni buon conto, si è concordi nell’attribuire al nefasto gesto ragioni plurime, sulla cui causa concorrono motivazioni culturali, sociali e biografiche.

    Pare sia pensiero unanime e assai diffuso che il suicidio potrebbe essere provocato da pressioni sociali insostenibili, generate nell’ambito di un gruppo e in presenza di fragili condizioni emotivi dell’attore.

    Si potrebbe interpretare il suicidio come una risposta ad una situazione di disagio: i suicidi risulterebbero provocati dal fatto che coloro che li hanno commessi si sarebbero lasciati ingannare da precise circostanze.  Le ragioni che possono veicolare un soggetto verso il suicidio sono tante. Durkheim sosteneva che la mancanza d’integrazione degli individui nella società fosse una delle prime cause. Cause legate alla personalità o alle circostanze possono essere il bisogno di sfuggire a situazioni intollerabili, la visione della vita come una inesorabile fonte di sofferenza che solo la morte può placare. L’integrazione sociale, pare fornire esenzione verso il suicidio, nel senso che tanto più intensi sono i rapporti sociali in cui è coinvolto un individuo tanto maggiore è il freno che questi sentirà verso l’autoeliminazione. Mentre, in uno stato di emarginazione, il rischio è notevolmente più alto. 

    Tra i fattori precipitanti spiccano le problematiche affettive e familiari, quali fallimenti sentimentali, separazioni, conflittualità con figli adolescenti, problemi economici ecc.

    Le modalità più frequenti per l’auto eliminazione sono l’impiccagione, l’uso di arma da fuoco, la precipitazione da luoghi elevati oltre all’annegamento e all’avvelenamento. Tra le più assidue non figura l’autocombustione.   

    Di solito un comportamento suicidario non viene messo in atto in modo improvviso, ma segue un percorso di sofferenza e pensieri di morte e talvolta anche un lungo periodo in cui la strategia per attuarlo viene mediata. L’aspirante suicida lancia segnali premonitori che possono essere colti da esperti.

    Spesso annuncia la sua scelta con espressioni del tipo: “vorrei non essere mai nato”; “vorrei potere non svegliarmi più; “magari fosse morto”; “a che serve vivere?”; “a chi importa se io muoio?”; “ben presto non dovrete più preoccuparvi di me”; “non riesco a fare nulla”; “non posso andare avanti cosi”; “sono un perdente”; “gli altri stanno meglio senza di me ecc..

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