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Da Paladino a Consagra tra ricordi, aneddoti e opere d'arte. Storia dell'artista gibellinese Carlo La Monica

di: Francesca Caprarotta - del 2019-11-06

Immagine articolo: Da Paladino a Consagra tra ricordi, aneddoti e opere d'arte. Storia dell'artista gibellinese Carlo La Monica

Dalla distruzione del sisma del 1968, che colpì la valle del  Belìce, Gibellina risorse grazie alla cultura, e in particolar modo, tramite l'esaltazione dell'arte. Ricostruita, oggi la città è un museo a cielo aperto, che riceve di anno in anno, sempre più visitatori da tutte le parti del mondo.

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  • Grazie all'intuizione visionaria dell'allora sindaco, il senatore Ludovico Corrao, la Nuova Gibellina annovera tra i suoi tesori inestimabili la Montagna di Sale di Mimmo Paladino, le sculture del Consagra e il suggestivo Cretto di Alberto Burri.

    La redazione di Castelvetranonews ha incontrato uno speciale testimone della rinascita della cittadina, che ha ricoperto il ruolo di assistente tecnico di grandi artisti come Pietro Consagra, Nùnzio, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, l'artista Carlo La Monica, che da artigiano, si è ritagliato un proprio percorso attraverso la pittura,  la scultura e le arti applicate.

    La Monica è un artista apprezzato, con esposizioni presso collezioni private ed istituzioni italiane ed estere, come il Galleria Freddy Langer di Francoforte. Pluripremiato, ha ottenuto il secondo posto, al Concorso Nazionale - Accademia Medicea di Firenze, sezione cultura.

    Nato artigiano, poi "convertito" all'arte, tra genio ed estro. A quando risalgono i suoi primi approcci con essa?

    "Da studente della media, giacchè nel periodo estivo mio padre mi mandava a bottega dal fabbro, attiravano la mia attenzione i segni (conti, misure, schizzi…) fatti dal “principale” con una punta di metallo sulla parete dell’officina, nera per i fumi della forgia. Dopo anni, la mia inventiva trasse origine dal ricordo di quei segni sulla parete".

     Quanto la sua capacità di lavorare come fabbro, ha influito nello sviluppo della sua arte?

    "Dopo il terremoto del Belìce, negli anni ottanta su invito del Sen. L. Corrao, giunsero a Gibellina decine di artisti di fama internazionali (Consagra, Paladino, Pomodoro, Scialoja, Isgrò etc…) per accompagnare con le loro opere la ricostruzione della città. La prima opera che fui chiamato a realizzare, sulla scorta di un modellino di legno, fu “La freccia indica l’ombra di una freccia” di Emilio Isgrò. Voglio segnalare che in precedenza, nel 1975 avevo conseguito il diploma di maestro d’arte (cesello) presso l’Istituto d’Arte di Mazara del Vallo.

    Questo, senza dubbio, unitamente all’esperienza pluriennale di fabbro, ha contribuito alla formazione e al completamento dei primi momenti della mia professionalità artistica." 

    Quali sono, come si chiamano, cosa rappresentano e dove si trovano le sue tre opere di cui va più orgoglioso?

    "Promordia rerum (I principi della vita) travertino di Alcamo, (h. mt 3,00 X la. 1,00 X prof. 1,00), commissionata dalla Sez. AVIS di Gibellina e ubicata nella piazza antistante il Municipio di Gibellina. La scultura è costituita da fasci di pietra rappresentanti i segreti del genoma, su cui si innesca un cuneo accompagnato da una doppia elica, simbolo del DNA. Lateralmente si evidenziano ulteriori segni riferibili alla simbologia scientifica del genoma.

     Monumento al Carabiniere, scultura in perlato di Sicilia (h. mt 1,60 X la. 1,20 X prof. 0,30) commissionata dall’Associazione Nazionale Carabinieri e ubicata nella via Salvo D’Acquisto. L’opera è composta dalla sovrapposizione di pagine della Costituzione Italiana su cui campeggia la “fiamma”, noto simbolo dell’Arma.

    Arcaica, scultura in tifo di Caltanissetta (h. mt. 1,50 X la. 0,90 X prof. 0,30), esposta presso la Galleria Freddy Langer  di Francoforte sul Meno. Lastra crettata, come attraversata da ferite, ricoperta da bende su cui si stagliano i “segni primi”. Al di sopra delle fasciature si evidenzia un cuneo che divide in due la prima lastra di pietra". 

    E' stato assistente tecnico di personalità importanti come Arnaldo Pomodoro e di Pietro Consagra. Che ricordi ha di quel periodo?

    "Presentato a Mimmo Paladino dal sindaco di Gibellina, sen. L. Corrao, l’artista mi aveva proposto la realizzazione di un “cavallo caprino” in resina. Ma, su suggerimento del primo cittadino, si decise di produrre l’opera in rame, nonostante le titubanze del Paladino sulle difficoltà esecutive del manufatto.

    A compimento dell’opera l’artista comprese che le sue iniziali perplessità erano infondate, tant’è che la scultura è stata eseguita nelle dimensioni di mt. 5,30 di altezza, essendo le difficoltà legate più al fatto economico (l’acquisto del rame) che a quello tecnico della realizzazione. Inizialmente realizzai un modellino in argilla che fu visionato dall’artista. In seguito, ho costruito una piccola gabbia prismatica contenente il modellino, indi sulla scorta di questo primo manufatto, in scala ho riprodotto una nuova gabbia prismatica dentro la quale realizzare un traliccio metallico.

    Questo è stato ricoperto dalle lastre di rame (mm 2) sagomate e saldate nelle dimensioni definitive del Cavallo Caprino. L’opera attualmente si trova nella corte delle Case Di Stefano, sede della Fondazione Orestiadi.

    Pietro Consagra, artista caratterizzato da sobrietà e precisione maniacale, alla fine della realizzazione della scenografia dell’Oedipus Rex (1988) di Igor Stravinskij con testo di Jean Cocteau, regia di M. Martone, mi consegnò i disegni e il plastico relativi. In seguito, ebbe a precisarmi misure definitive e ubicazione delle singole sculture, sottolineando l’importanza della realizzazione nel rispetto puntuale del progetto e dicendosi disponibile a ulteriori chiarimenti, anche telefonici, nel caso di eventuali difficoltà o incertezze nell’esecuzione delle opere."

    Come assistente tecnico, ricorda qualche lavoro in modo particolare?

    "Una delle maggiori difficoltà incontrate nel mio ruolo di assistente tecnico degli artisti che lavorarono a Gibellina, fu quella della realizzazione dell’Obelisco, macchina scenica per la rappresentazione della Passione di Cleopatra (1989) di Ahmed Shawqi, regia di Cherif. Detta macchina alta mt. 12, giunta in scena nel corso dello spettacolo in posizione orizzontale su un carro leonardesco, andava collocata verticalmente all’interno di una buca, consentendo l’allontanamento del carro. Essa fu visionata dai Vigili del Fuoco che richiedevano progetti e calcoli (inesistenti) della macchina, manifestando forti timori per la pericolosità delle manovre neccessarie al piazzamento dell’obelisco. Ma tutto è bene quel che finisce bene…"

    La scultura come sculture di idee. Ci racconta un annedoto del maestro Pietro Consagra?

    "Un giorno, accompagnando in auto il maestro a Mazara del Vallo, sua città natale, approfittai per avere alcune …dritte sulla scultura, oltre a conoscere dettagli su storia e vicende del Gruppo Forma, essendone stato proprio lui il teorico. Egli confessava che più ci si allontana dal figurativo, più libertà ottiene lo scultore. Ma precisava che la scultura “fa rincoglionire”, dato che essa inizialmente si disegna in piccole dimensioni e in “automatismo strutturale”, ovvero in una rapidità esecutiva tale da non consentire al pensiero di intervenire.

    Una volta riempiti alcuni fogli di tali disegni, essi venivano abbandonati per giorni, per visionarli poi a mente fredda e capire quali potessero vivere in una scultura. Scelto il disegno, esso veniva scomposto e ingrandito, su cartone o in legno, in ogni sua minima componente. Ma non finiva qui, perché la difficoltà era quella di stabilire le dimensioni finali dell’opera giacchè questa, una volta ingrandita potesse essere armonica e congrua con un preciso ritmo volumetrico. Più crescono le dimensioni, più crescono le difficoltà. Alla fine occorre risolvere i problemi connessi alla ubicazione, ai rapporti con l’esterno e alla sua staticità; “per questo la scultura fa rincoglionire”.   

    Quale è la forma di arte in cui si riconosce di più?

    "Mi riconosco soprattutto nella pittura segnica, risalibile, come ho precisato sopra, ai segni sulla parte di quella bottega di fabbro. Tale segno può essere negativo, ovvero inciso, alla maniera di un’orma. Oppure positivo, ossia riportato in rilievo con materiali di diversa natura. Talvolta si fa architettura, come una scultura, oppure trasparenza, traforati, nel caso dei gioielli. Tale segni non sono simboli, ossia essi sono deprivati di ogni significato, rappresentando esclusivamente se stessi nella loro funzione puramente decorativa."

    La redazione di Castelvetranonews ringrazia l'artista Carlo La Monica per la sua gentile disponibilità a raccontarsi.

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