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"Teniamoci per mano" l'associazione di clownterapia che continua la sua opera di volontariato anche a distanza

di: Doriana Margiotta - del 2021-04-08

Immagine articolo: "Teniamoci per mano" l'associazione di clownterapia che continua la sua opera di volontariato anche a distanza

Il grande attore Robin Williams nel 1998 è stato il protagonista di un bellissimo film “Patch Adams”, basato sulla storia della vita del dottor Hunter “Patch” Adams. Il film, che sicuramente tutti ricorderete, racconta la storia di un medico che capisce che l’utilizzo del sorriso e dell’allegria aiuta molto i suoi pazienti e il suo tratto distintivo è un naso rosso da clown, emblema della comicità. Il film riscosse un grandissimo successo, e mise in evidenza, forse per la prima volta, la necessità di rendere più “sopportabile” la degenza negli ospedali.

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  • Negli anni questo approccio ha preso sempre più piede ed è nata la cosiddetta clownterapia, cioè l’applicazione di tecniche di clownerie in ambito sanitario, allo scopo di migliorare l’umore dei pazienti, familiari e accompagnatori.

    Le associazioni di Clown da corsia sono moltissime, in Italia ce ne sono diverse, una di queste è “Teniamoci per mano onlus”, che ha vari distretti in tutta Italia, uno di questi si trova a Mazara del Vallo.

    Di questa bellissima realtà ne abbiamo parlato con la professoressa Lella Marrone, Capo distretto e Presidente dell’associazione. 

    Come si diventa clown da corsia?

    “Non siamo dei veri dottori, siamo dei professionisti che fanno altro nella vita. I clown da corsia operano negli ospedali e nelle RSA. Per poter fare servizio facciamo un corso base che dura due giorni e mezzo, di solito nel fine settimana, per acquisire gli strumenti principali per poter fare questo tipo di volontariato. Con il corso base si ha la possibilità di entrare in ospedale e fare un periodo di tirocinio affiancati sempre da un tutor.

    Il primo periodo è solo di osservazione poi si passa ad essere pienamente operativi. Si deve imparare a gestire la situazione che ci si trova davanti, infatti il nostro motto è “qui e ora”. La creatività è la nostra arma principale, e cerchiamo sempre di istaurare un rapporto empatico con i genitori dei piccoli pazienti o con chi li assiste.

    Ovviamente in un reparto di oncologia pediatrica si entra in punta di piedi, ma siamo preparati anche a donare un sorriso nei reparti più impegnativi. La nostra è una formazione continua, chi arriva in associazione è già pronto ad affrontare ogni situazione, perché è un percorso di crescita costante.

    L’associazione a Mazara del Vallo è nata 6 anni fa con solo tre persone, oggi  siamo più di 30, e abbiamo istaurato delle convenzioni con l’ospedale di Mazara del Vallo e di Castelvetrano”. 

    Che benefici ha su un paziente?

    “È capitato di entrare in stanza e di respirare il dolore del paziente, ma se capiamo di poter fare qualcosa, allora riusciamo a cambiare l’energia in quella stanza e cambia anche la fisionomia del volto del paziente. Si dimenticano per un attimo quello che stanno affrontando, e questo succede sia ai bambini che agli adulti. Cambia il clima e soprattutto l’atteggiamento emotivo delle persone. Prima della pandemia, noi andavamo in ospedale tutti i sabati e nelle festività intensificavamo il servizio insieme ad altre associazioni, per esempio, con quelle dei babbi Natale, creando delle gag esilaranti.” 

    Quale esperienza ricorda con più affetto?

    “Ci trovavamo all’ospedale di Mazara del Vallo, nel reparto di radioterapia e incontriamo una coppia, un po' avanti negli anni. Lei era una cantante a livello amatoriale e da tempo aveva deciso di smettere con questa sua grande passione. Noi non chiediamo mai cosa hanno i pazienti o come stanno, siamo sempre nel gioco.

    Per pura coincidenza entriamo in reparto cantando e la signora ad un certo punto si è messa a cantare insieme a noi. Il marito si è commosso a vedere la moglie cantare di nuovo, e per noi è stato un momento molto speciale, perché siamo riusciti, anche se solo per un momento, a farle dimenticare la malattia. Siamo clown e viviamo di attimi, regaliamo attimi di allegria e felicità in un momento poco felice nella vita della gente.

    Mi auguro che dopo la fine della pandemia, possiamo entrare con la nostra allegria anche nel reparto di oncologia di Castelvetrano, dove fino ad ora non è stato possibile.” 

    Con la pandemia, come è cambiato il vostro modo di fare volontariato?

    “Scoppiata la pandemia, ci siamo dovuti fermare, ma ci sentivamo impoveriti senza questa bella esperienza del volontariato. Il gruppo di Mazara del Vallo, insieme al Comandante dei Vigili Urbani e Capo della Protezione Civile  Coppolino, ha avuto la possibilità di avere una postazione all’interno del comando dei vigili urbani, dove rispondevamo alle telefonate per raccogliere i dati per i buoni spesa e le derrate alimentari. Il pomeriggio con la nostra ambulanza del naso rosso, distribuivamo la spesa alle famiglie. Ci siamo occupati anche della pronta spesa e del pronto farmaco.

    A maggio oltre a questo abbiamo deciso di registrare delle gag e delle canzoni. Così quattro di noi, a turno, telefonavamo in ospedale o nelle RSA e tramite web, facevamo questi piccoli spettacoli. È nata così la CAD, clown therapy a distanza, un progetto a livello nazionale che ha avuto un grande successo.” 

    Con quale spirito si affronta una giornata in corsia?

    “Noi ci rivolgiamo alla parte sana della persona. Entriamo sempre con il gioco e in questo modo cerchiamo di non vedere la malattia che abbiamo difronte.

    Le racconto un episodio che mi è rimasto nel cuore. All’ospedale a Castelvetrano c’era un signore con le protesi alle gambe e non aveva molta voglia di parlare, così io gli ho fatto vedere la mia protesi: il mio naso rosso da clown e sono riuscita ad entrare in empatia con quel signore, cambiandogli la giornata. I dottori ci dicono che il nostro buon umore rimane nell’aria per almeno tre giorni. Ci sono delle gag precostituite che impariamo durante i corsi, ma spesso agiamo con il qui e ora. Ogni clown ha il suo nome, il mio è piumetta, perché lascio sempre una piuma prima di andare via, e il nome dipende dalle peculiarità di ognuno di noi. Abbiamo una ragazza nel nostro gruppo, che da piccola ha avuto un tumore e ricorda sempre questi clown che le facevano dimenticare la malattia, e proprio per questo è voluto diventare una clown di corsia.

    Noi siamo attivi anche in estate con la campagna “spiagge senza barriere”. Tutto a carico dell’associazione, tre volte a settimana i nostri operatori accolgono e accompagnano le persone diversamente abili in spiaggia, nei lidi convenzionati che mettono a disposizione un ombrellone e le sedie sdraio, offriamo loro la colazione e li facciamo divertire.

    Inoltre, mi preme dire, che dal 10 aprile saremo presenti in ospedale per la campagna di vaccinazione, per l’accoglienza e il supporto alle persone”. 

    Voglio ringraziare la professoressa Lella Marrone per la sua disponibilità. La sua grande energia e la sua passione per quello che fa, mi ha veramente commossa perché non è facile regalare un sorriso in luoghi spesso di sofferenza, ma lei insieme alla sua squadra riesce a fare questo piccolo “miracolo”.

    È scientificamente provato che il buon umore e uno stato d’animo positivo aiutano molto a combattere una malattia. Grazie ai clown da corsia questo è possibile e sono certa che molti pazienti non dimenticheranno mai il valore di un sorriso donato.

    Il volontariato rende questo mondo migliore, perché è l’emblema dell’altruismo e della solidarietà.

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