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Tra natura, storia e quel taglio nella roccia. Alla scoperta del sito archeologico dello “Stretto” a Partanna

di: Salvatore Di Chiara - del 2022-04-01

Immagine articolo: Tra natura, storia e quel taglio nella roccia. Alla scoperta del sito archeologico dello “Stretto” a Partanna

Nelle vicinanze dell'ex feudo di Donzelle ( appartenuto alla città di Castelvetrano) e sottratto nel 1846 a favore della città di Partanna, lungo un costone roccioso sito all'interno di una grande cava attiva sino agli anni Sessanta, sorge un sito archeologico dall'enorme importanza e allo stesso tempo dalla prevalente incuria attuale: contrada Stretto “ il Santuario delle Acque".

  • clemente a7 novembre 2021
  • Uscendo dal paese e percorrendo la vecchia tratta che conduceva a Corleone, improvvisamente si apre uno scenario quasi “ apocalittico”. Si lascia il centro abitato e tra distese di uliveti e agrumeti, la colorazione del territorio alla nostra sinistra assume una tonalità giallastra. Si erge un ambiente diverso e dalle particolarità struggenti. All'interno è custodito un mondo antico appartenente al periodo neolitico.

    Gli ultimi scavi effettuati dall'archeologo Sebastino Tusa diedero alla luce alcuni riferimenti di quel periodo e, nonostante fossero i primi accertamenti concreti, affermò con esattezza il valore effettivo di quel luogo. Il sito rappresenta uno degli insediamenti più antichi presenti in Sicilia, specie nella zona occidentale della nostra regione.

    Quest'aspetto conduce a una visione tempistica datata tra la fine del VII millennio a.C. e la metà del VI secolo a.C. ( seppur il suddetto sito fu costruito in un periodo maturo del neolitico). La laboriosa attenzione dei predecessori preistorici mise in risalto quell'ingegno tale da, sfruttare a dovere il territorio per la presenza idrica invidiabile che rendevano i luoghi fertili per essere coltivati.

    La scoperta dei sistemi redditizi di agricoltura e pastorizia dettarono un profondo cambiamento nell'uomo e il sito è una delle testimonianze che ha permesso lo studio di un radicale innovamento dell'essere umano. Quando le risorse iniziarono a scarseggiare, la popolazione migrò per la mancanza delle materie prime e si spostò verso una nuova città. Tra queste, la vicina Selinunte che iniziava il suo percorso storico.

    La zona Stretto deve il suo nome ad un profondo taglio nella roccia. Oggi la strettoia è soltanto un ricordo poiché la cava ha alterato i luoghi e cancellato l'originaria fisionomia. Una delle caratteristiche dell'insediamento che lo rende unico e invidiabile è dettato dalla presenza di un originalissimo fossato o trincea artificiale che ha raggiunto una lunghezza pari a mt. 13 e diversa rispetto ai soliti 2-3 mt. e profonda 4 mt. Presenta una stratigrafia caratterizzata dall'alternanza di strati sabbiosi o limosi con lenti di cenere e carbone.

    Abbondanti sono i resti ossei di pasto, pertinente quasi totalmente alla fauna di tipo domestico. Siamo di fronte ad un'opera di dimensioni insolite, scavata nella calcarenite con profondità inusuali. L'intero sistema di fossati -trincee potrebbe aver avuto una dinamica funzionale ripartita in due momenti principali. La fase più antica sarà legata a situazioni di tipo culturali o inserita  in un sistema di approvvigionamento idrico; la fase più recente attesta un utilizzo del fossato-trincea come abitazione o discarica di suppellettili e resti di pasto.

    Sono stati rinvenuti una quantità innumerevole di ceramiche bi – e tricromiche e quelle di meandro- spiralica. La maggior parte si trova presso il museo sito all'interno del Castello Grifeo e altri al museo regionale Antonino  Salinas . E' visibile una produzione in argilla finissima , di color bianco- giallastro che consentì la realizzazione ai ceramisti di vasi a pareti sottili, prima  d'allora sconosciuti.

    Tra le bellezze che si possono visitare all'interno del sito, la galleria rinvenuta nei pressi della zona più a valle. Si tratta di un tunnel del diametro di poco meno di mt. 2 che scende controcorrente ed obliquamente verso il piccolo ruscello dello Stretto, un tempo ben più ricco d'acqua. Al suo interno alcuni gradini e superfici spianate indicano la frequentazione e l'arrivo delle acque a livelli ove era possibile attingere o effettuare culti lustrali.

    Nella zona a valle dove è presente la suddetta galleria seppur in presenza di una folta vegetazione, alcuni ritagli di fossato indicano la complessità del sistema di canalizzazione idrica dello Stretto. Presente anche una necropoli dell'antica età del bronzo ( datata tra il 2200 a.C. e il 1800 a.C.) e al suo interno sono stati trovati degli oggetti in ceramica ardite di boccali e vasi cerimoniali a forma di clessidra. La peculiarità più originale risiede nella decorazione dipinta in bruno su fondo giallo o rossiccio. Tale decorazione si articola attraverso complicati e fantastici giochi di elementi geometrici basilari quali il triangolo, la losanga , il reticolo etc.

    Ci ritroviamo di fronte alla cultura del Bicchiere Campaniforme menzionato in un precedente articolo ( scavi di Mingazzini). Rappresenta l'elemento tipico di un consistente insieme di materiali pertinenti a una determinata etnia. Il ritrovamento di un cranio trapanato in una tomba a grotticella con arrangiamento dolmenico antistante e corredo composto anche di elementi campaniformi ha confermato la tesi di Tusa.

    La tomba più interessante è stata registrata sul fianco sinistro del vallone Stretto. Si apre nella parete rocciosa con l'ingresso volto verso Occidente. Purtroppo la tomba era stata parzialmente violata, ma l'intervento di ricerca ufficiale effettuato nel 1988 portò al recupero di numerose testimonianze importanti. Vennero raccolti un' elevata quantità di elementi del corredo originario, nonchè la totalità dei resti osteologici relativi agli individui inumati. E' scavata nel fianco calcarenitico a ca. 20 mt. dal fondo del vallone. Trattasi probabilmente di una cavità naturale successivamente adattata a sepoltura.

    Potrei soffermarmi su altre scoperte effettuate e dilungarmi su un sito abbandonato nel tempo che, durante l'inaugurazione ricevette consensi e un crescente ottimismo per eventuali sviluppi turistici. Da una conversazione con la dott.ssa Conte, ho percepito quella sensazione di appartenenza per il progetto che aveva supportato e portato avanti per anni.

    Un gemellaggio tra le scuole di Partanna e quelle spagnole di Alicante che avevano aperto un flusso storico-turistico di  grande benessere economico, sociale e conoscitivo. Un percorso intrapreso con senso morale e poi, distrutto dalla solita incoscienza siciliana.

    La scarsa sinergia tra l'amministrazione comunale, l'assessorato ai Beni Culturali della Sicilia e vari enti formativi hanno cancellato anni di impegni e sacrifici. Da una recente visita presso il sito archeologico, ho appurato le difficoltà logistiche e di viabilità. La vegetazione ha colto di sorpresa la scarsa manutenzione rendendo il sito quasi impraticabile. Le foto testimoniano quel senso di distacco dalle cosiddette “ forme” territoriali.

    Siamo di fronte all'ennesimo episodio di scarsa qualità culturale che non acceca la città di Partanna, Castelvetrano o singoli paesi, ma un'intera comunità alla ricerca della sua stabilità socio-economica.

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