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Viaggio nei Casinò fisici, Svizzera arretra mentre l’Italia cresce

Casinò fisici in Europa a confronto: la Francia ha 202 case da gioco e vieta l'online, la Svizzera perde il 5,8%, l'Italia ne ha quattro e cresce. I dati e le ragioni.

di: Giovanni Palermo - del 2026-08-06

Immagine articolo: Viaggio nei Casinò fisici, Svizzera arretra mentre l’Italia cresce

I casinò fisici europei non stanno andando tutti nella stessa direzione. In Svizzera il prodotto lordo delle 21 case da gioco è sceso del 5,8% nel 2024, mentre l'online, comprese le varianti di questa piattaforma come i casino online senza autoesclusione, cresceva dell'8,5%. In Italia le quattro case da gioco crescono insieme all'online. In Francia, dove i casinò online restano vietati, i 202 casinò terrestri hanno appena chiuso il loro miglior esercizio dalla pandemia.

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  • La variabile che spiega queste divergenze non è l'esistenza del gioco a distanza. È quanta sovrapposizione c'è fra i due canali: stessi operatori, stessi marchi, stesso bacino di clienti.

    Francia: 202 casinò e nessun casinò online legale

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  • La Francia è il mercato terrestre più grande d'Europa e il più protetto. Sull'esercizio contabile chiuso il 31 ottobre 2025 i casinò francesi hanno registrato un produit brut des jeux di 2,816 miliardi di euro, che l'Autorité nationale des jeux ha indicato come il miglior risultato dalla fine della crisi. Il perimetro è di 202 stabilimenti, con la sola chiusura di Soulac nel corso dell'estate.

    Il settore resta però sotto il proprio massimo storico. Philippe Bon, delegato generale del sindacato Casinos de France, ha osservato che per tornare al record del 2008 servirebbe un PBJ di 3,7 miliardi, quindi circa il 20% in più di quanto il comparto genera oggi. Il mercato complessivo dei giochi d'azzardo francese vale 14,1 miliardi di PBJ, in crescita del 3% nel 2025.

    La ragione della tenuta terrestre è normativa. In Francia le slot online, la roulette, il blackjack e il baccarà restano vietati agli operatori autorizzati: solo scommesse sportive, ippica e poker possono ottenere una licenza ANJ ai sensi della legge del 12 maggio 2010. La Francia resta così, insieme a Cipro, uno degli ultimi paesi dell'Unione a non regolare il casinò online. Le stime dell'ANJ riprese dalla stampa specializzata collocano il mercato potenziale fra 748 milioni e 1,5 miliardi di euro di ricavi lordi annui, quindi già oggi quel denaro esiste, ma finisce su piattaforme con licenza maltese o di Curaçao.

    Svizzera: il caso in cui l'online ha davvero eroso il fisico

    La Svizzera è il controesempio più netto, e il motivo è strutturale. Dal 2019 le licenze per il gioco online sono riservate ai titolari di una concessione terrestre, quindi gli stessi gruppi vendono lo stesso prodotto sui due canali agli stessi clienti.

    I risultati sono speculari. Nel 2024 il prodotto lordo dei casinò terrestri è sceso del 5,8% a 588 milioni di franchi, con quasi tutte le case da gioco in calo, mentre quello dei casinò online è salito dell'8,5% a 310 milioni, con un aumento del 66% rispetto ai 187 milioni del 2020. Il totale di settore è rimasto appena sotto i 900 milioni, contro i poco più di 900 milioni del 2023. Il picco terrestre risale al 2007, quando le case da gioco svizzere superarono il miliardo di franchi.

    La Confederazione ha comunque rilanciato: il Consiglio federale ha assegnato dal 2025 nuove concessioni ventennali, portando le case da gioco da 21 a 22 e i casinò online da 10 a 12. Nel 2024 il settore ha versato 400,8 milioni di franchi di tassa sulle case da gioco, che per i grandi casinò confluisce interamente nell'AVS.

    Germania: 71 sedi in crescita e un online con il freno a mano

    La Germania somiglia più all'Italia che alla Svizzera. Le 21 società concessionarie che gestiscono 71 case da gioco hanno prodotto nel 2024 un ricavo lordo di 1.393,1 milioni di euro, in aumento del 5,4% sull'anno precedente, e hanno registrato 7,419 milioni di visite, il 8,9% in più del 2023. Includendo il tronc, cioè la cassa delle mance, il totale sale a 1.481,7 milioni.

    Il motivo della crescita terrestre sta nei vincoli imposti all'online. Il Glücksspielstaatsvertrag del 2021 fissa un tetto di un euro di puntata per singolo giro alle slot virtuali, impone una durata media minima di cinque secondi per partita e stabilisce un limite di deposito valido su tutti gli operatori pari a mille euro al mese, verificato attraverso il sistema centralizzato LUGAS. Un prodotto costruito così non compete sullo stesso terreno di una sala fisica, dove nulla di tutto questo si applica.

    Regno Unito: il terrestre vale meno di un trimestre di online

    Il Regno Unito mostra il divario più ampio. Nel solo quarto trimestre del 2025 il casinò online britannico ha generato 1,49 miliardi di sterline di ricavo lordo, il 70% dell'intero comparto remoto di casinò, scommesse e bingo. L'intero settore terrestre, che comprende sale giochi, agenzie di scommesse, bingo e casinò, si è fermato a 1,2 miliardi nello stesso trimestre.

    I casinò terrestri britannici, presi da soli, avevano prodotto 865,8 milioni di sterline nell'esercizio da aprile 2023 a marzo 2024. Il dato era in crescita del 17,2%, ma restava inferiore del 14,9% rispetto all'ultimo periodo prima dei lockdown. Un trimestre di casinò online britannico vale quindi quasi il doppio di un anno intero di casinò fisici.

    Perché l'Italia è l'eccezione

    Le quattro case da gioco italiane non condividono nulla con il mercato online se non i giocatori occasionali. Non hanno concessione ADM per il gioco a distanza, non hanno un marchio digitale, non fanno campagne di acquisizione, e operano in virtù di autorizzazioni speciali di livello locale che le collocano fuori dal sistema concessorio riordinato nel novembre 2025.

    Il risultato è una scala per singola sede senza paragoni in Europa. Sommando i dati pubblicati, e con l'avvertenza che i perimetri contabili non coincidono, le quattro strutture italiane si collocano intorno ai 300 milioni di euro di incassi annui: Venezia ha chiuso il 2025 a 117,8 milioni di incassi netti con 767.727 ingressi, Campione a 61 milioni con una crescita del 14,4%, Saint-Vincent è a 44,2 milioni nei primi sette mesi del 2026 e Sanremo a 34,66 milioni nello stesso periodo, con un progressivo in aumento dell'8,7%.

    Trecento milioni divisi per quattro sedi fanno circa 75 milioni a struttura. In Francia i 2,816 miliardi divisi per 202 casinò fanno meno di 14 milioni. In Germania 1,393 miliardi su 71 sedi fanno circa 20 milioni. In Svizzera 588 milioni di franchi su 21 case da gioco fanno circa 28 milioni. La casa da gioco italiana media incassa quindi da tre a cinque volte una concorrente europea, perché la scarsità l'ha trasformata in destinazione anziché in servizio di prossimità.

    Il problema che nessuno dei quattro modelli ha risolto

    L'illegale è la costante. In Svizzera uno studio KPMG citato dall'associazione di categoria stima al 40% la quota di mercato degli operatori non autorizzati. In Francia il divieto totale sui giochi da casinò online ha semplicemente spostato la domanda su piattaforme estere. In Italia ADM ha inibito 1.038 siti nel corso del 2025.

    I quattro modelli regolatori differiscono su quasi tutto, e su questo punto arrivano allo stesso risultato. Chi vieta perde il gettito, chi regola con vincoli stretti spinge una parte dei giocatori verso chi non ne ha, e chi apre senza vincoli riduce l'illegale ma sposta il problema sulla tutela.

    Cosa dice questo confronto sul futuro italiano

    La posizione italiana è comoda ma non è stabile per costruzione. Regge finché le quattro case da gioco restano quattro, finché nessuno estende loro l'obbligo di competere sul digitale e finché il turismo continua a portare pubblico nelle sale. Il modello svizzero mostra cosa succede quando i due canali si sovrappongono, e quello britannico cosa succede quando la sovrapposizione è totale e senza barriere.

    Nel frattempo la Francia discute da anni una regolamentazione dei casinò online che i suoi 202 stabilimenti terrestri osteggiano proprio temendo la cannibalizzazione. Hanno davanti i numeri svizzeri, e sono numeri che danno loro ragione.

    Secondo voi il vantaggio italiano dipende davvero dalla scarsità delle sedi, o è soltanto una fase legata al turismo di questi anni?

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