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Il nero, il rosso e i colori ricorrenti nelle festività pasquali tra fede e tradizioni

di: Vito Marino - del 2019-04-18

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Il popolo e la Chiesa cattolica del passato rappresentavano il rito sacro della vita e della morte di Gesù, come quella di un comune mortale, con manifestazione di gioia immensa per la Sua nascita in occasione del Santo Natale e tristezza, lutto e preghiere, per la Sua morte. In occasione della festività pasquali si notano due colori ricorrenti: il nero e il rosso, che sono dei simboli importanti per noi mortali, degni di essere ricordati.

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  • Nei giorni di Giovedì Santo, Venerdì Santo e Sabato Santo, fino alla cerimonia della resurrezione di Cristo, per ricordare la Sua morte, seguendo il rito del lutto familiare stretto, portato dai Siciliani, sul portone della chiesa dell’Addolorata si attaccava una larga striscia di tela nera in segno di lutto; inoltre, l’interno della chiesa era, per l’occasione, “apparata” (adornata) con fastosità barocca, con sontuosi drappi di seta, mussole, veli, frange di velluto che scendevano dal soffitto, il tutto rigorosamente nero; l’altare, in segno di lutto era spoglio di qualsiasi ornamento.

    Anche durante la processione del Venerdì Santo, per come avveniva nel trasporto funebre, partecipavano le donne vestite di nero: “le veroniche” e le “Marie”; quest’ultime erano delle ragazzine vestite tutte di nero con i capelli neri arricciati, che portavano i “misteri” tutti segni simbolici della crocifissione di Cristo. La Madonna, in segno di lutto porta ancora un largo manto nero che l’avvolge tutta, lasciando scoperto solo pochissima parte del volto, per come avveniva nel passato per le nostre donne durante il lutto stretto.

    Per rispettare il lutto di Maria, ricordo che mia madre dal Giovedì Santo al Sabato Santo, fino a quando avveniva la cerimonia di resurrezione, non ci faceva cantare o fischiare o fare chiasso. In campagna il contadino toglieva i campanacci ai buoi e “i ciancianeddi” (campanellini) all’asino e al mulo. Anche sul tamburo in quei giorni, in segno di lutto si attaccava un nastro nero.

    Il colore rosso acceso si trova, in occasione della manifestazione dell’Aurora, sul viso della Madonna e dell’Angelo. Questa tradizione risale al Paleolitico Superiore (40.000 a.C.), quando il viso dei cadaveri si dipingevano in questo modo, per dissimularne il pallore cadaverico e come auspicio di resurrezione. Il rosso e l'ocra, di solito sono interpretati come colori richiamanti il sangue e, pertanto, la vita.

    Forse per questo stesso motivo, il Cristo risorto, nella manifestazione dell’Aurora di Castelvetrano era raffigurato con manto rosso fiammante (oggi il manto non c’è più, come del resto mancano tanti particolari della manifestazione) e con una bandiera dello stesso colore. Anche la statua di San Giovanni porta una bandiera rossa. L’agnello pasquale, fatto di pasta reale, porta conficcato sulla schiena, per antica tradizione, un gonfalone rosso.

    Così, per ricordare la Sua morte, nei giorni di Giovedì Santo, Venerdì Santo e Sabato Santo, fino alla cerimonia della resurrezione di Cristo, seguendo il rito del lutto familiare stretto, portato dai Siciliani, sul portone della chiesa dell’Addolorata si attaccava una larga striscia di tela nera in segno di lutto; inoltre, l’interno della chiesa era, per l’occasione, “apparata” (adornata) con fastosità barocca, con sontuosi drappi di seta, mussole, veli, frange di velluto che scendevano dal soffitto, il tutto rigorosamente nero; l’altare, in segno di lutto era spoglio di qualsiasi ornamento.

    Anche durante la processione del Venerdì Santo, per come avveniva nel trasporto funebre, partecipavano le donne vestite di nero, “le veroniche” e le “Marie”, quest’ultime erano delle ragazzine vestite tutte di nero con i capelli neri arricciati, che portavano i “misteri” tutti segni simbolici della crocifissione di Cristo.

    La Madonna, in segno di lutto porta ancora un largo manto nero che l’avvolge tutta, lasciando scoperto solo pochissima parte del volto, per come avveniva nel passato per le nostre donne durante il lutto stretto. Per rispettare il lutto di Maria, ricordo che mia madre dal Giovedì Santo al Sabato Santo, fino a quando avveniva la cerimonia di resurrezione, non ci faceva cantare o fischiare o fare chiasso.

    In campagna il contadino toglieva i campanacci ai buoi e “i ciancianeddi” (campanellini) all’asino e al mulo. Anche sul tamburo in quei giorni, in segno di lutto si attaccava un nastro nero.

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