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(FOTO) I Montagnoli di Belice tra leggende, scavi archeologici, ritrovamenti e abbandoni

di: Salvatore Di Chiara - del 2021-06-19

Immagine articolo: (FOTO) I Montagnoli di Belice tra leggende, scavi archeologici, ritrovamenti e abbandoni

Lontani dalla frenesia e caotica quotidianità cittadina, lungo le distese collinari ed immerso nei territori castelvetranesi, partannesi e menfitani, si erge un museo a cielo aperto dalla storia particolarmente intrinseca e leggendaria: i Montagnoli di Belice.

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  • Posti su una sommità di lieve entità (119 mt d'altezza), rappresentano un punto cruciale dai misteriosi e approfonditi studi effettuati in passato. Dalla vetta, è possibile ammirare un paesaggio di rara bellezza ambientale, affacciandosi di fronte al Castello della Pietra e non lontano, dal bosco di Frassino.

    Volgendo lo sguardo ad Ovest, si sente il richiamo del mare menfitano costeggiato dai lunghi vigneti dove si produce un vino squisito e di gran qualità. Immerso tra pochi casolari ed un ampio spazio , questo sito archeologico ha riposto diversi accenti sulla sua fondata opera archeologica nonché storica.

    Sin dai primi studi effettuati dall'archeologo tedesco Philipp Clüver nel Settecento, quel luogo appariva mistico, ricco di fascino e leggendario. Secondo i suoi definiti studi, sorgeva la città sicana di Inyco, sede dell'antico regno di Kokalos, il re Siculo che accolse Dedalo quando fuggì da Minosse , re di Creta e si rifugiò in Sicilia.

    Le prime campagne di scavo sopra le due collinette rocciose unite da una breve sella son datate nel 1987 e 1989 e hanno evidenziato un impianto urbano dell'età del ferro con sovrapposizioni che si estendono fino al IV secolo a.C. Gli scavi eseguiti nel '91 e nel '97 hanno posto delle basi importanti, su cui costruire un percorso logico per dare una forte impronta al sito stesso.

    Durante la terza sessione di scavi, è affiorato un complesso sacro costituito da capanne ambienti e fosse votive con presenza di teglie di terracotta circolari e sostegni fittili di forma cilindrica. Un ulteriore scavo in quel settore, ha messo in luce una nuova capanna di forma tendenzialmente rettangolare situata ad E rispetto alla capanna 3 rinvenuta nei precedenti scavi.

    Inoltre, è stata ritrovata una fossa votiva con presenza di ossa animali, tra cui apparivano molto frequenti astragali di ovis/capra.

    Le ultime indagini, hanno portato ad una definita osservazione dettata dalla distruzione dell'argilla rossa decomposta in seguito ad un forte incendio che devastò l'intero insediamento. Tale, fu voluta dai selinuntini dopo la metà del VII secolo a.C., che bruciarono le capanne in maniera decisa e totale.

    La cittadella di Inyco era un fiorente snodo commerciale di prodotti che, dai villaggi interni arrivavano sino ai centri commerciali costieri attraverso il fiume Belice.

    Il ritrovamento della capanna 7 di forma ovale allungata con il muro meridionale tendente al rettilineo datato all'incirca l'VIII sec. a.C. , costruita con pietrame di modeste dimensioni e con argilla che appare in alcuni casi intonacata, legittima l'importanza sociale del luogo.

    All'interno, è stata rinvenuta della cenere bianca e nera che attesta il violento incendio che colpì la cittadella e distrusse la stessa capanna. Grazie ad un appurato lavoro archeologico, son state rinvenute delle anfore e delle brocche dipinte estremamente raffinate, decorate con il motivo delle bande e delle linee a tremulo e dei vasi rituali decorati ad impressioni con il motivo di cerchietti concentrici e di chevrons.

    I rinvenimenti si trovano attualmente depositati all'interno del museo archeologico regionale di Agrigento. La complessità degli scavi e la gran mole di oggetti ritrovati, hanno emesso un  verdetto particolare ed interessante. La capanna 7 non può essere considerata un semplice centro abitativo. Presenta le caratteristiche , anche per le sue ampie dimensioni, di rappresentanza ed èlite.

    Le tre grandi capanne ( 1-2-7) e quattro piccole capanne di modeste dimensioni, sembrano essere contemporanee all'abitato indigeno rinvenuto nei livelli inferiori della collina di Manuzza a Selinunte. La differenza sostanziale è data dalla violenta distruzione che subì durante l'incendio citato precedentemente. L'esigua entità delle dimensioni del cocuzzolo collinare, evidenza con chiarezza la mancata ampiezza del centro abitato.

    Il sito di Montagnoli doveva ritenersi un luogo politico e religioso di un gruppo elitario appartenente alle popolazioni locali che, vivevano in quella zona. La sua distruzione voluta dai Selinuntini, apparve come un mero e deciso contrasto affinché venisse bloccata la crescente espansione di questa colonia megarese e nacque una forte inimicizia tra i due popoli.

    Nonostante la sconfitta rimediata, gli elimi ritornarono nel luogo degli antenati, venerando il territorio con piccoli vasi, olpai aryballoi kotyloskoi databili nel medio tardo corinzio.

    Il prof. Castellana ha cercato di intimare un preciso percorso di natura storica, valutando attentamente la possibilità (riuscita con successo), di un collegamento tra gli elimi e la forte colonia Selinuntina. Con minuziosità, è stato accompagnato lungo i suoi studi.

    Purtroppo, dopo il convegno del '97 delle Terze Giornate Internazionali di Studi sull'Area Elima, con la presenza di numerosi studiosi ed archeologi per affrontare questa pagina intensa, il sito è caduto nel dimenticatoio.

    Oggi, presenta difficoltà di natura logistica non indifferente, seppur lo scenario visibile contempla la sua bellezza artistica naturale. I Montagnoli di Belice reclamano visibilità, conoscenza, rispetto per la storia e grande vigoria culturale. 

    La redazione di Castelvetranonews attenziona ogni singola vicenda che possa insistere all'affermazione culturale del territorio, affinché cresca il turismo di massa conoscitivo di un percorso storico-archeologico non del tutto pubblicizzato. 

    Ringrazio la sagacia e maestria fotografica dello storico Napoli, per avermi concesso un paio di perle risalenti ad un ventennio orsono e contornate da un raro fascino colorato ed intenso.

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