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Nelle librerie online il volume "Gli operatori dell'emergenza". La campobellese Brenda Cervellione tra gli autori

di: Redazione - del 2019-11-07

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Lo scorso 11 ottobre 2019 è uscito in tutte le librerie online e non “Gli operatori dell’emergenza. Fattori di rischio e di protezione. A cura di Calogero Iacolino e Brenda Cervellione”, edito da Franco Angeli nella collana Psicoterapia, Psicodiagnostica, Psicotecnologia.  

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  • Il volume ha come protagonisti gli "operatori dell'emergenza", ovvero tutti coloro che intervengono in situazioni ad alta criticità e include una nuova classificazione degli stessi operatori, delineando in particolar modo la definizione di emergenza che non si propone di includere soltanto gli eventi critici causati dalla natura o dall'uomo ma di prestare anche attenzione ai nuovi contesti di emergenza. 

    Abbiamo parlato del libro con uno degli autori, la 28enne campobellese Brenda Cervellione che ha conseguito la laurea Triennale in Scienze e Tecniche di Psicologia Cognitiva presso l’Università degli Studi di Trento e successivamente la laurea Magistrale in Psicologia Clinica ad indirizzo Psicologia Criminologica presso l’Università degli Studi di Enna “Kore”.

    Come nasce l’idea di questo libro?

    La pubblicazione di questo volume è nata attraverso la stesura della tesi di laurea magistrale in Psicologia Clinica. Ai tempi ero già una tirocinante del Professore Calogero Iacolino, per il conseguimento della laurea magistrale, e avevo appena appreso della sua pubblicazione del libro “Dall’Emergenza alla normalità” e dell’altra pubblicazione a cui stava lavorando “Il trauma psicologico”. Durante il primo anno di magistrale rimasi conquistata dalla psicologia clinica e di tutte le sue sfaccettature. Al corso di Psicoterapia Relazionale tenuto dal Professore Iacolino appresi quanto affascinante, seppur difficoltoso, potesse essere lo studio che gli eventi traumatici possono avere sulla psiche umana.

    Una mattina di agosto, il 24, data che segna la storia italiana, mi svegliai e vidi al telegiornale la grande strage accaduta nel Centro Italia. Mi ricordo che passai le ore successive a guardare i telegiornali, facevo ricerche costanti su internet, guardavo foto strazianti su uno dei social più famosi. Mi ricordo che provai forte sgomento, sofferenza, tristezza. Immaginai come potesse sentirsi un bambino a non rivedere più la sua mamma. E soprattutto in che modo potergli comunicare questa terribile notizia. Non ero ancora formata da psicologo ne facevo parte di associazioni umanitarie. Il mio aiuto risultava in quel momento vano.  

    Ricominciò l’anno accademico, il secondo anno di magistrale, e arrivai al ricevimento del martedì del Professore, ora mio mentore, con questo quesito: “Io non posso attualmente fare nulla per queste persone. Però posso far qualcosa con la scienza! Vorrei scrivere una tesi che parli di Psicologia dell’Emergenza e di quanto lo psicologo esperto in Psicologia dell’Emergenza e Psicotraumatologia possa essere utile a fronte di un evento così critico”.  

    Il Professore ne rimase entusiasta, accolse la mia proposta, e mi diede subito delle informazioni utili su come potermi muovere. Comprai qualcosa come 15 libri sulla Psicologia dell’Emergenza. Nessuno di loro però riuscì a colmare la mia sete di conoscenza. La Psicologia dell’Emergenza, è ancora piccina. Nel panorama italiano non si è diffusa in modo permanente, soprattutto come scienza psicologica.  

    I mesi passarono e arrivò il secondo evento che segnò, oltre la storia italiana, anche la nascita di questo volume: La Valanga di Rigopiano, il 18 Gennaio 2017.  Stesi incollata alla TV per ore, su Rai1 trasmettevano le immagini in diretta del recupero delle vittime colpite e un fermo immagine fece vedere il viso di un Vigile del Fuoco, stanco, sporco di polvere ma con la commozione e la gioia di aver salvato un’altra vittima. Lui è un operatore, è un operatore dell’emergenza! 

    Quello per me fu il momento decisivo. Avevo scelto. Avevo scelto di chi parlare, avevo scelto di chi scrivere. La domanda fu: Chi sono gli operatori dell’Emergenza? Qual è il loro percorso? Che tipi di caratteristiche devono avere? E soprattutto se loro sono dei salvatori, chi salva il salvatore? 

    Iniziò in modo compulsivo la mia ricerca nella biblioteca della Kore. Mi feci anche aiutare da un esperto. Andai dal Professore e gli feci vedere le mie ricerche. Mi rispose che erano ancora poche e che avrei potuto fare di più. 

    E cosa avrei potuto fare di più?  Amareggiata, tornai a casa piena di dubbi e perplessità. Mi chiusi praticamente in casa, come in una sorta di ritiro spirituale, ma più che altro fu un ritiro accompagnato da una scrivania piena di libri, di articoli stampati, il computer, me e le mail che mandavo al Professore e alla sua collaboratrice, attuale mia grande amica: la Dott.ssa Lombardo.   

    Misi a punto un indice dettagliato: Come nasce la Psicologia dell’Emergenza in Italia? Quali eventi ne hanno segnato la nascita? Ci sono associazioni presenti nel territorio? Chi sono le vittime? Qualcuno ne ha già parlato nel mondo? E chi sono gli Operatori dell’Emergenza? Sono solo i Vigili del Fuoco, i volontari generici o lo sono anche un medico o un infermiere in situazioni di arrivo di un politrauma o quando si trovano in sovraffollamento al Pronto Soccorso? E l’arrivo degli Immigrati? Ci sono anche lì degli operatori. 

    Portai l’indice strutturato al Professore, lo corresse e iniziò la stesura della tesi. La tesi fu composta da un primo capitolo introduttivo sulla Psicologia dell’Emergenza, un secondo capitolo su un caso di Disturbo da Stress Post traumatico e sulla neurobiologia del trauma e il terzo capitolo riportò tutte le ricerche trovate in letteratura.

    Mi laureai l’1 dicembre del 2017, con la gioia di aver portato in seduta di laurea una tesi sulla Psicologia dell’Emergenza e le vittime di terzo livello: gli operatori dell’emergenza. Ricordo che chiusi il mio discorso di laurea con una di quelle chicche sul versante neomelodico: “Chi salva il salvatore”?!? Provai un’emozione indescrivibile.  

    Di chi è stata l’idea di impostare la tua tesi in un volume da pubblicare? 

    L’idea è stata del mio Professore Iacolino. Grazie al suo preziosissimo aiuto, quello della Dott.ssa Lombardo e dell’arrivo della Dott.ssa Ferracane, collaboratrici e donne con cui ho condiviso gioie, dolori, disperazioni e…perché no, anche perdita di capelli, impostammo la tesi in formato volume. Di certo 4 teste insieme sono meglio di una soltanto, iniziarono così altre ricerche sugli operatori.

    Traduzioni dall’inglese all’italiano, volumi di statistica da controllare, inserimenti di articoli in tabella, le 19:00 di ogni sera e un hard disk che straripava di ricerche ancora da controllare.

    Si formò così il nostro volume ampliando e dimostrando scientificamente, attraverso gran parte degli articoli presenti nella letteratura internazionale e nazionale, un modello sulle vittime già esistente ma più nuovo e a passo coi tempi: gli operatori dell’emergenza ovvero tutti coloro che intervengono non solo in circostanze di disastri naturali o artificiali ma anche in contesti sanitari (medici, infermieri, psicologi, psicoterapeuti,  assistenti sociali, operatori domiciliari), in contesti tecnici (Vigili del Fuoco, Forze dell’Ordine) che in un modo o nell’altro vivono e stanno a contatto con la sofferenza dell’Altro.

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