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“Il modellismo per ‘sfidare’ in velocità la mia disabilità tra passione e voglia di andare avanti”. Storia di Giuseppe Cappadonna

“Una

di: Doriana Margiotta - del 2022-01-15

In foto: Giuseppe Cappadonna

Quando parliamo di esempi di persone, che nonostante la loro disabilità, hanno conquistato premi sportivi importanti, citiamo di solito Alex Zanardi, Bebe Vio e altri atleti che non hanno permesso che la loro condizione fisica fosse un “limite”, trasformandosi nel tempo in vere proprie icone sportive.

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  • Come questi atleti, ci sono per fortuna molte persone disabili che nella loro quotidianità hanno deciso di affrontare le difficoltà e vivere une vita piena.

    Una di queste è Giuseppe Cappadonna, di Castelvetrano, che ha fatto dell’automodellismo la sua ragione di vita. La nostra redazione ha voluto conoscere meglio questa sua grande passione e dare un messaggio forte a tutte quelle persone che pensano che la disabilità sia un ostacolo nel vivere la propria vita.

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  • Come nasce la passione per il modellismo?

    “Nasce dalla passione per le macchine radiocomandate. Da piccolo insieme a mio padre andavo a vedere al Campo di Aviazione di Castelvetrano le gare di aereo modellismo, e da lì ho sviluppato la curiosità per questo mondo. La prima macchina l’ho comprata a Sciacca nel 1991, in un negozio specializzato.

    Coincidenza volle che il proprietario di questo store, avesse un impianto a Sciacca dove si facevano le gare di macchine radiocomandate. Mi ha invitato ad andarlo a trovare per provare la mia nuova macchina e da quel momento non mi sono più fermato.

    Io sono disabile e questo sport mi tiene occupato non solo mentalmente, ma riempie praticamente le mie giornate, perché oltre le gare, c’è ovviamente tutta la preparazione, le prove in pista e questo occupa tutto il mio tempo.

    Devo ringraziare i miei genitori che mi accompagnano alle gare e mi hanno dato in tutti questi anni il supporto per portare avanti questa mia passione e non smetterò mai di essergli riconoscente.”

    Lei è un esempio di come le condizioni fisiche non possono essere un limite. Come ha affrontato la sua condizione?

    “Sono un uomo di 47 anni. All’età di quattro anni mi è stata diagnosticata l’artrite reumatoide, che colpisce le articolazioni e che nel tempo mi ha portato ad usare le stampelle per poter camminare con tutte le difficoltà del caso.

    La pista dove mi alleno e faccio le gare, ha un’ampiezza pari ad un campo di calcio, ed è dotato di un palchetto alto all’incirca 2 metri da dove poter comandare la propria macchina. Per salire a quell’altezza mi deve aiutare mio padre.

    La mia macchina è a scoppio a benzina, e una caratteristica di questa tipologia di macchine è che ha poca autonomia, circa cinque minuti, di conseguenza mio padre deve fare benzina e farla ripatire, in pratica un vero e proprio pit-stop. La gara in genere dura 30 minuti. Devo molto alla collaborazione e alla passione di mio padre.

    È uno sport poco conosciuto al grande pubblico, solo gli addetti ai lavori sono presenti alle gare ma le assicuro che è veramente una bellissima disciplina.”

    Quali premi ha vinto?

    “Ai campionati italiani sono arrivato terzo. Al campionato internazionale organizzato ai Giardini Naxos sono arrivato primo e a quello regionale 2020/2021 ho conquistato il primo posto.

    Aspettiamo che sia pubblicato il nuovo calendario per le gare si terranno qui in Sicilia, da quello nazionale a quello regionale e poi durante l’anno ci saranno delle gare organizzate dai vari sponsor dove ci sono in palio dei trofei.”

    Come avviene una gara di automodellismo?

    “L’impianto di Sciacca è il migliore ed è stato ristrutturato da poco e lì mi alleno e faccio le mie gare. Ogni macchina è dotata di un trasponder e quando fai l’iscrizione si dà il nome e il codice del trasponder, che servirà durate la gara, perché la pista è dotata a terra di strisce che registrano i tempi delle varie macchine e la loro velocità, proprio come la Formula1.

    La mia categoria è 1/ 8 pista a scoppio. È chiamata la “regina”, perché è il top della categoria. Ogni macchina viene personalizzata e in questo momento la mia è gialla e fucsia, perché mia nipote di 12 anni mi ha chiesto di farla fucsia e l’abbiamo accontentata. Lei a volte mi viene a vedere in pista e ho voluto farle questo regalo.”

    Cosa direbbe ai ragazzi con disabilità per incoraggiarli a vivere la propria vita la meglio?

    “Direi che vale la pena sempre PROVARCI, tenere la mente impegnata in qualcosa che amate fare è il modo migliore di trascorrere le vostre giornate. Il mio consiglio: appassionatevi a qualcosa. Nel mio sport, sono solo io disabile e se qualcuno, grazie a questo articolo, dovesse avere la curiosità di provare, ne sarei felice.

    Capisco bene, che il sostegno della famiglia è fondamentale e da questo punto di vista sono stato molto fortunato, ma a prescindere da questo, non vi arrendete alle prime difficoltà, perché vale sempre la pena di vivere una vita piena e dignitosa. Sviluppare una passione e coltivarla nel tempo vi darà la forza per affrontare le difficoltà della vita e per vivere a pieno la vita che c’è stata donata.”

    Ringraziamo Giuseppe Cappadonna per averci dato la possibilità di conoscere meglio la sua vita. Una vita piena di soddisfazioni grazie ad uno sport che lo ha portato a vincere diversi premi e di affermarsi nella categoria top.

    Lo sport, come qualunque altra disciplina, ha il potere di rendere migliori le nostre vite e di dare quella carica che ci spinge a fare sempre meglio. Il consiglio del nostro Giuseppe è importante e voglio sottolinearlo: appassionatevi a qualcosa.

    I limiti che mettiamo alla nostra vita, di solito li creiamo noi stessi. Poi incontri, nel tuo cammino una persona come Giuseppe, e ti rendi conto che la vita vale la pena di viverla in pieno, mettendo in conto tutte le difficoltà che possiamo incontrare.

    Per Giuseppe Cappadonna la sua condizione fisica non è un limite ma un punto di partenza da dove iniziare a sognare in grande.

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