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La Diga Delia tra storia, investimenti e quelle auto rubate gettate nel fondale

di: Salvatore Di Chiara - del 2021-04-17

Immagine articolo: La Diga Delia tra storia, investimenti e quelle auto rubate gettate nel fondale

Nell'eterno paesaggio rurale del territorio castelvetranese, tra boschetti, allevamenti e coltivazioni, un enorme invaso coglie l'incredulo osservatore di cotanta bellezza.

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  • Nell' intramontabile visione di Delia, con lo sbarramento del fiume Arena (l’immissario è denominato Delia), un laghetto artificiale di vaste proporzioni ruba lo scenario incantevole d'un luogo dalle perfette scie colorate. Il lago sorge nell'omonimo territorio, rimarcando un percorso di notevole ed attenta analisi socio-storica.

    Originariamente faceva parte del Priorato di Delia nonostante la sua condizione malsana. Appartenente alla città di Castelvetrano, una strada conduceva a Marsala (regia trazzera), scendendo verso Delia e raggiungeva il passo Galasi tramite un ponte “di Baddanu”( oggi seppellito dalle acque stesse) in pietra.

    Costeggiava la torre Grimesi e permetteva di raggiungere i feudi di Furone, Trinità e Galasi. Invece, la regia per Trapani percorreva il passo omonimo e, dopo una salita ripida, conduceva verso la masseria di Madonna Buona e proseguiva verso Trapani.

    Nel proseguo degli anni, incalzò l’esigente bisogno di acqua in assenza di fornitura idrica e l’idea fu di poter costruire una diga che desse e risolvesse il profondo problema persistente nelle campagne circostanti. Dopo il termine della seconda guerra mondiale ed una situazione economica negativa, prese corpo nel tempo un progetto strutturale dalle enormi potenzialità lavorative ed organizzative.

    Sin dal 1952, il prof. Ballatore ricevette l’incarico dall’Ente Riforma Agrario, di studiare il territorio con una profonda analisi di natura fisico- chimico ed agronomico. Dai primi dati redatti, si promosse una capacità di invasare un’area di ha 2.400, con conseguente copertura di 12 milioni di metri cubi d’acqua. Invece, con mera sorpresa successiva, si riuscì a coprire una superficie pari ad ha 2800 ed aumentare il volume dell’acqua presente a 17 milioni.

    Tale aumento, definì l’intera irrigazione della conca Delia-Nivolelli e l’articolazione in due sistemi. Per caduta, nei terreni più bassi della conca menzionata. In quelli alti, il canale adduttore di destra alimentava al termine del percorso, una stazione di sollevamento in località Baglio Elefante. Essa sollevava le fluenze necessarie all’irrigazione del tavolato calcareo, per immetterle nella rete di distribuzione e realizzata mediante un complesso di canali a pelo libero.

    I lavori iniziarono nel 1954 e si conclusero nel 1959. L’ obiettivo preposto era quello di anticipare la maturazione degl’ingenti vigneti presenti, offrendo un prodotto altamente efficiente e di qualità immensa. S’iniziò a paventare un meccanismo totalmente differente che riuscisse ad ampliare i tipi di coltivazione.

    Magari, oltre alle foraggere e gli allevamenti, gradualmente poteva avvenire il passaggio ad agrumeti e coltivazioni ortofrutticole.

    Da quel momento, si concentrarono le forze propulsive affinché si riuscisse a realizzare un nuovo modello agricolo, coinvolgendo gli enti preposti ed una categoria, quella degli agricoltori, da inserire nella fase del cambiamento radicale.

    Finalmente, nel mese di luglio del 1962, la diga apriva le danze e lo scintillio dell’acqua perforava i campi speranzosi, regalandosi la meritata e cospirata presenza idrica. Quei terreni, desolati dal sole tranne in sparuti periodi dell’anno, poterono alimentarsi e rifiorire velocemente. 

    Purtroppo, quel territorio è stato marchiato da spiacevoli episodi di cronaca, vanificando per alcune settimane lo splendido processo di produzione in atto.

    Nell’ottobre del’61, furono rinvenute alcune autovetture nel sottosuolo del Delia. A circa quattro metri di profondità, i “ ladri di macchine”, nomignolo con cui furono battezzati coloro che rubavano auto, trovarono terreno fertile per deporre le carcasse dei mezzi rubati. In un periodo difficile dal punto di vista economico, il mercato dei ricambi fruttava ingenti guadagni e sostituì il furto di animali da allevamento.

    Con estrema capacità organizzativa, venivano tagliate le carcasse e tolte le targhe (evitando l’identificazione).

    Improvvisamente, durante l’abbassamento delle acque della diga, il guardiano e successivamente le forze dell’ordine si ritrovarono davanti ad un cimitero composto da pezzi di auto. Tra i mezzi rinvenuti; tre Fiat 600, una Fiat 1100/103 ed una Giulietta.

    Altro spiacevole episodio di natura sociale, coinvolse i proprietari terrieri non rientranti nel processo d’irrigazione. Essi rimasero chiusi e fuori dalla possibilità di ricevere acqua per mancanza di collegamento idrico e passaggio acquifero. Le lunghe code verso le condotte, evidenziarono un malessere interiore ed una distacco sociale crescente.

    La soluzione poteva emergere con la costruzione di un impianto innovativo futuro e magari, cercando di ampliare la stessa capacità della diga.

    Alla fine degli anni ’70, la Cassa per il Mezzogiorno finanziò con due interventi, l’ammodernamento e l’ampliamento dell’intera rete al servizio della Conca del Fiume Delia, per complessivi ha 3.120 netti. Questo avveniva mediante condotte in pressione, alimentate dalla cabina di derivazione dal piede della diga. Un manufatto di riduzione del carico e di ripartizione delle portate al termine del tubo di presa dalla diga, assicurando la derivazione della portata massima di punta richiesta.

    Tra le novità presenti all’interno della Diga, trova spunto la pesca della Trota Fario ( Salmo Trutta). E' riconoscibile per la presenza di una piccola pinna dorsale in prossimità della coda. Il corpo è robusto e affusolato. La bocca è ampia , tipica del predatore ed è provvista di forti denti acuminati. Le squame sono rotonde e piccole. Il colore del corpo è grigio-verdastro sul dorso, argenteo sui fianchi e bianco-giallastro sul ventre. Sui lati del corpo sono presenti delle macchie di colore rosso più o meno intenso. La sua lunghezza è di 60-70 cm. Si ciba di insetti e vermi. E' stata introdotta nel bacino della diga Delia negli anni '80 per la pesca sportiva. 

    I riferimenti storici evocano passaggi d’entità umana interessanti. Oggi, la diga rimane un ampio prodotto passato, con eccellente vista dall’area attrezzata sita in Trinità . La sua posizione necessita quell’abbellimento visivo di cui, siam fieri e coscienti visitatori quotidiani.

    Un compiacimento naturale che abbraccia percorsi interessanti verso piccoli boschetti, la zona Costiera o lungo l’impervia salita dell’ex strada della Montagna verso Grimesi e la sua fantastica torre. Una testimonianza forte della capacità costruttiva e di reale presenza territoriale del nostro paese. 

    Un caloroso ed inopinabile ringraziamento allo storico Napoli, per la visione e cessione di alcune splendide immagini.

    1) Foto degli scavi per la costruzione della Diga e casa del custode ( agosto 1956)

     

    2) Foto degli scavi ritraente il lato preposto all' irrigazione a pioggia sui fianchi della diga. Essa permette alla vegetazione erbacea di trattenere e rassodare la terra

    3) Ponte di Barranu seppellito dall'invaso. Esso permetteva il passaggio verso Marsala

    4) Carcasse di auto rinvenute nella diga Delia nel 1961

    5) Stazione di pompaggio che alimenta vasca di modulazione

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