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La storia delle "forche" cvetranesi tra misteri, leggende e storia

di: Salvatore Di Chiara - del 2021-05-29

Immagine articolo: La storia delle "forche" cvetranesi tra misteri, leggende e storia

Nell'estremo ed immenso panorama circondario offerto dal territorio castelvetranese, un luogo assume quella rara forma di mistero. Accompagnato da uno scenario storico di gran caratura, ancora oggi è avvolto da un velo segreto ed inesplorato.

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  • Le " Forche" rappresentano un misto tra passato e contemporaneo, realizzando riferimenti storici confermati ed altri, immaginati da un percorso crudo e di notevole importanza sociale. Posizionata su un colle d'altura pari a mt. 107, le Forche trovano una sua collocazione nell'ex Priorato di Delia lungo la strada della Montagna (ex). Caratterizzano un territorio che, collegava la zona Delia al territorio di Galasi verso la città di Mazara e non lontana, da Madonna Bona.

    Uno studio approfondito, dagli incerti scenari storico-sociali, ha legittimato alcune posizioni di riferimento e l'aiuto incessante delle mappe territoriali del XIX e XX secolo, hanno dato luce ad alcune considerazioni interessanti e probabilmente veritiere.

    Le Forche potrebbero (usiamo fermamente il condizionale) essere state utilizzate durante la seconda metà del Cinquecento ed il Seicento, come posizione ultima per i condannati a morte. Un luogo silenzioso, lontano dal centro abitato e desolato in un paesaggio rurale e privo di concezione umana.

    I carcerati erano destinati ad un percorso tetro ed insignificante, accompagnandoli verso il richiamo della morte ed incapaci di una scappatoia e possibile salvezza. Evidenziavano un punto conclusivo per delle vite spezzate, quasi inermi di fronte agli errori commessi precedentemente. Un luogo strategico, abbandonato alla sua lontananza rispetto alla ferocia presenza umana. Una tesi poco avvalorata ed allo stesso tempo, assume i contorni celati del mistero.

    Nelle mappe citate (dal 1950 in poi), i casolari adiacenti ed utilizzati per gli allevamenti e mansioni agricole, prendono la denominazione di magazzini, le "Forche".

    Un pensiero colto con tempestività che prova a creare un intento costruttivo realizzabile e magari, lascia in sospeso tematiche di natura storica difficilmente ritrovabili e leggibili. L'attenta analisi catapulta l'osservazione nei ruderi presenti, cercando forti aspettative personali e tormenti di natura emotiva. Nella possibile idea d'una collocazione temporale effettiva, lo scenario ambientale moderno riassume la bellezza naturalistica circostante.

    La posizione florida osserva dall'alto lo splendore della diga Delia, creando una sfumatura di colori, fisicità paesaggistica e uno scenario fantastico. Di fronte ai ruderi, la presenza di un abbeveratoio detta i presupposti del passaggio umano nel corso del tempo, vissuto tra le coltivazioni e gli allevamenti. 

    Grazie alla magnifica collaborazione fotografica e significativa presenza dello storico Napoli, siamo riusciti a verificare il triste cambiamento strutturale. Nel corso degli anni, passando da un riferimento fotografico trentennale circa, sino a quello attuale, quel luogo ha perso alcune parti esterne. Il crollo vertiginoso di alcune mura, ha lasciato in dote tanta incertezza.

    Spesso, questa redazione ha lanciato moniti di responsabilità e collaborazione degli Enti preposti alla salvaguardia dei beni architettonici del nostro territorio, per un miglioramento futuro. E'  decisamente complicato e fuorviante illudere il visitatore, sperando possano riaffiorare nel tempo documenti che aumentino le fonti disponibili. 

    Castelvetrano è una città dal meccanismo prorompente. Essa alimenta quotidianamente la passione dello studioso, con minuziosi particolari e presenza incessante di realizzazioni architettoniche.

    Un percorso caratterizzato da molte sorprese, non distanti dal nostro vissuto giornaliero e dovremmo cercare insistentemente di render pubblico per una conoscenza dalle grandi proporzioni in ambito turistico.

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