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“Lavoro a Marinella come fossi a Milano. Dopo il lavoro niente metro, ma un bagno a mare e sarde arrostite”

di: Redazione - del 2020-07-11

Immagine articolo: “Lavoro a Marinella come fossi a Milano. Dopo il lavoro niente metro, ma un bagno a mare e sarde arrostite”

In Italia, sia nelle aziende private che nella PA, si sta diffondendo sempre più lo Smart Working (Lavoro Agile).

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  • L’emergenza Coronavirus ha probabilmente accelerato il fenomeno ma già da prima l’attenzione verso modalità di lavoro “smart” stava crescendo.

    L’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce “una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

    Una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorisce la crescita della sua produttività. Si tratta di organizzare i lavoratori in base agli obiettivi da raggiungere e non più sulla presenza fisica in ufficio.

    Di recente, inoltre, si sta pensando a progetti il cui obiettivo è quello di consentire alle persone, grazie all’uso della tecnologia e al lavoro agile, di trasferirsi, per periodi più o meno lunghi, al sud mantenendo il proprio posto nelle aziende attuali.

    Ciò aprirebbe le porte a scenari differenti rispetto al passato, soprattutto dal punto di vista economico. Basta confrontare l’affitto di un appartamento al nord con uno del sud Italia dove il costo della vita è molto più basso.

    Molti lavoratori del sud potrebbero tornare a vivere per certi periodi nella propria terra ma trovando le modalità adatte sarebbe un’opportunità per chiunque, al di là del luogo di nascita.

    Di tutto ciò ne abbiamo parlato con Federico, un giovane originario di Castelvetrano ma che è nato e cresciuto in Piemonte. 

    Federico lavora da alcuni anni a Milano presso una società che opera nel mercato libero dell’energia elettrica e del gas naturale.

    Ogni anno, nel mese di agosto, trascorre le sue vacanze a Marinella di Selinunte. Quest’anno, però è sceso in Sicilia con qualche mese di anticipo, approfittando della possibilità che gli ha dato la sua azienda di lavorare da remoto.

    Di cosa ti occupi presso la società energetica presso cui lavori?

    Sono un business controller analyst, mi occupo di monitorare e valutare la perfomance di business, i nostri clienti finali, e valutare gli scostamenti dagli obiettivi di budget.

    Ogni giorno quanto tempo impiegavi per andare e tornare dal lavoro?

    Due ore tra andata e ritorno, comprensivo di treno metro e spostamento a piedi a Milano.

    A settimana quante ore trascorrevi sui mezzi pubblici per andare al lavoro?

    Considerando solo mezzi pubblici circa otto ore settimanali, ritardi esclusi (quelli sono sempre presenti).

    Un passo indietro nel tempo. Emergenza Covid, poi il lockdown e successivamente l’inizio dello smart working. Quali sono state le tue impressioni iniziali nel lavorare da casa stabilmente?

    La mia azienda già da due anni ha iniziato la sperimentazione dello smart working, per cui sapevo come avrei dovuto gestire il lavoro a distanza. Questa esperienza pregressa mi è stata utile. Prima dell’emergenza Covid il nostro smart working era di 1 giorno a settimana, trovarsi a farlo 5 giorni su 5 non è stato così difficile e non noto grandi differenze lavorative tra la vita da ufficio e adesso.

    Come è maturata la scelta di andare giù in Sicilia per continuare a lavorare smart working ?

    L’idea di trasferirmi in Sicilia l’ho maturata durante il lockdown, la diminuzione dei casi e la conseguente apertura tra le Regioni mi ha convinto definitivamente ad approfittare della possibilità di lavorare dove volevo, senza nessun vincolo legato a una sede.

    Pensi che lo smart working possa essere una opportunità di rilancio anche per l’economia del sud?

    Penso che possa essere un’opportunità di rilancio per il sud, se altre persone hanno fatto o faranno la mia stessa scelta. Temo però che questa situazione sia solo temporanea, quando si tornerà alla normalità credo che le aziende aumenteranno sì il numero di giorni di smart working settimanale, ma non abbastanza da permettere di poter lavorare in una regione così lontana da quella della propria sede.

    Selinunte era il tuo luogo delle vacanze estive. Ora che stai vivendo a Selinunte e a Castelvetrano una quasi quotidianità cosa stai notando di positivo rispetto al nord e cosa di negativo?

    In Sicilia il clima e il cibo rendono l’attività lavorativa più godibile rispetto alla vita di città al nord. Sinceramente aspetti negativi non ne vedo, qui in Sicilia mi sono sempre sentito come a casa.

    Non hai avuto paura verso chi diceva di non volere la gente del nord in Sicilia?

    Temevo reazioni negative per me e la mia ragazza provenienti dal nord, invece sono stato accolto bene come ogni anno. Qui l’emergenza covid è meno sentita rispetto al nord, dove c’è una attenzione maggiore, dovuta sicuramente anche al numero di casi notevolmente maggiore delle regioni del nord.

    Hai adottato qualche precauzione?

    Certo ho seguito le norme previste, in particolar modo in aeroporto dove sono molto rigide, ma anche nella vita quotidiana qui in Sicilia cerco di rispettarle.

    Qual è la cosa più bella di lavorare in Smart working da Selinunte?

    Avere la possibilità, una volta terminato di lavorare, di potere andare in spiaggia ogni giorno.

    Avresti pensato che un giorno sarebbe stato possibile? Un bagno al mare post lavoro invece che prendere la metro non è proprio la stessa cosa.. raccontaci..

    Da un punto di vista strettamente personale la possibilità di andare in spiaggia appena terminato il lavoro è molto piacevole, tuttavia la pandemia che abbiamo combattuto è stata un’esperienza drammatica che non verrà dimenticata, quindi avrei preferito certamente un anno “normale”.

    Pensi che le aziende, passata l’emergenza Covid, possano istituzionalizzare questo modo di lavorare?

    Sì, lo smart working diventerà una realtà sempre più presente nelle aziende, la pandemia ha velocizzato tale processo che era già in atto negli ultimi anni. Penso che verranno concessi sempre più giorni a settimana di smart working, si arriverà a un 50%-50% di giorni di smart e giorni di ufficio, e sempre più aziende, quelle più restie al cambiamento, hanno capito dell’importanza dello smart working e si convertiranno definitivamente a questa strada.

    C’è chi pensa sia una vacanza lo smart working, invece è risaputo che, soprattutto, nel privato si lavora ancora di più e meglio. Sei d’accordo?

    Sì, nel mio caso non noto cali di rendimento rispetto al lavoro d’ufficio. I miei compiti li porto a termine come prima, rispettando sempre le scadenze. Credo, quindi, che lo smart working  sia un’opportunità importante per le aziende, non serve più un controllo diretto del dipendente come avveniva una volta ma solo legato alle sue performance lavorative.

    Il Sindaco di Milano vi sta reclamando visto che la città è vuota. Un po’ di distribuzione di lavoratori in giro per l’Italia però è anche equa ed economica per i lavoratori che spendono meno in affitto e ne guadagnano in qualità della vita. Che ne pensi?

    La qualità della vita qui è sicuramente migliore perché permette di coniugare al meglio esigenze personali e lavorative. Il costo della vita poi è più basso. Inoltre, si potrebbe mitigare le disparità fra nord e sud e permettere alle aziende stesse di non limitare il reclutamento a determinate aree geografiche vicine alla propria sede.

    Il tuo piatto preferito della tradizione culinaria siciliana?

    Pasta alla Norma e sarde arrostite.

    Come hai spiegato a tua nonna che scendevi in Sicilia a lavorare e che reazione ha avuto quando le hai detto che ti fermerai un po’ di mesi?

    Mia nonna è stata entusiasta quando le ho comunicato la notizia. Inoltre, può contare sul mio supporto per qualsiasi evenienza e si sente un po' meno sola.

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