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Quel tragico sequestro di persona da 50 Milioni di lire a CVetrano ad opera di cinque uomini

di: Salvatore Di Chiara - del 2021-06-11

La fase storica comprende atti e situazioni di diversa natura che, assumono peculiarità irragionevoli e spesso, sorprendenti. Alcune date son contraddistinte dalla necessità naturale di evadere dalla monotonia, riservando avvenimenti dalle particolarità intense. L'anno 1949 fu contrassegnato da una serie di episodi che stravolsero il tessuto sociale castelvetranese.

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  • Il post- guerra venne assorbito e vissuto con enorme sofferenza, lasciando strascichi di natura economica abbastanza eloquenti. Un paese in grave dissesto e con quell'istinto primordiale d'uscirne fuori con idee, progetti e contorni anche inesatti. Una ripresa annunciata dalle propagande elettorali, con ostacoli insormontabili ed un’organizzazione pessima dal punto di vista strutturale.

    La popolazione viveva di stenti e malgrado i buoni propositi, le forme illecite prendevano il sopravvento rispetto ai classici rituali del buonsenso. L’era fascista era stata “ quasi” totalmente soppiantata e nelle piazze italiane i manifestanti legati al comunismo provarono ad indirizzare il popolo verso nuove tematiche umane e strade da perseguire.

    La nostra città viveva di continue manifestazioni, tentando di modificare il pensiero retrogrado della cittadinanza. I modi, lo stile e gli avvenimenti crearono false illusioni, sfociando in un mancato allineamento alle idee partitiche.

    Nel febbraio del ’49, Castelvetrano fu scossa da una notizia allarmante, sconcertante ed allo stesso tempo, incontrollabile. Da mesi, i proprietari terrieri criticavano e si lamentavano dei continui soprusi ricevuti. In taluni casi, il furto del bestiame o dei raccolti e nei peggiori, il sequestro del possidente e la lauta richiesta di risarcimento. Quest’ultimi portavano ad esiti negativi e spiacevoli.

    Il sequestro del ricco possidente Palminteri comportò una protesta ufficiale da parte della categoria. Quest’ultima era esausta, stanca delle continue vessazioni subite e indifesa dalle istituzioni. La richiesta (pari a 50 milioni delle vecchie lire) dei sequestratori fu abbastanza alta per il periodo e poteva rappresentare un triste epilogo per la povera vittima.

    Invece, dopo alcune indagini tempestive durate pochi giorni da parte della polizia locale, i sequestratori (5) vennero scoperti e durante la liberazione del Palminteri iniziò una colluttazione dall’epilogo triste, disumano ed irreparabile.

    Tre sequestratori si disarmarono volontariamente e vennero arrestati. Il resto del gruppo decise di fuggire e dopo uno scontro a fuoco, vennero uccisi dai poliziotti. I cinque uomini appartenevano al partito comunista castelvetranese e gli stessi, erano soliti partecipare, organizzare e manifestare apertamente per le vie  cittadine di fronte ad una folla vogliosa e speranzosa del cambiamento immaginato.

    Addirittura, tra lo stupore generale e l’incredulità castelvetranese, uno dei tre arrestati era stato segretario della Federterra ( associazione a tutela dei proprietari terrieri del paese). In quell’attimo, svanì la persuasione del profondo cambiamento radicale ipotizzato, rendendo vano il lavoro mediatico del partito.

    Lo stesso, si chiuse in un profondo silenzio, assordante, poco stimolante e dovette alzare dei muri invalicabili. Non vennero rilasciate dichiarazioni in merito ed anzi, le loro battaglie profuse nel tempo all’interno del paese crollarono immediatamente.

    Gli unici ad uscirne vincenti dalla contesa, in un periodo buio della nascente Repubblica Italiana ed in una regione dove la Monarchia era stata votata prevalentemente durante il Referendum del 2 giugno del 1946 furono gli agricoltori e lo stesso possidente, seppur avviliti e dissolti nei pensieri di rivalsa. 

    Oggi, viviamo in un contesto di profondo odio sociale, ove prevalgono scelte di partito con scarsa cognizione qualitativa e mancanza di tatto sociale. La società civile, invisa dei suoi stessi problemi, decade di fronte agli estremismi e l’uso superficiale dell’intento intellettivo, relegando la sua posizione in un basso contesto culturale.

    Se iniziassimo a perseguire forme d’aggregazione collettiva e meno, personalismi accidentali e mancati obiettivi, forse, riusciremmo a realizzare parte dei nostri sogni.

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