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"Io, partannese, discriminato per essere andato al Nord a dare aiuto contro il Covid. Ho perso amici, ma lo rifarei". Intervista a Rosario Franco

di: Redazione - del 2020-06-15

Immagine articolo: "Io, partannese, discriminato per essere andato al Nord a dare aiuto contro il Covid. Ho perso amici, ma lo rifarei". Intervista a Rosario Franco

Il partannese Rosario Franco, 34enne, dopo un’esperienza lavorativa durante l'emergenza Covid nel bergamasco è tornato nel suo paese natale e l'accoglienza non è stata delle migliori così come ci ha raccontato ai nostri microfoni. Da alcuni è stato, infatti, criticato e considerato come un potenziale "untore". Noi della Redazione di Castelvetranonews.it lo abbiamo intervistato per capire meglio la situazione.

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  • Rosario, quando sei partito e che ruolo avevi?

    Sono partito l’11 aprile, ho lavorato come Oss, all'inizio in Terapia Intensiva presso l’Ospedale da campo di Bergamo poi sono stato spostato in un albergo Covid hospital con pazienti covid positivi a bassa intensità. 

    Quante persone hai visto soffrire?

    Tantissime vite, giovani e non. Li è stato un vero campo di battaglia.

    Raccontaci il ricordo più triste e quello più bello dietro di questa esperienza

    Il ricordo più triste è quello di un Vigile del Fuoco arrivato lì con 118. C’era la moglie fuori che piangeva e i sanitari la confortavano dicendole di stare tranquilla e che suo marito ce l’avrebbe fatta. Non è stato così, dopo 8 giorni è morto. 

    La soddisfazione più grande è la lettera di elogio aziendale per l'impegno che ho dimostrato e per come mi sono integrato all'interno del team.

    Cosa ti ha spinto a partire in piena emergenza?

    Volevo andare nella zona più colpita d'Italia, perché era lì che avevano bisogno. Tutti parlavano di Bergamo alla tv, nelle varie testate giornalistiche e ho ritenuto giusto fare questa scelta.

    Prima di tornare in Sicilia quanti test hai fatto già con esito negativo?

    Ho fatto due tamponi e un test sierologico, tutti negativi, e un altro test giorno 10 giugno a Partanna, anch'esso negativo. 

    Quando sei rientrato a Partanna?

    Sono rientrato giorno 5, ma prima di partire ho fatto il test sierologico che attesta che sono negativo e non ho mai avuto il Covid. Non appena arrivato, ho fatto un altro test più completo alla Misericordia di Partanna, grazie al Sindaco Nicola Catania che ha attuato una convenzione per i prelievi con la stessa Misericordia, per noi sanitari, a titolo gratuito per un attento monitoraggio.   

    Ora che sei rientrato, ti stai sentendo discriminato?

    Assolutamente sì. Le persone intelligenti che sanno di Sanità, mi danno coraggio e le persone che non sono del mestiere, anche gente laureata, mi criticano e neanche mi salutano. 

    Spiegaci qualche episodio che ti è successo.

    Persone che ritenevo amici neanche mi salutano e mi rispondono che prima deve passare un mese, che magari posso essere asintomatico. Come posso essere asintomatico se ho fatto uno screening completo? Oppure un altro episodio, stavo rientrando da Selinunte e ricevo una chiamata da un amico, all’1:30 in cui mi dice: “Rosà mi hai salutato poco fa con la distanza di sicurezza, sei sicuro di non essere positivo?” Ma secondo te esco sapendo di essere positivo? Avendo una bambina piccola, metterei a rischio lei? E poi c’è gente che fa la morale a me, e poi li vedo baciarsi e abbracciarsi senza mascherina dicendo che qua non esiste nulla.  

    Se potessi tornare indietro rifaresti la scelta di andare in Lombardia?

    Assolutamente sì. Non è stata una scelta di soldi ma di cuore 

     A chi non usa la mascherina e a chi pensa sia tutto finito, cosa pensi di dire?

    Che ancora non è finito nulla. Voglio ricordare che se fossero stati fatti test sierologici a tappeto ne sarebbero spuntati a migliaia nelle nostre zone.

    Prima di giudicare la gente, pensate a noi, a cosa abbiamo vissuto, la paura di ammalarsi, la paura di restare bloccati a lungo lì, la disperazione di gente che entrava in terapia intensiva e dopo tre giorni ne usciva in una bara. Non manca certo per la gente di qua, cercare di contagiarsi, perché pensano che il virus sia solo al nord.

    Nei locali ho visto tutti salutarsi con baci e abbracci, io saluto con il gomito e la mascherina la tolgo solo se devo bere qualcosa e poi la metto di nuovo. C’è troppa leggerezza, e mi dispiace sentirmi accusato dalla gente che non sa che io sono un sanitario e so rispettare le regole imposte. E’ per questo che ho deciso di non ripartire e di trovare un lavoro dignitoso pur di non essere denigrato ed emarginato, ho perso amici e finti amici.

    La pandemia causata dal Covid-19 è un evento storico senza precedenti. Tutto il mondo la sta vivendo con ansia e incertezza.

    Pensavo che ci avrebbe cambiati, ma vedo solo gente pronta a puntare il dito. Quelle persone hanno lavorato senza sosta, abbandonando figli e familiari, vi chiedo solo di non avere paura di chi ha lavorato anche per voi e adesso dopo il bene si ritrova a essere considerato come appestato.

    Non è giusto, soffriamo dentro per questa paura rivolta verso di noi, basterebbe solo un “Grazie, siamo fieri di voi”. Adesso mi prenderò una pausa facendo altro, perché essere giudicati per aver combattuto nella città più rossa d'Italia non è da tutti. Siamo tutti Bergamo, siamo tutti Italia, siamo Nord e Sud insieme, restiamo uniti!

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