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    Salemi, commemorazione dei morti di colera del 1837. Messa in suffraggio delle vittime

    di: Alessandro Teri - del 2017-11-03

    Immagine articolo: Salemi, commemorazione dei morti di colera del 1837. Messa in suffraggio delle vittime

    Far rivivere la memoria ormai persa di tutti quei salemitani scomparsi per l'epidemia di colera, che colpì l'Italia intera da nord a sud, nel 1837. Con questo proponimento si è tenuta per il quinto anno consecutivo, nella chiesa di San Francesco di Paola, una messa in suffragio proprio di quei defunti, a 180 anni dal contagio che investì tra le altre città pure Salemi, mietendovi 600 vittime.

  • clemente a7 novembre 2021
  • Ma c'è di più. Infatti quei morti vennero sepolti lontano dal centro abitato, quindi non nel camposanto storico, ma in un terreno acquisito allora apposta dal Comune in contrada Serrone, a metà dell'odierna strada per Gibellina, poco dopo l'incrocio della provinciale in direzione Mazara del Vallo. Peccato che col passare inesorabile dei decenni, delle generazioni a venire e dei ricordi man mano tramandati a fatica, fino purtroppo a scomparire, quel cimitero sia stato dimenticato, essendosene persa traccia per quasi un secolo.

    Ma adesso c'è qualcuno che vuole farlo ritornare un luogo di commemorazione, ricostruendo grazie ad una raccolta fondi la stele che una volta sorgeva in corrispondenza della fossa comune necessaria alla sepoltura per i criteri igienico-sanitari dell'epoca. Un'idea, nata per caso da alcune pagine di un libro sulla Salemi del diciannovesimo secolo, concretizzatasi poco a poco, grazie alla curiosità ed all'impegno.

    Fautore dell'iniziativa, colui che ha ripescato dal dimenticatoio il cimitero dei colerosi, è Vito Surdo: medico specialista in Ortopedia, con origini ben salde a Salemi, dove ritorna spesso ora che è in pensione, dopo una carriera passata in Veneto, culminata con l'incarico di primario all'ospedale di Mirano.

    Un uomo di scienza con la passione per la scrittura, per la storia e per le storie, che ha deciso di mettere a disposizione la sua opera, in favore della riscoperta delle radici sue e dei suoi concittadini. «Tutto cominciò leggendo il volume di Alessandro Catania, dal titolo “Gli illusi”, che tratta dell'epopea garibaldina a Salemi – ricorda Vito Surdo, ripercorrendo le tappe del suo interessamento – E tra quelle pagine di storia salemitana, c'è un passo in cui si racconta di un tale che ogni giorno andava a trovare i suoi cari al cimitero dei colerosi. Da lì sorse la domanda: dove poteva mai trovarsi quel luogo, se nessuno ne aveva avuto più notizia?».

    Fu in seguito a svariate ricerche, compiute anche interrogando gli anziani del paese sull'esistenza o meno in passato di un cimitero per i malati di colera, che Surdo poi venne a capo del mistero: «Finalmente riuscimmo a risalire ad un'area di mille metri quadri, in contrada Serrone, acquistata dal Comune nel 1837 per seppellirvi i colerosi, che venne appositamente recintata e dove fu costruito un monumento funebre alto due metri, meta di visite fino circa agli anni Venti del secolo scorso – spiega il medico – Vi era una stele, in pratica, di cui rimangono soltanto alcune pietre».

    È proprio in prossimità di quel cumulo di pietre, che non più di qualche giorno fa è stata posta una corona di fiori; al termine della cerimonia officiata alla presenza di una settantina di persone, fedeli e sostenitori del progetto per la riqualificazione del cimitero dimenticato, tra i quali la presidente del circolo “Aga”, Anna Maria Cusumano, il vicesindaco Calogero Angelo e l’assessore Vito Scalisi.

    «Se tutto va bene, entro la prossima primavera il cippo votivo verrà  ricostruito e l'area recintata, essendo solo in attesa del via libera dalla Soprintendenza ai Beni culturali», dice Surdo, che assicura come i soldi ci siano: «I fondi necessari li abbiamo già raccolti tramite la vendita del libro “Storie, storielle e bagarate”, scritto da me».

    C'è una convenzione col Comune, che ha solo individuato i confini dell'area, per cui nuova stele e recinzione sono opera dei promotori», conferma infine il vicensindaco Angelo.

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