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"Il silenzio uccide..." Riflessioni sul conflitto arabo-israeliano e sulle atrocità che si stanno consumando a Gaza

di: Maria Pia Parrino - del 2025-05-21

Immagine articolo: "Il silenzio uccide..." Riflessioni sul conflitto arabo-israeliano e sulle atrocità che si stanno consumando a Gaza

(ph. gds.it)

Quello a cui stiamo assistendo riguardo all’ormai annoso conflitto arabo-israeliano ha del paradossale: un intero popolo abitante la striscia di Gaza sta per essere estinto sotto l’indifferenza del panorama mondiale e, soprattutto, del mondo occidentale. Mentre consumiamo i nostri pasti nella sicurezza e nella serenità delle mura domestiche, assistiamo allo scorrere di immagini, a dir poco, raccapriccianti, in televisione o, standocene comodamente rilassati sui nostri divani, guardiamo svogliatamente le atrocità che ci presentano i social: bambini denutriti, adulti che si affannano a cercare un pezzo di pane ormai introvabile o dell’acqua, divenuta un bene preziosissimo, uomini e donne che hanno perso la loro casa sotto le bombe e che ci chiedono aiuto attraverso gli schermi dei nostri ultramoderni smartphone; in uno scenario, a dir poco, apocalittico domina la “cultura dell’indifferenza”, come l’ha definita in un’intervista Papa Francesco.

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  • Ma, a prescindere dalla gravissima situazione umanitaria, ciò che è oltremodo inquietante ed allarmante , nonché di una gravità inaudita, è che si sta istituendo un clima di terrorismo ideologico sulla base del quale si mettono a tacere, con gesti violenti e irrispettosi le voci di chi esprime dissenso e di chi intende sollevare la questione di fronte all’opinione pubblica.

    Qualche giorno fa al Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino un gruppo di studenti ebrei, tra cui vi erano anche degli Italiani, è stato aggredito durante un evento dedicato alla lotta contro l’antisemitismo e alla difesa della libertà accademica, da attivisti pro-Palestina e messo a tacere con la violenza.

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  • Il problema acquista ora una valenza molto preoccupante che evoca sinistramente i momenti più bui della storia quali quelli che portarono poi allo scoppio della seconda guerra mondiale: qualsiasi strumentalizzazione ideologica che induca comportamenti di intolleranza e di chiusura è assolutamente da condannare. Ma ciò che più fa paura è il silenzio, un silenzio che uccide: niente fiaccolate, niente cortei (ammesso che se ne riconosca l’utilità, ma sarebbero, comunque un segnale dell’opinione pubblica), pochi gli interventi umanitari e subito ostacolati e messi nelle condizioni di non operare.

    A prescindere dagli orientamenti politici ed ideologici e dalle conseguenti strumentalizzazioni, siamo di fronte ad un dramma umanitario dalle dimensioni immani e il grande paradosso a cui stiamo assistendo è dato dal fatto che proprio gli Ebrei , a loro volta, furono vittime del più grande genocidio della storia.

    Forse una sorta di moderna Nemesi? In ogni caso non si combatte una guerra portando alla fame i civili, bombardando gli ospedali, facendo mancare i generi di prima necessità, attentando ai bisogni fondamentali dell’essere umano riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti. In questo tragico panorama c’è una grande assente: l’umanità che viene a mancare sia da parte di chi compie atrocità, sia in chi le subisce fino a perdere la dignità della persona stessa.

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