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La storia della famiglia Saporito e della loro influenza su Castelvetrano dal 1900

di: Vito Marino - del 2013-07-02

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  • Dopo l’unità d’Italia i Saporito, per mezzo secolo, governarono la vita politica ed economica di Castelvetrano, fino ai primi del 1900. A loro si dovrà la costruzione del Teatro Selinus ed il sorgere di nuove attività imprenditoriali, come pastifici, oleifici, fabbriche di sapone.

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  • Inoltre, nelle loro mani passava il mercato del grano, l’esattoria, gli stabilimenti industriali e le cantine, la cooperativa muratori, l’ospedale, l’asilo infantile, il Comune e gli enti pubblici; nel 1884 essi diventarono proprietari dell’unica banca allora esistente in paese: “La Banca di Castelvetrano” ubicata in Via Bassi (Via G.B. Vico).

    Questa famiglia possedeva anche un castello e un importante stabilimento enologico, fondato nel 1874 in contrada San Nicola di Mazara; il tutto fu distrutto durante gli avvenimenti bellici della II guerra Mondiale.

    Tutta l’economia di Castelvetrano dipendeva direttamente o indirettamente da questa famiglia. Vincenzo Saporito fu Deputato al Parlamento Nazionale per il collegio di Castelvetrano dalla 15° alla 23° Legislatura dal 22/11/1882 al 29/09/1913. Al suo interessamento si deve la costruzione della linea Palermo Trapani, Via Castelvetrano, e della stazione ferroviaria di San Nicola, in territorio di Mazara, dove la famiglia aveva ricche proprietà terriere. Per il nostro territorio fu una grande conquista poiché, in mancanza di altri mezzi di comunicazione terrestri, la ferrovia allora era l’unica arteria che teneva unita l’Italia.

    La baronessa Ada Saporito, nipote di Vincenzo, asserisce che il capostipite di tutta la famiglia sarebbe il tenente colonnello Vincenzo Caime, chiamato “Sapuritu”, perché così in siciliano si chiama un bell’uomo. Questi ebbe due figli Giuseppe e Stefano. Su Stefano ci sono poche notizie, poiché rimase scapolo, mentre si sa che Giuseppe sposa Giuseppina Gagliano Curria di Agrigento, intesa “la ricca”, perché ricchissima.

    Per questo motivo i numerosi figli si chiameranno Saporito Ricca. Giuseppe di professione era “gabellotu”; a quei tempi gabellotu era un esperto fondiario che prendeva in affitto uno o più feudi, dando al proprietario un compenso detto “gabella”, salvo poi subaffittarlo a piccoli lotti, ad altri gabelloti o ai contadini con contratti da capestro, rimanendo a lui il grosso del guadagno.

    Con la legge 10/08/1862, in seguito alla vendita dei fondi rurali ecclesiastici, i due fratelli acquistarono molti feudi. Così, almeno due terzi del patrimonio fondiario censito nel territorio di Castelvetrano, diventarono di proprietà dei fratelli Giuseppe e Stefano Saporito ripristinando, di fatto, il feudalesimo nel territorio. Inoltre, gli 8 figli maschi di Giuseppe riuscirono a creare un forte potere politico, monopolizzando, la vita pubblica e sociale della città.  

    Secondo l’Archivio di Stato di Trapani, i fondi rurali acquistati, per complessivi 830 ettari furono i seguenti: Delia, Trinità, Magaggiari, Grandi, Mandrinuova, Giallonghi, Montagna, Fiume Grandotto, Buturro, San Giovanni, Agliari, Pionica, Masseriavecchia, Besi, San Nicolò Soprano e Sottano, Racasali, Giudeo Minore, Celso, Inoltre avevano oltre otto feudi a Bivona (AG) ed altre proprietà di poco valore per complessive 600 salme, provenienti dalla dote apportata dalla moglie.

     Per sintesi, riporto la numerosa discendenza composta da 8 figli maschi e 4 femmine: - Giuseppe, scapolo, fu sindaco di Castelvetrano e fu ucciso nel 1901 mentre era ancora sindaco- Felicita, rimasta nubile – Giovanni, sposato con la tedesca Gengherl – Francesco, rimasto  scapolo – Giulio, sposato con Anna Mangiaracina. – Cesare, sposato con Lucia Paola – Stefano,  sposato con Angela Arcuri di Palermo - Antonino (che sarà sindaco) sposa Gaetanina Valerio –Vincenzo, deputato alla camera, barone per meriti politici, sposa Ada Versino di Torino;  –Francesca, sposa il cav. Giovanni Paola – Alfonsina, sposa il cav. Antonio Buscemi – Caterina, sposa l’avv. Dondes di Palermo. Per la loro fama politica ed il potere economico raggiunto, nel luglio del 1862 ebbero pure l’onore di accogliere, con una loro carrozza, Garibaldi a Castelvetrano.

    Un Saporito accolse Napoleone Colajanni, quando arrivò a Castelvetrano dopo la rivolta dei fasci. Giuseppe Saporito fu per vent’anni sindaco incontrastato della città, fino al suo assassinio avvenuto il 17 gennaio 1901.

    A Castelvetrano, nell’attuale Via Mazzini, una lapide posta sul luogo dell’assassinio ricorda l’evento. La notizia, per il prestigio che godeva la famiglia, fu riportata in prima pagina su tutti i giornali d’Italia. Un busto in bronzo fu collocato all’interno del vecchio ospedale V. Emanuele II in ricordo delle opere notevoli di ristrutturazione operate nell’edificio, per volere del sindaco. L

    a loro potenza provocò invidie e rancori da parte degli avversari politici e di chi era costretto a rivolgersi alla loro autorità per chiedere favori invece di diritti. Amedeo Nasalli Rocca, Prefetto di Trapani, così scrive nella sua “Memoria di un Prefetto”: - “Un singolare caso di dittatura in grande stile era offerto in quegli anni in una popolosa città che non nomino, da una primaria famiglia di sette fratelli.

    Uno di loro era consigliere provinciale, uno sindaco, uno presidente della Congregazione di Carità, uno presidente della banca locale, uno membro della Giunta Provinciale Amministrativa, uno della Commissione Provinciale di Beneficienza, e finalmente, il settimo, deputato al Parlamento.

    In modo che nessuno degli abitanti della città era libero di fare qualsiasi cosa senza il beneplacito di questa egregia famiglia: se quella non voleva non si concludeva una pratica, non si risolveva un reclamo, non si spuntava un impegno, né in Comune, né negli uffici della Provincia, né in qualunque ufficio locale; non si otteneva un sussidio, non si scontava una cambiale... inutile rivolgersi alle autorità governative, con i quali i signori fratelli erano legati, né a Roma dove il fratello deputato era dal Governo trattato con ogni riguardo” - “Saporitismo”, allora fu definito questo particolare fenomeno storico di feudalesimo e dittatura politica che questa famiglia riuscì a creare a Castelvetrano.

    Tutti erano legati ai Saporito: dai cittadini: ai numerosi dipendenti, a chi aveva ricevuto qualche favore; ma anche la stampa e, principalmente, il clero, che nel passato era sempre alleato con i più forti e i più ricchi. Sul n.1 del “il risveglio” del 1909, un giornale a carattere politico amministrativo, Giovanni Bonagiuso, noto letterato di quel periodo, nei suoi articoli esprimeva un odio feroce nei confronti della famiglia Saporito che considerava un fenomeno di Pansaporitismo, poiché poteva fare il bello ed il cattivo tempo, il bene ed il male in tutto il territorio di Castelvetrano, Campobello, Mazara e Partanna. Il “Circolo della Gioventù”, di cui quello attuale è la continuazione, fu boicottato, perché di idee contrarie ed osò rifiutare un Saporito come presidente.      

    Ricordo che mia madre, ma anche altre persone anziane, mi hanno raccontato che, intorno al 1920, nonostante il fallimento della banca avvenuta nel 1911, e quindi il declino della loro potenza, quando tutta la masseria dei Saporito si spostava per la transumanza, si sentivano per giorni e notti muggiti, belati e grugniti accompagnati dal suono dei campanacci appesi al collo degli animali; le strade erano impraticabili per gli animali che passavano e per la sporcizia che lasciavano. Intorno agli anni ’50 – ’60 tutti conoscevamo il più spendaccione e bizzarro erede della famiglia, forse l’ultimo ancora molto facoltoso: Marco Saporito.

    Si presentava come una figura solenne, alta, con grossi baffi ed un largo cappello nero. Costui è riuscito a sperperare le sue ricchezze nel volgere di qualche decennio. Voce di popolo sosteneva che vendeva in continuazione appezzamenti di terreni per feste varie e divertimenti di Carnevale. Nelle sue tenute di campagna c’erano sempre grandi abbuffate in compagnia d’amici.

    Per ultimo ha venduto tutte le piante di ulivi di proprietà della moglie, per legname da ardere. Dei Saporito ai giorni nostri esistono ancora eredi con discrete proprietà, compresa la famosa chiesetta arabo-normanna della SS. Trinità, vicino al lago Delia, adibita a tomba di famiglia.

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