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Nel ricordo di Gennaro Pardo, artista dimenticato dalla sua Castelvetrano. Storia di un grande talento artistico

di: Salvatore Di Chiara - del 2021-06-07

Immagine articolo: Nel ricordo di Gennaro Pardo, artista dimenticato dalla sua Castelvetrano. Storia di un grande talento artistico

La nuda e cruda realtà mostra l'assenza di un forte ideale storico e spesso, la dimenticanza inopportuna di chi o coloro che hanno reso possibile un passaggio socio-culturale importante. La rabbia sfocia nella mancata capacità d'adottare un progetto formativo, maturo ed in grado di realizzare la giusta e meritevole riconoscenza verso i personaggi illustri castelvetranesi.

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  • Il nostro compito (dietro una tastiera o una macchina da scrivere), riflette nell'assecondare e consigliare gli enti preposti all’effettiva valorizzazione di un percorso celebrativo. Essi possono rendere possibile l'obiettivo.

    La presenza di Gennaro Pardo (il cui cognome originario potrebbe esser stato Pardi, dovuto alla presenza di alcuni parenti seppelliti con tal cognome) incanala un concentrato spassionato e magistralmente intrecciato di bravura, rispetto, armonia, fantasia e senso d'appartenenza.

    Nato e cresciuto nella nostra Castelvetrano, nonostante gli studi d'avvocatura (terminati improvvisamente) dedicò animo e corpo alla pittura. Questo pezzo è dedito alla conoscenza umana di un castelvetranese dalle indubbie e profonde basi morali, avendo trasferito la crescente libertà pensieristica nella sua attività.

    La quotidianità resa normale da un soggetto in grado di vivere il percorso terreno con enfasi comunicativa e lasciarsi trasportare dalla gentilezza del suo popolo, riconoscente verso un artista unico e colto. Quest'ultimo aspetto, l'ha reso encomiabile e trasparente.

    Folgorato dall'esperienza napoletana, ove rimase in ottimi rapporti con gli amici conosciuti in quella città, dovette far i bagagli e ritornare al suo paese. L'amor verso la famiglia, la sua terra natìa e il richiamo del territorio, perforarono l'animo di quest'uomo generoso.

    Il 19 settembre di ogni anno, in ricordo dei trascorsi partenopei e nella ricorrenza patronale napoletana (San Gennaro), il Pardo desiderava svegliarsi sempre presto ed andar alla ricerca di quella rara ispirazione per un nuovo capolavoro.

    Non dipingeva per accontentare gli altri. La pittura era adorazione, amore, contemplazione e preghiera. Chi adora, prega e crede per mostrarlo ad altri, non è puro con i suoi valori. Lo stile , riconosciuto ed invidiato da molti artisti, lo rese un uomo sensibile, ammirato e stimato dal tessuto sociale inferiore. Un esempio da seguire, lo stereotipo da cogliere come figura di spessore e fervente persuasione ideale.

    Un episodio interessante, sorprendente e aggiungerei incontrollabile dal punto di vista emotivo, accadde quando il Pardo chiese ad un'amica stimata di riprodurre un suo quadro. Quest'ultima rimase folgorata da questa richiesta improvvisa cogliendola di sasso, ingobbita dalla vergogna, poiché il maestro le avesse chiesto di dipingere un suo capolavoro.

    Lui riuscì a tranquillizzarla con una semplice e candida constatazione: "La pittura è la mia vita ed ogni quadro prodotto, rappresenta parte di essa. Se mi mettessi nello stesso luogo e con ugual punto di vista, dipingerei un quadro diverso dal precedente".

    Il racconto commovente, struggente e armonioso di un uomo amato dalla sua famiglia, rincorso dalla Peppina affinché gli desse il "parasolino" per ripararlo dal sole cocente estivo. Amava la sua Castelvetrano a dismisura e ogniqualvolta veniva compiuta un'opera infrastrutturale, la felicità raggiungeva picchi di gran risalto.

    Quando venne costruita la strada ferrata che collegava Castelvetrano con le rovine di Selinunte, si mise subito al lavoro e poté iniziare un nuovo capolavoro. Aprì il cavalletto, mise la tavolozza sopra ed ispirato da quel paesaggio lucente, creò un nuovo dipinto.

    Dalla sua tenuta detta “casina” sita in c/da Fontanelle, passava parte del periodo primaverile ed estivo alla ricerca di nuove idee. Dal piano superiore si affacciava verso orizzonti maledettamente vibranti, riuscendo a osservare una distesa verde verso Mazara attraversando una parte della valle.

    In quel periodo, realizzava un'attenta riflessione da capitalizzare con enorme soddisfazione. Gratificava con intrepida esaltazione personale Marinella. Spesso, scendeva verso la spiaggia e giunto “a lu Timpuni" , tutto appariva grande, immenso, splendido ai suoi occhi ed alla sua rivalsa di perfezionamento sempre desiderato.

    La sua commozione era deducibile dall'accoglienza dei pescatori selinuntini e amici vari durante i suoi ritorni. In attesa dell'entrata in casa, raccoglieva fiori d'ogni genere, colorati e profumati. Una volta giunto in prossimità veniva acclamato come un eroe e commosso, regalava le sue tavolozze dipinte.

    Spesso, non eran accettate perché meritavano d'esser conosciute ed osservate da tutti, nel loro splendore genuino e colmo di gran impegno e dedizione al lavoro. 

    Una ricerca approfondita ha creato un timore reverenziale e lasciato basito il sottoscritto. Parte della collezione del Pardo (mettendo da parte spunti e caratteristiche dei quadri personali già citati in altri volumi), son stati venduti all’asta tra il 1991 ed il 2020. Si conteggiano dai 26 ai 33 dipinti ormai sparsi in Italia e ceduti durante alcune aste.

    Pochi capolavori sono presenti in città e altri sono esposti presso la Galleria d’Arte Moderna di Palermo. La sua traccia rimane fonte indelebile di un periodo intenso dell’Italia.

    Riconosciuto e apprezzato durante la sua vita (dipinti presentati a Napoli e Milano), è stato totalmente  abbandonato dai suoi concittadini. Dal rischio crollo dell’abitazione sita in via Vittorio Emanuele, sino alla decadente tenuta di campagna. Dalla mostra organizzata con discreti successi nel 1958 dal Patera all’interno degli uffici comunali, la città si è affievolita del suo ricordo.

    La critica nasce dal profondo orgoglio interiore, mostrando di possedere la tenacia e una forte speranza futura.

    Pardo è parte integrante della storia castelvetranese. Merita la giusta riconoscenza con mostre, convegni, realizzazioni e un museo di spessore.

    La redazione di Castelvetranonews.it è aperta ad una soluzione concreta, lasciando ampi margini di spazio e dialoghi tra le parti. 

    Gennaro Pardo non può esser abbandonato nel dimenticatoio.  Ringrazio apertamente l’immenso storico Napoli per la collaborazione fotografica.

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