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L'Hikikomori "colpisce" sempre più persone post Covid19. Alla scoperta di un fenomeno in crescita dopo la quarantena

di: Dott.ssa Fabrizia Modica - del 2020-06-25

Immagine articolo: L'Hikikomori "colpisce" sempre più persone post Covid19. Alla scoperta di un fenomeno in crescita dopo la quarantena

“Hikikomori" è un termine giapponese che significa "stare in disparte" e viene utilizzato per descrivere tutti quei soggetti che per scelta propria decidono di limitare o eliminare del tutto la propria vita sociale per un periodo più o meno lungo. Tali soggetti rimangono così chiusi nelle loro abitazioni evitando contatti diretti con l’esterno, a volte limitano anche i contatti con gli abitanti di casa (genitori, fratelli o coinquilini).

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  • Questo fenomeno riguarda principalmente la fascia di età compresa tra i 14 e i 30 anni, principalmente maschi.

    Il fenomeno, che può essere definito come un vero e proprio disagio adattivo sociale, non riguarda però solo il Giappone, infatti anche in Italia tale fenomeno va crescendo e diffondendosi sempre più tra i giovani.

    Ma è giusto chiedersi quali sono le cause alla base di tale disagio: sicuramente il carattere rappresenta una variabile molto importante, solitamente sono soggetti particolarmente sensibili, con bassa autostima e difficoltà nell’intraprendere relazioni.

    La famiglia contribuisce sicuramente all’insorgenza di tale disagio; un eccessivo attaccamento o al contrario la completa assenza di sostegno da parte dei genitori può generare uno stato ansioso nel soggetto che tende a chiudersi nel suo mondo ed è spesso incapace di chiedere aiuto. Gli hikikomori sviluppano inoltre anche una visione negativa della società e quindi se ne tengono alla larga il più possibile.

    Con l’avvento della pandemia da Covid-19 questo fenomeno si è allargato fino a coinvolgere un numero sempre più elevato di ragazzi che preferisce passare le sue giornate nella propria stanza interfacciandosi con il mondo esclusivamente tramite i social.

    D’altronde per mesi i ragazzi sono stati obbligati ad usare pc, tablet e telefoni cellulari per svolgere le lezioni, per rimanere connessi con compagni, amici e parenti durante la quarantena. Per mesi hanno passato le loro giornate su Instagram, Facebook, Netflix e simili perdendo il contatto con la realtà e creando un mondo intimo dal quale adesso risulta difficile uscire.

    È quindi molto importante che tali comportamenti vengano attenzionati, rivolgendosi, se è il caso, ad un professionista.

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