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Il valore del lavoro. Lettera aperta all’Amministrazione Comunale di Castelvetrano

di: Daria Costanzo - del 2021-01-17

Immagine articolo: Il valore del lavoro. Lettera aperta all’Amministrazione Comunale di Castelvetrano

Quello che è gratis non ha valore. A dirlo è lo psicologo Robert Cialdini in un libro bellissimo (Le armi della persuasione, 1984) in cui scrive: «Il comportamento umano funziona spesso in termini di segnale e risposta automatica». In altre parole, interpretiamo la realtà sulla base di «principi standardizzati» che orientano il nostro giudizio.

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  • Uno di questi è relativo all’uso del denaro. Cialdini ci dice che tra gli stereotipi più diffusi troviamo anche il famoso «costoso = buono», e che quindi, senza andare troppo per le lunghe, per gli esseri umani il prezzo è un segnale di qualità.

    È sempre così? No. Certo però dietro al pagamento di un prezzo (o di un compenso, a seconda dei casi) non c’è solo la volontà di attestare una gratificazione. Quando paghiamo un prodotto o un servizio ne stiamo riconoscendo le sue qualità, quantifichiamo il valore che ha avuto – o che avrà – per noi.

    Nessuno è immune da questa logica, per quanto discutibile possa sembrarci. Provate a pensare, ad esempio, alla differenza sostanziale che percepite tra una catena d’abbigliamento a basso costo e una casa d’haute couture. Lo stereotipo costoso = buono tocca inevitabilmente anche voi.

    Per questo motivo fa riflettere la decisione presa dall’amministrazione comunale di Castelvetrano. Un avviso esplorativo, pubblicato il quindici gennaio, che dà il via alla ricerca di due consulenti specializzati ma a titolo gratuito. Gratis. Senza alcun compenso.

    Forse, dalle parti di Piazza Umberto I, lo stereotipo di cui vi ho parlato finora non funziona? Sarebbe bello pensarlo. Eppure temo che la realtà sia ben diversa.

    Io, autrice di questo articolo, lo so bene. Sono una freelancer (ho, in altre parole, una partita IVA) già da qualche tempo e mi occupo di comunicazione digitale e marketing dei contenuti. Lavoro, vivo e lotto in questo paesello che ormai conta poche anime. E mai, mai, ho avuto fra i miei clienti un mio concittadino. Né tantomeno qualcuno della vallata o della provincia.

    I soldi – se proprio vogliamo essere venali – arrivano da dove il sole nasce dal mare: la Sicilia orientale, Catania. E non solo: il resto del sud Italia, Roma, le province padane… li ho scovati addirittura oltralpe e oltre manica. Ma mai qui in paese.

    Siamo poveri? La questione è ben più complessa di quanto possa sembrare. I fondi raramente sono illimitati, e questo vale sia per le imprese che per i Comuni. Quello che conta, dunque, è riuscire a investirli con cognizione di causa.

    Nel gergo del marketing si parla di ROI (Return on investment): ogni volta che investiamo in una spesa, dobbiamo valutare quanto questa possa rendere nel lungo termine. Dobbiamo, in altre parole, capire se spendere dei soldi su un servizio ci porterà a un aumento delle entrate o a una perdita fatale.

    Ecco, il ROI di un consulente di comunicazione per il turismo è alto. Altissimo. Specie se consideriamo che Castelvetrano, e con esso tutti i comuni limitrofi, con il turismo letteralmente ci mangia. O, almeno, potrebbe farlo. Il turismo è di fatto l’unica salvezza di questa zona.

    E per rimetterlo in moto, una comunicazione ben strutturata è un passaggio fondamentale. Ne avevo parlato qualche settimana fa in un mio pezzo pubblicato su LinkedIn (Mentre Pompei vive, Selinunte riposa in pace). Una buona strategia comunicativa può stravolgere le sorti di un sito culturale, farlo rinascere, portare a guadagni mai immaginati prima.

    Come reagisce il Comune di Castelvetrano di fronte a questa prospettiva? Stanziando zero euro per un progetto che ne richiederebbe migliaia – e che ne potrebbe portare invece decine di migliaia.

    Per altro, le competenze e le qualifiche ricercate sono anche di un certo livello. Così come si legge sul bando, i consulenti devono avere: titolo di studio adeguato, esperienza professionale e pubblicazioni (addirittura!).

    Insomma, servono super esperti a cui non verranno ripagati mai gli anni di studio, l’esperienza sul campo e il sudore delle loro fatiche. Al più, a questi spetterà la gloria – e che gloria – d’aver provato a migliorare l’immagine di un paese che, a una prima occhiata, sembra proprio senza speranza alcuna.

    Sorvolo sulla divisione dei compiti che, per come è scritta sull’avviso pubblico, non segue alcuna logica: al consulente sul turismo tocca «la promozione dei beni culturali del territorio e del Parco Archeologico di Selinunte», il consulente per la comunicazione dovrà invece organizzare «seminari e convegni in materia di promozione turistica». Parti invertite, ruoli incomprensibili e molta, molta, confusione.

    Quello che è gratis non ha valore, come scrivevo all’inizio. E l’amministrazione comunale lo sa. Per chi ne fa parte, queste, sono cosucce da niente. Che ci vorrà mai, in fondo, a creare un portale web? Oppure a individuare una strategia comunicativa ad hoc per Castelvetrano? E la progettazione di una nuova comunicazione turistica in tempi di Covid, quanto tempo richiederà?

    Ve lo dico io, che ci lavoro: è un impegno full time. A tempo pieno. Un impegno a cui va corrisposto un compenso adeguato, perché qualsiasi altro sotterfugio (lavoro gratis, impegno su base volontaria, stage formativo) è un’offesa per chi fa della comunicazione il suo mestiere.

    E, soprattutto, contribuisce ad alimentare quella mentalità retrograda tipica della gente del posto, che percepisce il marketing e la comunicazione come pratiche superflue e che nel frattempo arranca, negli affari e nella vita.

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