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"Lascio CVetrano e vado alla ricerca di un lavoro senza sfruttamento e con i diritti che mi spettano.."

del 2019-09-07

Castelvetrano dall'alto

In foto: Castelvetrano dall'alto (ph. Tancredi Bongiorno)

Se si potesse fare un paragone, la Sicilia potrebbe facilmente essere accostata all’immagine del Polo Sud dal quale, di tanto in tanto, si staccano giganteschi frammenti di ghiaccio che finiscono poi per vagare per mesi nei mari freddi dell’emisfero australe.  Similmente, anno dopo anno, un “pezzo” della nostra isola se ne va senza più tornare indietro.Stiamo parlando di tanti giovani e non "costretti" ad abbandonare le proprie radici per coronare le proprie realizzazioni personali.

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  • Nessuna parola sarebbe mai in grado di spiegare che cosa si prova a veder partire e sentire, ogni volta, un pezzo di cuore in meno. Una castelvetranese Francesca, in procinto di lasciare Castelvetrano, ha dato sfogo alla sua nostalgia con una poesia per la" sua" Castelvetrano come lei stessa afferma ed una triste constatazione.

    Lasciare la propria terra fa sempre male. L'atavica assenza di opportunità lavorative spesso spinge giovani e meno giovani a lasciare la Sicilia alla ricerca di nuove opportunità lavorative. Una giovane castelvetranese qualche giorno fa ha fatto le valigie in direzione Veneto. La stessa ci racconta la sua esperienza e ci parla della sua dedica alla terra natìa:

    "Lavoravo come commessa all'interno di una attività commerciale, ma le regole meschine e approfittatrici mi andavano strette. Abbiamo deciso così insieme a mio marito, anche lui vittima di schiavismo lavorativo, di cambiare le nostre vite. Lui abita in Veneto da un anno e mezzo, dopo tanti sacrifici finalmente è arrivato l'atteso momento, e così è sceso a prendermi, è sceso per portarmi dove la terra non profuma di mare, non profuma di sfincioni appena sfornati... ma profuma di onestà e di serenità ... Quella che purtroppo non abbiamo potuto trovare giù"

    Mentre ero sul traghetto, la mia malinconia ha dato vita ad una poesia in dialetto per la mia Castelvetrano che voglio far leggere a tutti voi:

    "Oggi pì mmia è un gnornu chi un mi pozzu scurdari, Picchì la me terra e lu me amatu paisi appà lassari. Pi curpa di principala scarafuna e schiavisti, Appà a lassari la me famigghia e li me amici tristi. Castelvetrano mia, Sicilia bedda di lu me cori, Iu mi nni vaiu, ma lu me cori ogni gghiornu mori.

    Lassu lu manciari chiù prelibbatu, Lu suli e lu mari, di un paisi incantatu.

    Ma purtroppu, li "tò patruna" m'assicutaru di la me terra, È inutili perseverari, quannu si avi lu cozzu n'terra.

    Ficimu la qualsiasi cosa, pi arristari na sta' rosa. Ma li ciuri hanna essiri curati e amati, si li frutti vonnu essiri cugghiuti.

    In un paisi, dunni ci si accuntenta pi campari, c'è propriu picca di putiri sperari. Sirvizzu assai e sordi picca, e lu patruni chi ti fa la ripicca, ti rici di un ti lamentari di sti quattru pirocchi, picchì darrè la porta,c'è cu si facissi scavari l'occhi. Mi nni vaiu... ti staiu lassannu... Tornerò, ma un sacciu quannu...

    Ti prometto però,chi si Diu mi duna la possibilità, li vicchiai mi li vegnu a fari cà. Sicilia, bedda mia, terra di cultura e amuri, un mi vuliri mali pì favuri.

    Ora ti salutu cu la facci vagnata, Ma chissu unnè una addiu,mia cara terra amata."

     

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