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"Da Castelvetrano al set con Raffaella Carrà, il maestro Gassman e quel viaggio in Africa". Storia di Domenico Bua

di: Doriana Margiotta - del 2021-08-26

Immagine articolo: "Da Castelvetrano al set con Raffaella Carrà, il maestro Gassman e quel viaggio in Africa". Storia di Domenico Bua

Quando devo intervistare qualcuno, mi preparo per tempo, mi documento, faccio le mie ricerche perché preparo sempre una scaletta di domande da rivolgere al mio interlocutore. Qualche giorno fa, in una soleggiata mattina agostina, a Marinella di Selinunte ho avuto il piacere di conoscere un attore di Castelvetrano che ormai da più di 40 anni vive e lavora a Roma, Domenico Bua.

  • clemente a7 novembre 2021
  • Ci siamo seduti per un caffè ed io, come da consuetudine, ho aperto il mio taccuino pronta a rivolgergli le domande che mie ero preparata. Dieci minuti dopo l’ho richiuso perché la conversazione è diventata così piacevole che non era necessario seguire una scaletta.

    Domenico Bua nasce a Castelvetrano ma si trasferisce presto in Africa con tutta la famiglia per lavoro. Per proseguire gli studi superiori si trasferisce a Roma e lì conosce il mondo del cinema, che sarà il suo amore per tutta la vita.

    Dopo aver frequentato l’Accademia di Arte Drammatica, inizia a fare i primi passi nel mondo del cinema, interpretando un ruolo nel film “La Bravata” di Roberto Montero ed inseguito fu nel cast del film “Istantanea per un delitto “di Massimo Piri. Fu uno dei protagonisti di “Brillantina Rock “(1979) che si inseriva nel filone Travolta, molta musica e scatenate evoluzioni di ballo in discoteca. 

    La sua è una carriera piena di grandi successi e ha lavorato e conosciuto grandissimi attori, del calibro di Gassman, Monica Vitti, Mastroianni, Raul Bova, vivendo in pieno gli anni del periodo della “dolce vita romana”. Insieme abbiamo ripercorso la sua carriera e mi ha catapultato in un mondo fantastico, dove non sono mancati sorrisi ma anche qualche riflessione. 

    Lei ha frequentato la scuola di arte drammatica a Roma. Come sono stati gli inizi nel mondo del cinema? 

    “Tutta la mia famiglia viveva in Africa, ma per poter frequentare il liceo artistico, mi sono trasferito a Roma, il mio sogno ero quello di diventare un architetto e arredatore di interni. Questi erano i miei progetti, ma la vita aveva altro in serbo per me.

    Conobbi una donna, Cinzia Romanazzi, veniva dalle selezioni per il concorso di miss Italia a Taranto. Questa ragazza mi ha trasportato in un altro mondo, cambiai casa e andai a vivere a Trastevere con lei, perché in quegli anni era di gran moda. Ho visto questo mondo meraviglioso e mi sono buttato senza pensarci, giovane com’ero.

    A quello che avrebbe pensato mio padre della mia scelta non ci avevo pensato. Lì ebbi il mio primo castigo, perché quando i miei mi sono venuti a trovare e hanno scoperto tutto, mi hanno tagliato giustamente i viveri. Ma io ero ormai dentro questo mondo e non avevo nessuna intenzione di lasciarlo.

    Erano gli anni della grande movida e si frequentavano gli stessi posti in cui andavano i grandi attori e registi per poter avere dei contatti e poi poter lavorare. Per stare nel giro ti dovevano aver presente. In Accademia ho avuto come maestri Gassman, Monica Vitti e tanti altri e per essere notati da loro dovevi necessariamente frequentare i loro stessi posti.

    Ho avuto il grande sostegno di Cinzia, che è stata per me anche una maestra di vita. Gli inizi sono stati molto faticosi. È un lavoro fatto di grossi sacrifici, se non ti impegni ogni singolo giorno non lo puoi fare. Da fuori sembra tutto meraviglioso, ma chiunque fa questo mestiere inizia da zero facendo grandi rinunce, dedicando tutte le energie per raggiungere degli obbiettivi importanti.

    In estate si girano la maggior parte dei film e se non sei sul posto, ti dimenticano, ti scartano. Devi essere sempre presente, altro che vacanze estive. Sei un prodotto che nel momento in cui ti devono acquistare devi essere presente. È un grande sacrificio e devi rinunciare a tutto. Se non sei forte anche psicologicamente non ci riesci, tanta gente rinuncia perché si avvilisce.

    Devi avere una grande memoria, perché quando fai un provino ti danno delle battute da recitare, ma tu le devi far tue e le devi far vivere. Io non sono stato mai un protagonista, ma ho lavorato con gente importante che sa benissimo il mio valore e conosce il mio talento. Sono molto conosciuto e amo il mio lavoro. Ho avuta la grande fortuna di lavorare con i grandi del cinema e di conoscerli personalmente, tra cui Raffaella Carrà e Raul Bova. 

    Subito dopo l’Accademia ebbi la fortuna di fare delle pubblicità e di fare con la Medusa i famosi film detti “commedia sexy all’italiana”. E sono diventati dei cult. Ho firmato con la Medusa un contratto di tre film all’anno, ero giovanissimo e per me è stato un grande soddisfazione.

    Nello stesso periodo ho fatto una delle prime fiction con la BBC e anche quella è stata un’esperienza fantastica. Appena sono tornato a Roma, ho avuto un momento di smarrimento, forse perché l’ondata di successo è arrivata subito ed ero troppo giovane per gestirla bene soprattutto psicologicamente, e all’improvviso mi sono ritrovato vuoto.

    Ho chiamato mio padre che mi ha riportato in Africa. Rimasi lì dieci anni, allontanandomi da questo mondo, perché avevo bisogno di ritrovare me stesso. Mio padre, uomo intelligente, capì dopo qualche anno che quello non era il mio posto e con la scusa che gli mancava un pezzo, lui costruiva celle frigorifere e spesso mandava a ritirare i pezzi mancanti che non riusciva a trovare in Africa, di proposito non mandò a ritirare il pezzo ma chiese a me di andare a Padova per fare questa commissione.

    Mi fece fare una sosta a Roma di qualche giorno, lo fece proprio perché sapeva bene che sarei rimasto lì. Gli ho portato il pezzo ma sono tornato a Roma e ho dovuto ricominciare da capo.” 

    Ha lavorato con Raffaella Carrà. Che ricordo ha di questa grande donna dello spettacolo? 

    “Era una donna di grande spessore, con lei non si poteva giocare sul set. Molto seria, una virgola fuori posto non ci doveva essere e questo metteva parecchia soggezione. Era una signora della televisione e lavorare con lei è stato un onore. Era una persona molto severa e professionale.

    Un modo di lavorare molto diverso, per esempio, di quello di Raoul Bova o di Paolo Villaggio, entrambi molto bravi ma molto affabili e divertenti, un vero piacere lavorare con loro. Con Paolo Villaggio ho girato il film Banzai in Indonesia, di cui ho un bellissimo ricordo, ci sono stati tanti momenti di giovialità ma tanta professionalità. Anche lui ha fatto una lunga gavetta e sapeva benissimo i sacrifici che si fanno per fare questo lavoro.” 

    Che differenza c’è tra il cinema di ieri e quello di oggi? 

    “C’è un abisso. Prima, quando dovevi fare un provino ti trovavi davanti il regista, il produttore ed erano loro a decidere. Avevi un contatto diretto e se quella volta non ti avessero preso, ti avrebbero tenuto in considerazione per qualche lavoro futuro. Era sicuramente un mondo diverso.

    Oggi invece fai il provino con questi addetti ai casting, queste cassette vanno a finire alla produzione e se vai bene chiamano il tuo agente. Un meccanismo introdotto dagli americani ma che lascia poco spazio al rapporto diretto con il regista.

    Io ho avuto più problemi con registi siciliani che con altri. Ho fatto tre provini per Il Commissario Montalbano, direttamente con il regista, ma nessuno è andato bene, e non ho mai capito il perché. Anche con Tornatore non ho avuto una bella esperienza.

    Gli unici film siciliani, di cui ho fatto parte, erano diretti da registi non siciliani, uno era sulla storia di Padre Puglisi e l’altro era Canne Mozze, con Mario Imperoli, che mi aveva fatto fare Blu Jeans con Gloria Guida.

    Ho un bellissimo ricordo con la grande Lina Wertmuller, con lei ho fatto un casting, ma anche se non è andato bene perché ero troppo giovane e inesperto per il personaggio che avrei dovuto fare, è stata meravigliosa. Una donna di grande carisma e fascino. 

    Io amo questo lavoro perché non è una routine, e non ci si stanca mai perché appena finisci un film devi trovarti subito un altro ingaggio. Per questo motivo ci vuole un carattere forte e lo devi amare profondamente.

    Quando si sparisce è proprio per ricaricarsi e rinutrirsi e poi tornare sul set. Tutti hanno bisogno di un momento di pausa, perché sennò ti perdi. Il periodo di stop è anche un modo per rivalutare le relazioni private e tutto quello che si trascura per questo lavoro.  Il cinema è profondamente cambiato, ma non potrei fare altro nella vita e non mi fermerò mai.

    Altro cambiamento è che certi personaggi hanno una notorietà immediata, spesso non accompagnata dal talento e dagli studi, e durano qualche anno. Il successo è un’atra cosa, essere artista è molto altro.” 

    Quali sono i ruoli, che hai interpretato, che ti sono piaciuti particolarmente? 

    “Tutti i ruoli. Anche quello del “camposantaro” nella fiction di Rosy Abate. Ho amato e fatto miei tutti i ruoli. Ho sempre voluto fare questo nella vita. Mi dispiace non aver mai potuto lavorare in Rai, perché non ho mai avuto la raccomandazione politica, e tutti i provini che ho fatto non sono mai andati bene.

    Ma forse è stato un bene, perché diventerei un impiegato dello Stato. Io per tutto quello che ho conquistato non devo dire grazie a nessuno. Quando ero agli inizi, questo rapporto stretto tra politica e spettacolo era molto blando e nessuno mi ha mai raccomandato, sono andato avanti solo per il mio talento.

    Ho amato fare anche le pubblicità dove ovviamente ero il protagonista. Ho lavorato per Sammontana, Carte d’or, quattro salti in padella della Findus, e grazie a queste pubblicità ho viaggiato molto. Dopo la caduta delle Torri Gemelle, ho fatto un provino per la Pepsi Cola e siamo andati a New York per realizzare lo spot. Sono stati quindici giorni bellissimi e una meravigliosa esperienza. Sono stato anche in Germania, in Francia e di solito la scelta degli attori è diretta dalla stessa azienda.” 

    Ringraziamo Domenico Bua per aver voluto condividere con noi tantissimi ricordi legati al suo lavoro da attore. Il mondo del cinema affascina ognuno di noi e dall’esterno sembra un mondo solo di lustrini, invece dietro ci sono tanti sacrifici, tanta passione e molto lavoro.

    Un’artista è tale per tutta la vita e vi assicuro che Domenico Bua lo è nel profondo, innamorato da sempre del suo lavoro e ancora con una grande voglia di fare e di mettersi in gioco.

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