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La domenica delle Palme, la “palma della zita” e i “parmari”. La benedizione come auspicio di buona salute e di pace

del 2022-04-10

Immagine articolo: La domenica delle Palme, la “palma della zita” e i “parmari”. La benedizione come auspicio di buona salute e di pace

(ph. Baldassare Genova )

La Domenica delle Palme ricorda l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme dopo i 40 giorni trascorsi nel deserto, accolto festosamente dalla folla con ramoscelli di ulivo e palme, simboli rispettivamente dell’unzione di misericordia che egli diffonde sulla terra e la vittoria del Redentore sulla morte, acclamato come re d’Israele, che viene in nome del Signore.   Durante la messa si benedicono le palme intrecciate dai “parmari” e semplici rametti d’ulivo, simboli della pace e della vita eterna.

  • clemente a7 novembre 2021
  • Terminata la messa i fedeli portano in casa le palme e i rametti di ulivo benedetti sistemandoli sul capezzale del letto o dietro la porta di casa, perché preservi dalle malattie e dalle disgrazie e doni la pace. Per lo stesso motivo qualcuno li legava al carretto, alla barca, ad un albero in campagna; altri portavano la palma sulla tomba di un loro caro defunto. Il fidanzato portava alla fidanzata una palma di una lunghezza proporzionata all’amore che nutriva per la fidanzata: “la palma di la zita”.  Per l'intreccio, i parmari  usano la foglia della palma da datteri “fimminina” messa ad imbiancare al buio per qualche giorno.

    Quindi, la “palma” riccamente lavorata, simbolo di pace e di vita eterna è considerata anche come oggetto di comunicazione non verbale. La palma e il rametto d’ulivo si tengono appesi per un anno e, il giorno delle ceneri si portano in chiesa e il prete li brucia assieme a sarmenti di viti, durante la preparazione della cenere, che serve per la cerimonia religiosa. Oppure si bruciano in casa il giorno di Pasqua dell’anno successivo e la cenere si conserva.

    La Domenica delle Palme, secondo un’antica tradizione popolare era chiamata “Pasqua fiorita” per distinguerla dal giorno di Pasqua chiamato “Pasqua di li cassati”. Un proverbio diceva: “Pasqua in ciuri si vestinu li signuri, Pasqua di li cassati si vestinu li cacati”; (Pasqua in fiore si vestono le signore, Pasqua delle cassate si veste la bassa plebe). Quindi, le signore benestanti si vestivano bene, con i nuovi abiti primaverili, il giorno della Domenica delle Palme, mentre il popolino si vestiva per bene il giorno di Pasqua, in occasione dell’Aurora.

    Vito Marino 

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