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Nel ricordo del castelvetranese Padre Vincenzo Lombardo, il rifiuto dell’incarico affidato da Papa Leone XIII e una vita spesa per i deboli

di: Redazione - del 2022-07-26

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L’itinerario socio-religioso è stato imprigionato da situazioni e vicende storiche, che hanno perforato e peggiorato il rapporto tra Chiesa e fedeli. Gli scandali e le affermazioni negative, sono oggetto di discussioni accese e, oggi, il distacco con la fede è molto ampio. Eppure, grazie alla figura di Padre Vincenzo Giuseppe Lombardo, la storia di questo conflitto ci permette di valutare un personaggio dalle idee genuine e in grado di fornire gli esempi da cui prendere spunto.

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  • Un “pezzo” di vita vissuta nella sua Castelvetrano (nato nel 1836) e, poi, gli studi adolescenziali e la chiamata di Dio per proseguire altrove un itinerario religioso profondo. Nonostante una vita spesa fuori il territorio castelvetranese, al termine della vita terrena sentì il bisogno e il richiamo della sua Patria.

    Nelle ultime conferenze, dichiarava espressamente una mancanza sentita nel cuore, sopperita dal suo impegno con le comunità. Diciassettenne, entrò nell’Ordine dei domenicani e divenne un simbolo dello stesso. Compiuto il noviziato a Roma presso il Convento di S. Sabina, compì il primo passo come professo solenne.

    Una breve malattia lo riavvicinò momentaneamente nella sua Castelvetrano e poi, passò presso i conventi di Palermo e Noto. Fu ordinato sacerdote nel 1859 e, l’anno dopo, conseguì la laurea in filosofia e teologia. L’elezione a superiore del collegio “Ragusa” di Noto spalancò le porte a un cambiamento, che segnò notevolmente la sua vita. In un periodo di grandi contrasti e dalle percentuali di analfabetismo alte, il suo credo letterario provocò uno sconquassamento dei “Piani Alti”, perché affermava l’importanza dello studio e, principalmente, quello delle lingue estere.

    Molti ragazzi si avvicinarono allo studio dell’inglese, francese e tedesco, per ottenere dei successi nei vari campi (scientifico, letterario e commerciale). Un percorso “controcorrente” rispetto alla massa siciliana imprigionata nel malessere e nella povertà. Divenne un punto di appoggio per tantissima gente e splendeva una luce caritatevole e generosa. La Venerabile Madre Maria Antonio Lalìa, eletta superiore al collegio di Maria, grazie all’appoggio di padre Lombardo (suo direttore spirituale), decise di abbandonare la mansione e trasferirsi in Russia, spinta dagli ideali verso i bisognosi.

    Un aiuto maturo, rispettoso e sincero. Furono gli anni in cui affermò gli studi del neotomismo. Nonostante un’esigua esperienza ferrarese, rivestì un’importanza tale da essere stato uno dei promotori dell’affermazione delle dottrine filosofiche di Tommaso D’Aquino. Un impulso proveniente dall’enciclica “Aeterni Patris” di Papa Leone XIII.

    Quest’ultimo lo nominò Procuratore Generale dell’ordine e della S. Sede Arcivescovo di Catania e rispose con il suo immancabile e immutabile rifiuto. Il suo obiettivo era la diffusione di un linguaggio religioso che avvicinasse il popolo alla conoscenza della dottrina e condividerlo in più lingue. Iniziò un peregrinare che lo portò a vivere diversi ambienti. Riscosse successi in Germania (Dusserdolf nella vecchia Prussia), Gratz (Austria), Parigi (Francia), Tunisi (Tunisia) e in Italia a (Roma, Torino, Milano, Venezia etc.).

    Durante questi soggiorni di lavoro, espresse la volontà di estendere i suoi campi di conoscenze, iniziando una stesura di opere, saggi e liriche classiche e romantiche. Tra le opere più importanti, senza dubbio, lo studio teologico-giuridico sulla “Separazione dello Stato dalla Chiesa”. Due volumi di conferenze religiose e sociali e vari saggi sull’educazione dei collegi. Quest’ultimi, necessitavano dell’apprendimento delle lingue estere, unite alla Fede e Libertà.

    Tra le liriche di maggiore consenso, non vanno dimenticate la “Vergine del Chiostro”, la “Ninna-nanna” e “Amore e lacrime”, che raccolse in un libro chiamato le spighe di Ruth. Un capolavoro di modestia, moralità e comprensione sociale, il quale richiama alla nota figura biblica che segue i mietitori per raccogliere le spighe cadute.

    La sua presenza divenne un punto di riferimento e due episodi hanno evidenziato la caratura internazionale. Nel 1865 scrisse una lettera indirizzata a Mons. Malou, Vescovo di Bruges, che aveva aspramente criticato la dottrina di San Tommaso D’Aquino, in contrasto con l’Immacolato Concepimento della Santissima Vergine. Un’affermazione che aveva scatenato la delusione nell’ordine dei domenicani.

    Lo stesso padre Lombardo scrisse due volumi per affermare l’esatto contrario e, a spese proprie (L.1.50), le inviò al vescovo belga. Un altro episodio di notevole affermazione intellettiva e spirituale avvenne col caso Mauro ad Acireale. In una controversa vicenda (evitando di dilungarci), venne chiamato in causa e, con somma delicatezza espresse un pensiero: “Da quanto ho udito e veduto in poco più di due anni…” e quella bellezza interiore in grado di mettere a tacere qualsiasi forma ipocrita distruttiva. 

    Il nostro concittadino si ammalò gravemente e provò a resistere al male in qualsiasi forma. Dovette cedere il passo con la vita terrena nel 1909 (4 settembre) e, oggi, la Treccani menziona padre Lombardo tra i migliori interpreti dell’ordine, nonché tra i personaggi di grande rilievo in ambito religioso. Non è compito mio stilare una graduatoria di gradimento ma, attualmente, molti personaggi si sono distinti e affermati come personaggi influenti e dobbiamo attribuirgli il giusto riconoscimento che meritano. Saremo pronti a farlo o lasceremo perdere anche quest’occasione? 

    Sarò ripetitivo nelle mie scorribande di ringraziamento, ma lo storico Napoli, delizia la cittadinanza con veri e propri capolavori fotografici.

    Foto per gentil concessione di Vincenzo Napoli

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