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Quando nel 1866 il Comune di Castelvetrano istituì la “cinta daziaria” e fu divisa in otto rioni

di: Vito Marino - del 2019-10-03

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La globalizzazione sta facendo scomparire le ricchissime tradizioni siciliane, usi, costumi, economie agricole- pastorali, tanti valori inestimabili, che costituiscono la cultura di un popolo. Di contro arrivano altre usanze e altri vocaboli stranieri, provenienti da popoli meno ricchi culturalmente, ma più carichi di influenza economica, politica e, principalmente militare. Oggi più di ieri è necessario non perdere la memoria delle nostre radici e della nostra identità storica.

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  • Oggi la scuola fornisce ai giovani una formazione ancora più generale; addirittura europeista e universale, senza confronti e senza legami con la realtà e i luoghi in cui essi vivono. Le lingue delle minoranze etniche vanno scomparendo assieme al modo di esprimersi dei contadini e pastori e dei nomi da loro assegnati alle varie specie di alberi, piante, animali e ai molteplici aspetti e fenomeni della natura.

    Così, ad esempio, col terremoto del ’68 e l’arrivo della stampa nord-italiana, che non conosce la lingua e la storia siciliana, il nostro fiume Belìce, così chiamato, sin dalla denominazione araba è diventato Bélice. Eppure, fra la cultura del popolo, ancora sopravvivono residui della scomparsa Civiltà Contadina, come la toponomastica La toponomastica è la parte della linguistica che si occupa dell'insieme dei nomi attribuiti alle entità geografiche. I toponimi oggi vengono studiati perché anche dopo tanto tempo e malgrado il passaggio da una lingua ad un'altra, mantengono informazioni preziose su una civiltà completamente scomparsa, lasciano tracce nei nomi locali legati ai luoghi abitati (paesi, contrade, vie e attività economiche), alle entità geografiche (vallate, monti, insenature, isole, laghi e mari) ed ai diversi corsi d'acqua (sorgenti, torrenti e fiumi).

    Lo studio toponomastico di un territorio parte dall'individuazione dei toponimi esistenti consultando le fonti disponibili e ricercando i toponimi storici ricavati da catasti, atti notarili, registri parrocchiali e archivi storici, ma anche sulla memoria storica delle persone anziane. La denominazione delle strade a Castelvetrano, nel lontano passato, diciamo nel XVIII secolo, avveniva automaticamente da parte del popolo, col ripetere le manifestazioni folcloristiche che si svolgevano in quel determinato luogo (come la strata di la cursa) oppure dalle attività artigianali che vi si svolgevano (la strata di li scarpara, la strata di li issara, ecc.), ma spesse volte derivavano dai nomi di famiglie rispettabili che qui abitavano (Via Bonsignore, Via Agate, ecc.).

    Le chiese erano un altro punto di riferimento molto facile da localizzare e ancora oggi la popolazione ne fa riferimento per localizzare un dato luogo. Per le entità geografiche più importanti interveniva il principe, che governò Castelvetrano fino al 1812. Dobbiamo tener presente che allora il popolo era in prevalenza analfabeta e non poteva leggere i nomi scritti sulle lapidi, che d’altronde si riferivano a personaggi a loro sconosciuti; per loro era più facile un riferimento più popolare a tutti conosciuto.

    Per regolare il groviglio delle denominazioni verbali attribuite dal popolo, spesso in molte copie, si iniziò a dare una regolamentazione, iniziando con il dividere la città, alla fine del 1500, in quattro quartieri: San Giacomo, Sant’Antonio, San Giovanni e San Nicola.

    Il quartiere di S. Giacomo che è il più antico, è posto nella contrada della Terravecchia (toponimo che contraddistingue la zona più abitata della Castelvetrano antica, che si estendeva alle spalle e lateralmente al Castello, corrispondente alle odierne via Savanarola e La Farina).

    Con provvedimento n.4 del 20 novembre 1866, il Comune di Castelvetrano istituì la “cinta daziaria”, che chiudeva l’aria cittadina oltre la quale il dazio non si pagava, mentre con provvedimento comunale del 14 maggio 1869, la città fu divisa in otto rioni daziari dove si poteva accedere attraverso le porte: “Porta Cappuccini, Porta Monastero, Porta San Giuseppe, Porta Misericordia, Porta San Francesco di Paola, Porta Targia, Porta San Bartolomeo ( a toccare la chiesa), Porta San Rocco (già Porta Taschetta), Porta Itria, Porta S.Francesco d’Assisi (oggi Garibaldi), Porta Frazzetta, alla Porta Cottone. Queste “porte” divennero un altro punto di riferimento toponomastico facilmente memorizzabile dal popolo. Riporto ora soltanto alcuni nomi riferentisi a strade, piazze e cortili.

    - LA STRATA DI LA NIVI (la strada della neve) e la Via Gaggini, una volta si chiamava Via Neve.

    - LA STRATA DI LU BADDUNI (la strada del pallone -Via Bartolomeo Amari) - Ai tempi dei principi Pignatelli Aragona c'era una specie di campo sportivo attaccato al castello, con 10 archi e coperto; qui si svolgeva un gioco particolare di pallone.

    - LA STRATA DI LU PUPU (Via La Masa, Via B. Militello, Via G. La Farina ): si trattava di tre vie medievali molto strette (due metri circa); nel 1892 è stata posta una colonnina di metallo (pupu) al centro di ogni strada, per impedire il passaggio dei mezzi di trazione di allora: carretti, calessi e traino.

    - LA STRATA DI LI SCARPARA (la via dei calzolai -Via Pietro Colletta, ex Via Maestranza Calzolai); era così denominata dai tempi delle corporazioni d’arte e mestiere del 1600, quando tutti i calzolai erano concentrati in questa strada

    - LA STRATA DI LI ISSARA (La strada dei gessai - Via P.Luna); detta così per le “issarie” (fabbriche di gesso). Ricordo che negli anni ’50 ce n’erano tre. I gessai prelevavano le pietre di gesso in località “montagna” e tramite cottura nelle fornaci li trasformavano in gesso per l’edilizia.

    - LA STRATA DI LA RROTA (la strada della ruota -Via S. Mancini) – In questa strada c’era la 'la rota', cioè la “ruota dei proietti”: chi aveva avuto dei figli indesiderati, invece di buttarli nel cassonetto della spazzatura, come si usa purtroppo fare oggi, li affidava alle suore tramite un marchingegno così chiamato.

    -LA BIANCA (Via Cusmaroli). In questa via esisteva la Chiesa di Nostra Signora della Bianca che venne demolita al 1798.

    - LA STRATA DI LA CURSA (la strada della corsa – Via Vittorio Emanuele, già via San Francesco di Paola) , così comunemente chiamata ancora oggi. Fino agli anni ’50 del secolo scorso in questa strada, in occasione delle ricorrenze festive più importanti, si svolgevano le corse dei cavalli.

    -LU CHIANU (il piano) era la piazza principale, il centro del paese, la piazza per antonomasia; secondo il giudizio popolare, essendo molto noto, non aveva bisogno di un nome proprio. Si tratta dell’odierno sistema delle piazze, che è composto dalle seguenti tre piazze: Piazza Carlo d’Aragona, già via Garibaldi; una volta era suddivisa in Via delle Botteghelle (da Via Garibaldi fino al teatro Selinus) e Piano del castello o di San Pietro, la rimanente parte di Piazza serviva per le manifestazioni pubbliche.

    Piazza Umberto I, che prima era chiamata Piano dei commestibili e piano della Foglia, per le botteghe di generi alimentari che c’erano; oppure era chiamata piazza della Ninfa, per la bellissima fontana detta della Ninfa, che ancora esiste . Piazza Principe di Piemonte che in precedenza si chiamava Piazza principe di Napoli e ancora prima ancora si chiamava Piazza Vecchia. In questa piazza iniziò la rivolta a Castelvetrano dei Fasci siciliani.

    - LA CHIAZZA (Piazza Nino Bixio). Anche questa piazza, per la sua notorietà e importanza non aveva bisogno di una denominazione. Qui s’incrociano sei strade, e fino agli anni ’70 circa era frequentatissima anche di notte, perché c’era ancora “lu scagnu”.(il mercato di frutta e verdura all’ingrosso) con grande “cialoma” (un rumore confuso di molte persone).

    - LU CURTIGGHIU DI L’AGGHI è stato trasformato in una piccola ma importante strada Via G. Meli, perché comunica la piazza Regina Margherita con Piazza Martiri d’Ungheria. La denominazione proviene dal medioevo quando esistevano le corporazioni di arte e mestiere e i commercianti e artigiani dello stesso genere si concentravano in una stessa via, quartiere o cortile. In quegli anni c’erano diverse persone che sapeva intrecciare l’aglio, un condimento usato moltissimo nell’alimentazione, ma anche come medicina e contro i poteri maligni occulti

    - LU CURTIGGHIU DI GIULIANU (Il cortile Di Maria), già Cortile Craparotta, si trova in Via Fra’ Serafino Mannone; è famoso a Castelvetrano, ed è chiamato in questo modo, perché qui è stato trovato ucciso nel luglio del 1950 il famigerato bandito Giuliano.

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