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Storie di campane, campanilismi e....fonditori

di: Salvatore Di Chiara - del 2022-03-24

Immagine articolo: Storie di campane, campanilismi e....fonditori

Ho sempre sognato il rumore scrosciante delle campane castelvetranesi suonare a festa, unite in coro verso un'unica direzione e rallegrare la città. Un' armonia che accompagni le disgrazie alla porta d'uscita e dia un senso alla nostra vita. Libertà manifestata dalla melodia profusa dalle nostre chiese (poche) in attività.

  • clemente a7 novembre 2021
  • La storia  castelvetranese è condita da un lungo percorso tra maestri e fonditori e grazie alla mente sapiente dell'illustre storico G. B. Ferrigno, possiamo  iniziare a raccontare gli episodi salienti delle fusioni più celebri delle “nostre” campane.

    Il primo autore a descrivere l'arte fusoria siciliana è stato Fazello e nei suoi scritti menzionava la comunità di Tortorici come centro funzionale delle fusioni. Tesi avanzata da altri scrittori e autori che, dopo  studi approfonditi riuscirono a documentare con fermezza l'importanza  rivestita dal comune messinese.

    Sin dal 1614 la nostra città fu uno dei punti di riferimento dei massimi esponenti tortoretani a tal punto che, venne chiamato in causa l'orologiaio maestro Luciano Mainera dall'Università castelvetranese per rimettere ed accomodare l'orologio nuovo della chiesa di S. Giovanni Battista (fornita in quel periodo di un orologio pubblico), per fare alcune ruote nuove e rifarne altre.

    Tra i primi 37 fonditori  tortoretani, alcuni operarono nella nostra città e vennero chiamati in causa per la realizzazione di veri capolavori. Tra essi (in ordine  alfabetico), nel 1627 Francesco Calimeri, Ferraù Filippo senior e junior  rispettivamente nel 1637 e 1693, Ferraù Francesco nel 1671, Ferraù Giuseppe  nel 1671, Garbato Natale nel 1585, Sanfilippo Antonino senior e  junior nel 1530 e 1637, Zummo Bartolomeo nel 1631 e Zummo Gaetano nel  1695.

    Successivamente vennero aperti nuovi laboratori in Sicilia e tra questi, uno a Castelvetrano grazie alla presenza della famiglia Pantano, eccelsi maestri fonditori. I contratti stipulati erano regolamentati  da alcune caratteristiche chiare e conformi, sostenute affinché non ci  fossero dissidi da ambo le parti.

    I quattro punti salienti erano così divisi:

    1) La campana doveva essere fusa e costruita, fatta e  compiuta magistralmente, secondo arte, di buon suono, sana, pura e monda d'ogni difetto ed imperizia, a spese, lavoro, rischio, pericolo e fortuna del fonditore, e di un peso determinato.

    2) Per il prezzo a ragione di.... ogni cantaro ( = Kg. 80  circa), in denaro contante .

    3) Oltre il prezzo convenuto, i committenti si obbligavano corrispondere al fonditore o una somma giornaliera per  vitto, oltre l'alloggio, o addirittura vitto e alloggio.

    4) Il fonditore dava garanzia che la campana non si sarebbe rotta per almeno un anno: talvolta però il termine di garanzia  arrivava a due, ai tre ed anche ai quattro, dal giorno del collocamento sul ​ campanile, obbligandosi a rifonderla, senza alcun pagamento, meno  vitto e alloggio, ove si fosse rotta nel detto termine.

    Le condizioni non si soffermavano soltanto ai punti citati  ma estendevano il campo anche ai materiali utilizzati: dal gesso, alla terra, i  mattoni per il forno e la forma. Poi, la qualità dei metalli da lavorare, la  legna fino al bronzo rotto.

    L'organizzazione del lavoro era molto attenta e dettagliata  minuziosamente nelle sue caratteristiche limpide e particolari. Si  costruivano le forme e mettevano sui forni fusori, curando di lasciare i canali e gli  sfiatatoi; plasmavano con la cera gli epigrafi , le figure, le  decorazioni - spesso eseguite da artisti valorosi e, quando tutto era pronto,  abbeveravano la forma col metallo incandescente.

    Durante la realizzazione di alcune campane, avvennero  delle vicissitudini che segnarono completamente l'opera in atto. A farne le  spese fu quella della chiesa d' S. Agostino, poi della Collegiata di S. Pietro e successivamente della chiesa di S. Francesco D'Assisi dove  si ruppe. Venne venduta dal nostro comune nel 1917.

    Su tale  campana c'erano in bassorilievo: in un primo ordine una croce, in un secondo  ordine tre figure e, cioè, nel mezzo della Nostra Donna della Consolazione, a destra S. Agostino e a sinistra S. Nicolò Tolentino. Nella parte  opposta, in corrispondenza dell'immagine di N.D. Della Consolazione, ​una figura di santo e baculo.

    Grazie a una constatazione fatta dal pittore Gennaro Pardo, oltre ai bassorilievi citati un altro era presente vicino all'orlo e raffigurava una serpe. Potrebbe essere la sigla appartenente ai maestri castelvetranesi Serpotta e dallo stucco fine, la tesi di Pardo trova ferma  convinzione.

    Sono presenti nell'archivio notarile almeno venti atti di contratti pattuiti per la fusione di alcune campane " storiche" della città. Evitando di dilungarmi nella  spiegazione, colpisce l'importanza e la semplicità nella stipulazione dei documenti.

    Alcuni dati a disposizione  forniscono di fusioni per quanto riguarda la campana grande della chiesa di S. Giovanni Battista grazie al maestro castelvetranese Pantano e datata 1668. Una campana fusa in data 1530 dal maestro Sanfilippo per la  chiesa Madre. Anche il monastero dell'Annunziata ebbe la sua campana  nel 1585 grazie al fonditore Natale Garbato. Nel 1621 fu la volta della  chiesa di S. Domenico sempre col maestro Sanfilippo. Nel 1804 toccò  alla chiesa dello Staglio grazie al fonditore Giuseppe Virgadamo di Burgio (ridente cittadina agrigentina con la presenza di un laboratorio per fusioni).

    Il rintoccare delle campane scaturiva nella gente un pulpito d'emozione, dove la tradizioni popolari prendevano il sopravvento sulla  quotidianità. Nelle giornate festive scandivano il passo alla gioia sfrenata nelle antiche movenze di paese. Le campane erano il simbolo d'una  ruralità morente e​ sofferente nei confronti della modernità.

    Oggi è inaccessibile qualsiasi tipo di visita e malgrado le  difficoltà del caso, il racconto può scaturire quel senso d'appartenenza  alla storia della nostra città. Un territorio protagonista anche con il suo  laboratorio e in grado di fornire valorosi maestri che hanno prestato  servizio per la comunità.

    Ringrazio il valoroso, immenso e generoso contributo  fotografico dello storico Vincenzo Napoli.

    Campana sud Chiesa Madre

    Campana sud Chiesa Madre

    Campana Chiesa dell'Annunziata

    Campana Chiesa San Giovanni

    Campana Chiesa San Domenico

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