Ex aeroporto CVetrano. E se una parte venisse destinata ad aviosuperficie per velivoli leggeri? “Impatto economico per il territorio”
di: Redazione - del 2026-04-04

Un progetto da oltre 78 megawatt per la produzione di energia solare e, al tempo stesso, il rischio di cancellare una parte significativa della storia e della vocazione infrastrutturale del territorio. È il nodo che si sta delineando attorno all’ex aeroporto di Castelvetrano, oggi al centro di un intervento promosso da Eni attraverso la joint venture Greenit.

L’area, circa 110 ettari, non è un semplice spazio inutilizzato. Costruito negli anni Trenta come base militare, lo scalo ha avuto un ruolo strategico durante la Seconda guerra mondiale, diventando punto operativo per missioni nel Mediterraneo. Dopo la dismissione nel 2010, la struttura è rimasta inutilizzata, ma conserva ancora elementi tecnici rilevanti, a partire dalla pista, considerata idonea per attività di volo leggero.
Oggi, però, il destino dell’area sembra orientato verso una trasformazione radicale. Il progetto fotovoltaico prevede l’installazione di pannelli su circa 96 ettari, con una copertura quasi totale dell’ex aeroporto. Un intervento che, se da un lato rappresenta un tassello importante nel percorso di transizione energetica, dall’altro solleva interrogativi sul consumo di suolo, sull’impatto paesaggistico e sulla coerenza con la destinazione urbanistica vigente, che prevede un uso aeroportuale.

Tra le criticità evidenziate anche la possibile demolizione di parte della pista e la vicinanza al centro abitato, elementi che stanno alimentando il confronto tra istituzioni, cittadini e operatori del settore. Nel dibattito emerge però una proposta alternativa: non una scelta tra energia e infrastruttura, ma un’integrazione tra le due funzioni. L’ipotesi è quella di ridurre l’estensione dell’impianto per mantenere e riqualificare una porzione della pista, trasformandola in aviosuperficie destinata a velivoli leggeri.
Una soluzione che, secondo i sostenitori, consentirebbe di limitare l’impatto ambientale, preservando parte del suolo e migliorando l’inserimento paesaggistico dell’impianto, ma anche di valorizzare una struttura già esistente, evitando nuovi interventi invasivi altrove. Non solo. Il recupero dell’infrastruttura potrebbe aprire prospettive economiche legate al turismo di nicchia e all’aviazione leggera, creando nuove opportunità occupazionali e rafforzando i collegamenti del territorio, anche in una dimensione mediterranea.
Resta poi la questione urbanistica: mantenere una funzione aeronautica significherebbe rispettare le previsioni del piano regolatore, evitando modifiche sostanziali e preservando la vocazione originaria dell’area. Il caso di Castelvetrano si inserisce così in un tema più ampio, quello dell’equilibrio tra sviluppo delle energie rinnovabili e tutela del territorio. Una sfida che, secondo alcuni osservatori, non deve necessariamente tradursi in una contrapposizione. Da qui l’appello rivolto ai promotori del progetto e alle istituzioni locali e regionali: rivedere il layout dell’impianto, valutare soluzioni miste e trasformare l’intervento in un modello pilota di integrazione tra produzione energetica e infrastrutture leggere.
Il futuro dell’ex aeroporto resta aperto. Ma la scelta che verrà compiuta potrebbe trasformare Castelvetrano in un caso emblematico: non solo di transizione ecologica, ma di come questa possa conciliarsi — o entrare in conflitto — con la storia e l’identità dei territori.

















