Turismo e programmazione: quando una Regione spreca le sue carte migliori
di: Redazione - del 2026-06-12

Un territorio senza programmazione turistica è come una barca senza timone. Ha il mare, il vento, magari anche vele bellissime, ma va dove la porta la corrente. E spesso la corrente è fatta di improvvisazione, cantieri a stagione iniziata e promesse non mantenute.

Cosa succede quando manca un piano condiviso tra istituzioni e operatori? Perché ancora, nel 2026, la politica regionale gestisce territori e risorse su basi campanilistiche, senza mai agire con una visione globale del turismo siciliano?
I Comuni possono avere delle responsabilità, ma la parte più consistente delle competenze e delle risorse è nelle mani del Governo regionale, che troppo spesso le distribuisce come una “putìa”, a seconda del peso politico del deputato di zona.

Tutto questo appare assurdo se si considera che la Sicilia rappresenta uno dei più grandi mercati turistici del Mediterraneo.
Opportunità perse e danni d'immagine
Da decenni si parla di turismo come “volano economico”, ma poi i lavori sulle strade e sulle reti fognarie sono ancora in corso a giugno, il porticciolo resta bloccato dalla Posidonia e la viabilità si trasforma in un labirinto. Il turista informato prenota altrove. Il danno d'immagine è pesante.
A questi aspetti si aggiungono spesso messaggi distorti che compromettono anni di lavoro sulla promozione del territorio. Basta una notizia rilanciata dai media internazionali, come quella delle “nozze di lusso vicino ai luoghi della mafia”, per rischiare di vanificare dieci anni di investimenti sul brand Sicilia.
Senza una strategia di comunicazione e di gestione del territorio, ogni evento rischia di trasformarsi in una bufera anziché diventare una vetrina positiva.
A pagare sono anche i residenti
Senza pianificazione, anche i residenti pagano un prezzo elevato: strade chiuse, polvere, traffico e disagi quotidiani. Gli operatori economici locali, nel frattempo, si ritrovano a competere con destinazioni più organizzate e più efficienti. Un aspetto che la politica locale non dovrebbe mai dimenticare.
Nessuna visione di lungo periodo
Le tavole rotonde si moltiplicano, ma continua a mancare una regia unica. Regione, Comuni, privati e associazioni parlano linguaggi diversi e agiscono in maniera scollegata, senza un reale coordinamento.
La Regione investe in grandi eventi spot e troppo poco in manutenzione, segnaletica, trasporti e destagionalizzazione. Poi, a ottobre, tutti si chiedono perché i turisti non tornano.
Cosa servirebbe davvero
La Regione e i Liberi Consorzi (ex Province) dovrebbero lavorare su alcuni punti fondamentali:
- Pianificazione e coordinamento dei servizi.
- Calendario unico dei cantieri: si scava d'inverno, non a giugno o luglio.
- Un brand territoriale chiaro, che non venda soltanto il mare ma anche storia, cultura, cibo, artigianato e, soprattutto, decoro urbano.
- Coinvolgimento costante degli operatori economici, che conoscono meglio di chiunque altro le criticità dei territori e sanno dove intervenire.
Ascoltarli prima, non dopo.
Basta campanili, serve una strategia regionale
Il turismo non è un volano automatico. È una scelta che si costruisce ogni giorno attraverso atti concreti, programmazione e visione. Altrimenti restano soltanto i titoli sui giornali e il rimpianto per le occasioni perdute. È tempo di superare le logiche campanilistiche. La Regione deve coordinare gli enti territoriali con un piano unico e intervenire per tempo, evitando che problemi annunciati si trasformino in emergenze.
I Comuni, indipendentemente dalle loro dimensioni e dalle specifiche realtà locali, non possono affrontare da soli tutte le sfide necessarie per conquistare nuove quote di mercato turistico.
Serve anche che i sindaci facciano sentire con forza la propria voce e chiedano alla Regione una programmazione chiara, strutturata e condivisa, a prescindere dal peso politico dei singoli deputati territoriali.

















