Castelvetrano Ricorda, "La malinconica sorte di la “strata di la cursa"
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-12-06

Dilemma o verità? “Sabato scorso, in attesa dell’accensione dell’albero di Natale al Sistema delle Piazze, ho deciso di fare una passeggiata in via Vittorio Emanuele”. “La megghiu canusciuta strata di la cursa. Nonostante a poche decine di metri la gente attendesse l’evento, il corso era deserto. Poca gente, mi sentivo sola in mezzo al nulla. Una strada tutta per me. E nonostante la piazza disti a poche decine di metri, i luoghi erano separati da barriere immaginarie”.

Da cosa? Non possiamo dare una risposta. Forse la gente concentra la presenza nei luoghi affollati, dove l’attesa è trepidante. Che sia la zona “commerciale” o ambienti vari, il nostro “corso” rimane tabù. Solo le grandi manifestazioni (sagre) riempiono corposamente la strada. Improvvisamente cambia il tono di voce di Francesca, una nostra concittadina. L’età mi permette di esprimere un giudizio. Ho vissuto le fasi più importanti e quelle calanti. Oggi vivo di ricordi. Sono tanti, belli e spensierati. Un tempo (il confronto è impietoso) la via era il fulcro nevralgico della nostra città. Il punto d’incontro dei castelvetranesi.
Intere generazioni - nell’era della non/tecnologia - si davano appuntamento “a lu corsu”. Era la strada di tutti. Era la strada dei pettegolezzi e delle emozioni. Omettendo gli aspetti storici, la chiacchierata entra nell’importanza sociale del termine stesso. Il ritrovo dei giovani segnava l’inizio di lunghe passeggiate. “Li acchianati e li scinnuti mancu si cuntavanu”.

Tra discorsi, inciuci e sparliu, i metri percorsi si trasformavano in chilometri. Delle vere e proprie maratone! Per noi ragazze rappresentava una vera “fede”. Le cosiddette compagnie o combriccole erano formate da tanti giovani. E nel frattempo, tra uno sguardo ammiccante e una parolina romantica potevano sbocciare gli amori tanto desiderati.
Alla mia domanda sul divertimento, la risposta è stata schietta e diretta. Ci divertivamo con poco, con due battute e tante risate. Allegria e.. via! Una fortuna aver vissuto quel periodo. Prima che entrassero in “voga” le patatine fritte (meno datata), nel mio periodo andavamo da Buscaino per prendere un
gelato o mangiare un’arancina. Ricordo di un bar (dello Sport?). Si radunavano i calciatori della Folgore. Noi giovani ragazzine andavamo con la scusa di prendere qualcosa e “godevamo dello spettacolo”. Altre epoche. I miei coetanei possono capire, i giovani meno. Il centro storico tenta di ritornare - a piccoli passi - a rinverdire i vecchi fasti. Secondo Francesca è impossibile. Sono cambiate molte cose. I tempi moderni spingono a vivere le fasi in modo diverso. È difficile spiegare in poche parole le emozioni vissute. Sono parole che accomunano tanti “giovinotti” della mia età. Le stesse “emozioni si vivono, non puoi raccontarle con le parole”.
Quanti - attualmente - sono nelle condizioni di raccontarti piacevolmente una passeggiata al corso? Ci sono molti castelvetranesi che non mettono piede in quella strada da anni. Come mai? Quali sono i motivi del distacco? Uno spunto di riflessione che deve far pensare, e non poco. Non possiamo attendere il prossimo evento per fare il pienone. Il centro storico del nostro paese è un bene prezioso. Da preservare, tutelare e rinvigorire sempre e non… solo in alcune situazioni. La palla passa alle istituzioni. Hanno il compito di proporre nuovi progetti, nuove tematiche e offrire la/le possibilità di non vivere di soli ricordi.

















