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E se Selinunte "abbandonasse" CVetrano? Forse quel cambio di denominazione si poteva evitare

del 2017-11-28

Immagine articolo: E se Selinunte "abbandonasse" CVetrano? Forse quel cambio di denominazione si poteva evitare

Mi permetto d’affrontare quest’argomento, per quanto ostico, poiché sono certo che sapendo quant’è grande l’amore e quanto profondo l’attaccamento che ho da sempre profuso, anche nei fatti, verso la città che mi ha dato i natali, capirete il mio sfogo. Castelvetrano, purtroppo, da centro propulsivo di tutta la Valle del Belice, vive da qualche anno in un totale decadentismo sociale, politico, economico e culturale.

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  • Oggi parlare di Castelvetrano significa parlare di mafia, corruzione, sporcizia, delinquenza. Spesso mi tocca sopportare gl’interventi giornalistici di turno sulle pessime condizioni del mio amato paese e ricevere le notizie, non certo edificanti e divulgate dai vari telegiornali nazionali su fatti, cose e persone, tese soltanto a infangare regolarmente il buon nome della mia bella città.

    Non mi sono mai vergognato, tuttavia, di nascondere le mie origini e a chi mi chiede da dove provengo rispondo, sempre orgogliosamente, da Castelvetrano. Ho dovuto, però, costatare una discreta riluttanza da parte del richiedente che m’ha creato non poco fastidio poiché, secondo loro, la mia non è una città della quale andare fieri. Meno male che non ha subìto la stessa triste sorte la nostra bellissima perla del mediterraneo, Selinunte, col suo parco archeologico più grande d’Europa.

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  • Il sette maggio del 2013 l’allora consiglio comunale di Castelvetrano, con delibera n. 22320 del 30 aprile 2013, decise d'approvare la variazione della denominazione della nostra città da Castelvetrano a Castelvetrano-Selinunte. Non so se questa decisione sia stata presa per cercare di sminuire le negatività che già d’allora erano manifeste su Castelvetrano, appoggiandosi al nome Selinunte certamente più altisonante e almeno positivamente pulito, ma l’operazione a distanza di più di quattro anni non ha sorbito l’effetto desiderato.

    I mass media continuano a parlare male solo e soltanto di Castelvetrano omettendo, per fortuna, Selinunte. Nell’anno 1860, il francescano castelvetranese Fra’ Giovanni Pantaleo, si unì ai mille di Garibaldi in qualità di cappellano e fu a fianco del grande Generale in tutte le battaglie risorgimentali che portarono all’Unità d’Italia. Ricordo questo per dire che a Castelvetrano servirebbe un nuovo Risorgimento, anche se ciò dovesse passare da una radicale rinuncia identificativa.

    Sto parlando dell’eventualità di cambiare nuovamente il nome da Castelvetrano-Selinunte a Selinunte, e basta. Sto’ bestemmiando? Forse, ma sono certo che considererete la mia assoluta buona fede e il patema che mi provoca scrivere queste affermazioni. Se un arto è marcio, incancrenito, bisogna tagliarlo, è inevitabile per salvare tutto il corpo. Lo so che non è una scelta facile e che sarebbe estremamente dolorosa, ma se si è resa necessaria bisogna arrendersi all’evenienza.

    Castelvetrano, lo dico con le lacrime agli occhi, deve rimanere nel dimenticatoio. Se la prossima compagine amministrativa avrà il coraggio di promuovere un’azione in questo senso e giungere alla determina che il nuovo nome di Castelvetrano-Selinunte, da quella data in poi, non sarà più lo stesso ma si chiamerà soltanto Selinunte, può darsi che pian piano quei mass media che hanno distrutto il buon nome della nostra bellissima città, cambieranno il loro modo di porgere le notizie e il nostro territorio potrà finalmente avere quel riscatto socio-economico che merita.

    Lo capisco, è una proposta folle che fa drizzare i capelli anche a me che non ne ho alcuno sulla testa, ma quante persone sono state costrette a cambiare un cognome scomodo per evitare spesso ingiustificate ironiche allusioni.

    Il famoso critico d’arte Vittorio Sgarbi, oramai prossimo assessore alla Cultura della regione Sicilia, potrebbe darci una mano. Sappiamo che da qualche tempo egli auspica la ricostruzione del tempio G di Selinunte con un’operazione di anastilosi, una tecnica utilizzata per ricostruire pietra su pietra edifici antichi distrutti da eventi catastrofici. Supportato anche dal noto archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, che già da qualche anno ha perorato questa causa, parrebbe possibile un simile impegno anche finanziario poiché, a detta dello stesso Sgarbi, ci sono diversi probabili finanziatori interessati al mastodontico progetto.

    Occorrerà del tempo, certo molto, ma se cominciamo a viaggiare in questa direzione è probabile che una prossima generazione potrà ritornare a godere e a essere nuovamente orgogliosa del nostro territorio. In fondo un nome è soltanto un nome, Castelvetrano, Selinunte, Triscina, cosa cambia, siamo sempre noi. Potrebbe essere lo specchio per le allodole per farci uscire, una volta e per sempre, da questo tragico e ignominioso volere bollare Castelvetrano come città mafiosa. Adesso, se volete, potete anche crocifiggermi.

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