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Campobello, presunta somministrazione illecita di manodopera, assolto in formula piena imprenditore campobellese

di: Redazione - del 2026-04-02

Immagine articolo: Campobello, presunta somministrazione illecita di manodopera, assolto in formula piena imprenditore campobellese

A distanza di oltre cinque anni dai fatti contestati, arriva una sentenza che ribalta completamente il quadro accusatorio emerso nel 2020. Il Tribunale di Marsala (giudice monocratico dott. Francesco Parrinello) con sentenza del 2 marzo 2026, ha assolto con formula piena l’imprenditore coinvolto nell’indagine sulla presunta somministrazione illecita di manodopera, stabilendo che “il fatto non sussiste”. La vicenda aveva avuto ampia risonanza mediatica, anche attraverso articoli di testate locali, che riportavano l’esistenza di un sistema fraudolento legato alla gestione della manodopera agricola nel territorio di Campobello di Mazara per la raccolta delle olive.
  
Il controllo da parte delle autorità era iniziato nell’ottobre 2019, dando origine a un lungo iter giudiziario. Nel corso del procedimento sono stati ascoltati oltre 50 testimoni, elemento che evidenzia la complessità e la profondità dell’istruttoria. L’imprenditore, attivo dal 2018, è stato difeso dall’Avvocato Andrea Tilotta del Foro di Trapani, che ha sostenuto sin dalla fase delle indagini preliminari la tesi della insussistenza delle accuse.
 
Uno dei punti centrali chiariti nel processo riguarda la reale attività svolta dal sig. Pippo Varvaro: non si trattava di somministrazione di manodopera, bensì di un servizio di raccolta delle olive. Una distinzione tecnica fondamentale, che ha inciso in maniera determinante sull’esito del giudizio. Il sig. Varvaro provvedeva personalmente, nel pieno rispetto della legge, alla formazione dei suoi operai; ed è questo che è emerso chiaramente nel corso dell'istruttoria dibattimentale.
 
Nel corso degli anni, l’imprenditore ha inoltre ricevuto incarichi per il servizio di raccolta anche da parte del Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, nell’ambito della gestione di beni confiscati alla mafia, elemento che conferma la natura lecita e riconosciuta della sua attività. Particolarmente significativo è quanto accaduto durante l’udienza finale: lo stesso Pubblico Ministero, dopo una lunga esposizione, ha concluso chiedendo l’assoluzione dell’imputato. Una circostanza non frequente nei procedimenti penali, che rafforza ulteriormente la solidità della decisione finale del giudice.
 
La sentenza del Tribunale di Marsala chiude definitivamente la vicenda, smentendo le ricostruzioni diffuse nel 2020 e ristabilendo la verità giudiziaria. L’assoluzione con formula piena certifica la insussistenza dei fatti contestati. Alla luce di questo esito, si rende ora necessario aggiornare correttamente l’informazione, affinché venga restituita un’immagine aderente alla realtà dei fatti e rispettosa della decisione dell’autorità giudiziaria e della dignità del sig. Varvaro.

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