Castelvetrano, diffusione di immagini tra minori: il caso al Tribunale per i Minorenni di Palermo
di: Redazione - del 2026-04-16

(ph. L'Avv. Ignazio Cardinale legale della famiglia della minore)
Una vicenda particolarmente delicata, che coinvolge giovanissimi e l’uso distorto dei social network, offre oggi l’occasione per una riflessione non solo giuridica, ma anche sociale ed educativa. Di tale problematica si sta occupando il Tribunale per i Minorenni di Palermo, nell’ambito di un procedimento che vede quale persona offesa la minore C. G., rappresentata e difesa dai genitori M. R. e C. G., e quale imputato il minore D. B. F.

Al minore imputato vengono contestati reati di particolare gravità:
- l’art. 600-ter, comma 4, c.p., per aver pubblicato e diffuso su Internet immagini private della
minore in abbigliamento intimo, cedendole ad altri;
- l’art. 612-bis, comma 4, c.p., in concorso con altri minori non imputabili, per aver posto in
essere condotte reiterate idonee a cagionare nella vittima un grave stato d’ansia e un radicale
mutamento delle abitudini di vita.
All’esito delle indagini preliminari, il Pubblico Ministero aveva richiesto l’emissione di una sentenza di non luogo a procedere nei confronti dell’indagato minorenne, ritenendo il fatto di particolare tenuità, valorizzando:

- la presunta occasionalità della condotta;
- l’ammissione di responsabilità da parte del minore;
- l’invio di una lettera di scuse alla persona offesa.
A tale richiesta si è formalmente opposto il difensore della persona offesa, Avv. Ignazio Cardinale, evidenziando come la condotta non potesse in alcun modo essere qualificata come tenue, sia per la sua intrinseca gravità sia per le conseguenze devastanti prodotte sulla vittima.
La ricostruzione difensiva ha posto in luce una diffusione ampia e incontrollata del materiale,
ulteriormente aggravata dalla circolazione tra coetanei e dalla manipolazione delle immagini, con effetti particolarmente incisivi sul piano psicologico. A seguito delle dette osservazioni, il Giudice per le Indagini Preliminari ha rigettato la richiesta di definizione per particolare tenuità del fatto, disponendo il rinvio a giudizio dell’imputato.
Nel corso dell’udienza celebrata lo scorso mese di gennaio 2026, il minore imputato ha reso
dichiarazioni rilevanti, affermando:
- di aver ricevuto le immagini senza averle richieste;
- di averle trasmesse esclusivamente al fratello della persona offesa;
- che il rapporto con la ragazza era già cessato da alcuni mesi;
- di non aver partecipato a ulteriori condotte di diffusione tramite dirette social.
Nella medesima sede, l’imputato ha formulato le proprie scuse, dichiarando che non era sua intenzione arrecare danno alla persona offesa. Inoltre, nel prosieguo dell’udienza, la difesa del minore ha avanzato richiesta di accesso all’istituto della messa alla prova. Su tale istanza il Tribunale per i Minorenni di Palermo è chiamato a pronunciarsi all’udienza fissata per il prossimo mese di maggio 2026.
Elemento centrale della vicenda resta il grave impatto sulla persona offesa, che ha sviluppato un
significativo stato di sofferenza psicologica, con ansia, isolamento e alterazione delle proprie abitudini di vita, sino a richiedere un percorso terapeutico. Si tratta di un dato che, sul piano giuridico, incide in modo decisivo sulla valutazione della gravità del fatto, escludendo la configurabilità di ipotesi di minima offensività.
Al di là dell’esito processuale, la vicenda evidenzia con chiarezza un fenomeno ormai strutturale: l’uso inconsapevole e spesso pericoloso dei social network da parte dei minori. La rapidità e l’irreversibilità della diffusione dei contenuti digitali trasformano comportamenti impulsivi in eventi potenzialmente devastanti, con effetti permanenti sulla vita delle vittime.
È sempre più evidente come:
- i minori non percepiscano pienamente la portata delle proprie azioni online;
- la dimensione digitale amplifichi in modo esponenziale le conseguenze;
- il danno psicologico possa essere profondo e duraturo.
Sul punto, l’Avv. Ignazio Cardinale ha dichiarato: “Questa vicenda dimostra in modo drammatico quanto sia pericoloso lasciare i minori soli nella gestione dei social network. Un semplice invio o una condivisione, percepiti come gesti banali, possono trasformarsi in strumenti di esposizione pubblica e di umiliazione irreversibile. È necessario un controllo attento e costante da parte degli adulti, perché il confine tra leggerezza e illecito penale, oggi, è estremamente sottile”.
Il caso in esame rappresenta un monito chiaro: la tutela dei minori passa oggi anche – e soprattutto – attraverso una nuova educazione digitale. Non si tratta di limitare la libertà, ma di costruire consapevolezza, prevenzione e responsabilità in un contesto in cui la tecnologia amplifica ogni comportamento.

















