Minorenne vittima di revenge porn: condanna in primo grado a 6 anni e un mese
di: Redazione - del 2026-07-07

Il Tribunale di Marsala ha condannato in primo grado C.G.L., difeso dall'avvocata Antonella Caruso, alla pena di 6 anni e 1 mese di reclusione, oltre a 26 mila euro di multa e alle pene accessorie previste dalla legge, ritenendolo responsabile dei reati di produzione di materiale pedopornografico e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (revenge porn). All'epoca dei fatti l'imputato aveva 20 anni, mentre la persona offesa era una ragazza di 17 anni.

Il collegio giudicante era composto dal presidente Vito Marcello Saladino e dai giudici Francesco Paolo Pizzo e Giuseppina Montericcio. Pubblico ministero la dottoressa Stefania Tredici. Il Tribunale ha inoltre disposto il risarcimento del danno, liquidando una provvisionale di 10 mila euro in favore della persona offesa e di 500 euro in favore del Centro Antiviolenza "La Casa di Venere".
Soddisfazione è stata espressa dall'avvocata Roberta Anselmi, operatrice dello Sportello Antiviolenza presso la Procura del Tribunale di Marsala, che ha definito la decisione «molto più della condanna del responsabile», sottolineandone il valore nella lotta alla violenza di genere.

«Questa sentenza rappresenta l'affermazione della forza della giustizia contro ogni forma di violenza di genere e un messaggio di speranza per tutte le donne che ancora esitano a denunciare», ha dichiarato.
L'avvocata ha ricordato il difficile percorso affrontato dalla giovane vittima, sostenuta dallo Sportello Antiviolenza e dal Centro Antiviolenza "La Casa di Venere", evidenziando come il processo sia stato caratterizzato anche da ricostruzioni contrastanti e testimonianze che, a suo dire, hanno tentato di offuscare la verità. «Abbiamo confidato nella forza dei fatti, delle prove e del diritto», ha aggiunto.
Secondo Anselmi, la decisione del Tribunale «restituisce ossigeno alle donne vittime di violenza», dimostrando che denunciare è possibile e che la giustizia può prevalere anche nei procedimenti più complessi. Un riconoscimento, ha concluso, anche al lavoro quotidiano delle operatrici del Centro Antiviolenza "La Casa di Venere", impegnate nell'assistenza e nella tutela delle vittime.
La sentenza è di primo grado e potrà essere impugnata nei termini previsti dalla legge; diventerà definitiva solo dopo l'eventuale conclusione dell'iter processuale.

















