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L'omelia del Vescovo Mons. Giurdanella per Miriam: "Gesù ci assicura: la vita non è tolta, ma trasformata"

di: Redazione - del 2026-04-21

Immagine articolo: L'omelia del Vescovo Mons. Giurdanella per Miriam: "Gesù ci assicura: la vita non è tolta, ma trasformata"

Nella Chiesa Madre di Santa Ninfa, durante la messa di suffragio per la giovane Miriam Indelicato, si sono levate parole di profonda commozione e speranza: nel dolore per una perdita così grande, la comunità si è stretta nel silenzio e nella fede, ricordando che, come insegna il Vangelo, la vita non è tolta ma trasformata. Di seguito l'omelia di Mons. Angelo Giurdanella, Vescovo di Mazara.

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  • Carissimi fratelli e sorelle,

    è difficile, in circostanze dolorose come queste, trovare parole delicate e rispettose, parole che tocchino le ferite senza riaprirle, che si accostino al dolore senza profanarlo. In momenti come questo, occorre avere anche l’umiltà del silenzio, perché dalla nostra fragile postazione terrena non siamo in grado di decifrare pienamente il mistero di quanto è accaduto.

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  • La prima parola, carica di affetto e di trepidazione, oso rivolgerla ai genitori di Miriam, Angelo e Marilina, e al fratello Francesco. Non esiste dolore più atroce, per una madre e per un padre, che vedere la morte di una figlia. Quando muore un figlio, sembra fermarsi il tempo; una speranza pare inghiottita; si apre una voragine che sembra divorare passato e futuro. In questo momento, con infinito rispetto, oso suggerirvi una preghiera che la liturgia pone sulle nostre labbra: “Dio mio, rischiara le mie tenebre.”

    Nella luce della Pasqua, voi potete togliere alla morte il suo “pungiglione”, come dice San Paolo; ma la fede non vi chiede di non piangere. Nessuno vi può togliere il diritto alle lacrime. Anche Cristo ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro.

    Il vostro dolore non è segno dell’assenza di Dio, né tantomeno una punizione di Dio. Il dolore, per quanto incomprensibile, può diventare il luogo in cui Dio vi è più vicino, il luogo in cui Egli soffre con voi.

    San Paolo ci ha consegnato una parola che oggi non è soltanto da ascoltare, ma da custodire con tutta la forza che vi resta: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”
    E ancora: “Né morte né vita, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio.”

    Non è una formula per consolarci: è una verità che cambia tutto.

    Nemmeno questa morte così dolorosa e così umanamente incomprensibile potrà separare Miriam dall’amore di Dio. E nemmeno voi, che l’amate più della vostra vita, potrete essere separati da lei nell’amore.

    Il Vangelo ci ha fatto ascoltare il grido di Marta: “Signore, se tu fossi stato qui…” È il grido di chi soffre. È il grido che forse abita anche i nostri cuori. Ma subito risuona la risposta di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita.” Gesù non scioglie il mistero del dolore. Ma dona una promessa. Ci assicura che la vita non è tolta, ma trasformata, e che un giorno ci ritroveremo nella casa del Padre. La fede non è un fragile rifugio nelle tragedie; è la certezza che Dio resta con noi anche quando ci sentiamo soli.

    E Miriam, in questo mistero di comunione, è con noi, perché Dio è con noi. Di fronte alla morte dell’amico Lazzaro, la prima cosa che colpisce è il silenzio di Gesù. Il silenzio. Talvolta, davanti alla morte, il silenzio è più eloquente di molte parole.

    Gesù non dà spiegazioni, non fa discorsi, si avvicina. Si lascia toccare dal dolore. Il Vangelo ci mostra la commozione, il turbamento, il pianto di Cristo. Gesù non resta distante dal dolore umano; vi entra dentro. Condivide il pianto di Marta e Maria. E in quelle lacrime i presenti riconoscono l’eco di una profonda amicizia e il respiro di un amore che nemmeno la morte spegne. Dove sembra esserci solo morte Lui apre una strada di vita. Miriam non è solo ciò che abbiamo perso, Miriam è ciò che abbiamo ricevuto. Questo non va perduto.

    Una seconda parola la rivolgo a tutti voi, parenti, amici, a quanti hanno conosciuto il cuore e la bellezza interiore di Miriam.

    Vorrei sussurrarla quasi inserendomi, con discrezione, nel vostro silenzio attonito: la vita terrena, dono inestimabile, è breve. Siamo tutti pellegrini. Siamo tutti fragili. E spesso viviamo come se fossimo stabili quaggiù. Miei cari, occorre ripartire da qui: dalla coscienza che il tempo è prezioso, che la vita è un dono e che in questo tempo si gioca la nostra avventura eterna. Per chi crede, la vita non finisce il giorno della morte. La terza parola vorrei sussurrarla a te, Miriam.

    Guardando la tua mamma, ritorna alla mente l’immagine della Madonna Addolorata: trafitta dal dolore, eppure totalmente affidata. Il Dio della misericordia ti stringa nel suo forte e tenero abbraccio. Ti accolga al banchetto della vita. Ti conduca dove non c’è più pianto, né morte, né dolore, ma solo la pace dei risorti. La quarta parola la rivolgo ai giovani, agli amici di Miriam.

    Non chiudetevi in voi stessi quando siete attraversati dal dubbio, dalla fatica del vivere, dalla solitudine interiore. Cercate riferimenti solidi. Cercate maestri veri che vi indicano orizzonti alti. Non abbiate paura delle vostre fragilità: condividetele! Tutti siamo fragili. Ma le fragilità, consegnate a Dio, possono diventare feritoie da cui entra la luce.

    Fratelli carissimi,

    questa liturgia esequiale mi offre anche l’occasione di confessarvi un pensiero sulla divina misericordia, che abbiamo celebrato la seconda domenica di Pasqua e che è tornato con forza nel mio cuore dopo aver appreso della morte di Miriam.

    La misericordia di Dio ha un volto: la tenerezza.
    Ha un cuore: il perdono.
    Ha un’anima: la giustizia.
    Ma non ha memoria. Dio non conserva memoria dei nostri peccati. Non ci presenta il conto delle nostre mancanze, ma tiene conto del nostro pentimento. Sembra, per così dire, perdere il cuore per noi, come fa un innamorato. E questo ci consola.

    Mentre presentiamo al Signore la nostra preghiera di suffragio per Miriam e imploriamo conforto per i suoi familiari, chiediamo di comprendere ciò che davvero conta, l’essenziale che serve per vivere. Come Gesù ricorda a Marta: “Di una cosa sola c’è bisogno.”

    Di ascoltare una Parola che fa ardere il cuore.
    Di accogliere un Pane che apre gli occhi.
    Di camminare insieme verso la meta.

    Oggi non chiediamo di capire tutto ma di non essere lasciati soli. E Dio vi risponde: io sono con voi sempre.

    E desidero concludere con la preghiera attribuita a Sant’Agostino:

    La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro, lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato. Parlami come hai sempre fatto.
    Non cambiare tono di voce. Continua a ridere di ciò che ci faceva sorridere insieme. Prega, sorridi, pensami. Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima. Non sono lontano: sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
    Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

    Amen.

    † Angelo
    Vescovo

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