Il prof. Francesco Saverio Calcara sulle dimissioni del Papa: "Svolta epocale per la Chiesa"
di:
Francesco Saverio Calcara - del 2013-02-24

Mi è stato chiesto di esprimere qualche riflessione sul clamoroso annuncio di Benedetto XVI, lo scorso 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes; e allora dico subito che, dopo lo stupore iniziale, sempre più mi convinco che il gesto di rinunzia al pontificato è stato insieme umile e coraggioso.

In questa eccezionale volontà, espressa dal Papa, con la mitezza e la semplicità che sono stati fra i tratti caratteristici del suo magistero, credo bisogna cogliere il messaggio profetico che la Chiesa è alla vigilia di una svolta epocale, una svolta di cui non riusciamo ancora a capire la portata, ma che certamente ci sarà.
Vedo nell’atto del Santo Padre una manifestazione di saggezza ispirata dallo Spirito Santo, un segno in grado di aprire alla Chiesa una via nuova che favorirà l’annunzio a tutti i popoli della salvezza in Cristo, e in particolare a quelli dell’Europa secolarizzata, bisognosa di una nuova evangelizzazione, avanguardia del “mondo d’oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede”; popoli che, nonostante le radici che sono alla base della loro civiltà, si stanno progressivamente allontanando dalla pratica della vita cristiana.

In questi otto anni, papa Benedetto ha dato veramente tutto se stesso per la missione della Chiesa e per lo scopo primario che si era proposto fin dall’inizio, appunto la nuova evangelizzazione dei popoli cristiani. Il suo scopo era quello del dialogo e dell’annunzio della salvezza in Cristo al mondo cattolico e cristiano, magistero il cui apice è stato raggiunto nelle tre encicliche su Fede (questa non pubblicata, ma speriamo che possa esserlo in seguito), Speranza e Carità, e i tre volumi sulla presentazione di Cristo al mondo d’oggi, con i molti altri testi e gesti (il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, il Cortile dei Gentili, fondare la Fede sulla Ragione, la lotta contro il “relativismo”, ecc.).
In questi giorni, mentre si sprecano analisi, approfondimenti, dietrologie complottistiche, fantasie apocalittiche, ho ripreso fra le mani la “Spe salvi”, una mirabile e profonda riflessione sulla Speranza, virtù teologale in grado di aprire uno straordinario e gratificante scenario di vita cristiana che avrebbe potuto e dovuto interpellare e spronare i popoli cristiani d’Europa, in crisi profonda, non tanto per la crisi economica, ma perché stanno perdendo ogni speranza di progresso e di rinascita.
Al n. 2, così leggiamo: “Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente”. Ma se nell’orizzonte dei popoli cristiani non c’è più Dio, nel futuro c’è solo disperazione e nichilismo, cioè nulla. Queste verità Benedetto XVI le ha proclamate e scritte decine e decine di volte, senza suscitare alcuna reazione degna di nota, così come del resto, sostanzialmente inascoltato rimaneva il magistero del suo predecessore, tanto osannato, oggi, dai soliti ipocriti che sono gli stessi che ieri lo criticavano.
Al di là delle ovvie differenze caratteriali e di carisma, ciò che va detto è che Benedetto XVI ha continuato il magistero di Paolo VI e di Giovanni Paolo II, quando si è dimostrato convinto assertore della razionalità dell’antropologia cristiana, quasi codificando “i valori irrinunciabili” della Chiesa (“Caritas in Veritate”, nn. 28, 44, 75), avvertendo lucidamente che anche i paesi cattolici vanno dritti per la strada che porta alla rovina della famiglia naturale e del valore assoluto della vita umana dal concepimento alla morte naturale.
Cosicché, quando il Papa condanna la guerra o il razzismo, tutti sono d’accordo; ma quando parla del matrimonio come unione naturale tra uomo e donna, quando difende il valore della vita dal concepimento alla morte, allora diventa un conservatore dogmatico e reazionario.
E questo senza nessun serio dibattito razionale su questi temi fondamentali nell’ottica evangelica.. Non mi stupisce che nel momento in cui il Santo Padre ha dato tutto e sentendo, a motivo dell’età avanzata, il venir meno delle forze, abbia fatto il grande gesto, richiamando ancora una volta il dovere di purificazione nella Chiesa da tutti gli scandali, le divisioni, i giochi di potere, le calunnie; insomma da tutti i peccati personali e comunitari che offuscano la santità della Chiesa e tolgono efficacia all’annunzio della salvezza in Cristo.
Per i cattolici questo deve essere il tempo della preghiera e della riconoscenza per un Papa, la cui grandezza sarà di certo attestata dalla storia, forse anche per un gesto che può aprire alla Chiesa prospettive nuove. Come già nel recente passato, la Chiesa, nel passaggio da un Pontefice all’altro (ad esempio da Pio XII a Giovanni XXIII, da Paolo VI a Giovanni Paolo II), ha sempre trovato la forza del rinnovamento, appunto perché cambiano i tempi, e dunque anche l’annunzio di Cristo dev’essere adeguato all’uomo d’oggi, a cui va proposta la stessa verità di sempre, ma espressa e vissuta in modo nuovo.
Quindi, per l’uomo di fede, non è importante ipotizzare e discutere su chi sarà il prossimo pontefice, poiché siamo già sicuri che sarà il papa migliore per la Chiesa d’oggi. È importante, piuttosto, che tutta la Chiesa, tutti i credenti, chiedano allo Spirito Santo la grazia di accettarlo e di seguirlo con la preghiera e l’obbedienza, secondo quelle indicazioni tese a rendere Gesù Cristo più vicino all’uomo d’oggi, soprattutto a quello che lo conosce ma lo rifiuta. Una impresa titanica, certo; una missione che solo con la fede entusiasta nella missione della Chiesa, la preghiera e la testimonianza della vita cristiana, riuscirà a portare i suoi frutti.

















