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Il mio Rock: da “Chuck” Berry a Celentano tra musica e anticonformismo

del 2015-10-24

Immagine articolo: Il mio Rock:  da “Chuck” Berry a Celentano tra musica e anticonformismo

Un altro mostro sacro del rock'n'roll fu il grande chitarrista e poeta nero Charles Edward “Chuck” Berry, che meglio degli altri riuscì a marcare il rapporto sinergico che deve esserci tra l’artista e il suo pubblico. I rockers neri e, poi, anche quelli bianchi rappresentarono lo spirito ribelle dei giovani di ieri e il bisogno d’una colonna sonora per i loro sogni d’anticonformismo.

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  • Berry era molto amato anche dai bianchi, specialmente dopo essere stato in prigione a causa d’un processo intentato contro di lui, del quale fu involontaria vittima per un pregiudizio razziale. Col suo “Maybellene”, un rhythm’n’blues inciso a maggio di quell’anno per la Chess Records di Leonard Chess, Berry s’avvicinò al rock più puro.

    I maggiori successi, dallo stesso firmati, sono stati: “Johnny B. Good”, “Roll over  Beethoven”, “Carol”, “Let it rock”, “Go Johnny go”, “Little Queenie”, “Tennessee” solo per citarne alcuni fra i più famosi. Successi che furono ripresi, in seguito, dai più grandi artisti internazionali e che ancora oggi sono spesso riproposti, dalle grandi orchestre o anche da musicisti solisti, con degli arrangiamenti al passo coi tempi. Berry restò in auge per ben quattro anni per, poi, inabissarsi.

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  • Riemerse, artisticamente parlando, nell’anno 1964 con una tournèe in Inghilterra e in Francia accanto ad artisti sia del calibro di Marvin Gaye, Carl Perkins e James Brown sia di gruppi quali i Rolling Stones, gli Animals e i Beach Boys. Realizzò anche un country club che chiamò “Berry Park”, un immenso parco vacanze vicino St. Louis. Dopo essere passato nel 1966 dalla Chess alla Mercury, Berry incise alcuni album che, però, non raggiunsero il successo dei suoi primi lavori discografici.

    Dopo due magnifiche esperienze concertistiche live, la prima il 14 settembre 1969 e la seconda il 18 ottobre dello stesso anno, ritornò a registrare per la Chess Records la sua casa discografica d’inizio carriera. Fu, tra le altre, l’inventore del passo da papera la classica posizione a gambe divaricate che dopo di lui usarono, e usano ancora oggi, le più grandi star della musica rock.

    Il rock'n'roll fu ereditato dai cantanti bianchi che spesso presentavano brani composti da musicisti di colore poco noti. I rockers bianchi diventarono via via più moderati, facendo venir meno la vera ragion d'essere del rock’n’roll. Buddy Holly fu il principale rocker bianco dei tardi anni '50, mentre la commistione con elementi country portò alle armonie vocali degli Everly Brothers e al rock strumentale di Duan Eddy. Un altro grande artista fu Little Richard, il cui cognome era Wayne Penniman. In seguito alla sua eccentricità e alla forza con la quale affrontava il suo pubblico, fu definito il Cassius Clay del Rock.

    Nei suoi arrangiamenti primeggiavano: l’incedere dei tasti d’un pianoforte battuti in maniera continua, gl’impossibili assoli d’un sax all’interno d’improbabili scale armoniche e la sua voce che, opportunamente modulata in falsetto, risultava assai gustosa. Fra le sue tante composizioni ricorderemo le celeberrime “Lucille”, ripresa magistralmente anche dai Deep Purple nell’album “Black Night” del 1993, e “Tutti Frutti” dedicata alla famosa caramella gommosa.

    In Italia fu ancora il nostro Adriano Celentano che ne fece una versione al fulmicotone. Per la verità i testi d’entrambi i brani del piccolo Richard non contenevano nulla di particolarmente interessante. Le parole di “Tutti Frutti”, addirittura, non significavano proprio un bel niente “A Wop Bop A Loom A Bop A Lop Bam Boom, Tootie Frooti……”, ma gli hanno valso ugualmente una grande popolarità e la consacrazione a livello internazionale di Re del Rock’n’Roll.

    Verso la fine del 1957, dopo essersi salvato per puro miracolo da un disastroso incidente aereo, mantenne la promessa di lasciare la musica per dedicarsi alla predicazione religiosa. In quell’anno si formò anche un quartetto vocale d’eccezione, i “Platters” che, con la loro “Only you”, rivoluzionarono il modo di cantare di quei tempi. Ne fecero parte: David Lynch, Linda Hayes, Tony Williams, Zola Taylor, Cornel Gunter, Herb Reed, e Alex Hodge, poi sostituito da Paul Robi. Altri brani famosi dei Platters sono stati: “The Great Pretender”, “You’l Never Never Know”, “My  Prayer”, “My Dreams”,  “Helpless”  e  “The Magic Touch”.

    Rivoluzionario è stato, poi, l’arrangiamento che hanno fatto al famosissimo brano “Smoke gets in your eyes”, meglio noto in Italia come “Fumo negli occhi” con il quale quasi tutti i complessi targati anni sessanta iniziavamo il nostro repertorio quando andavamo a suonare in una festa di matrimonio.

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