Quando lavare era una "festa" tra ricordi, usanze ed espressioni di un tempo
di: Giuseppe Lodato - del 2018-09-20


Erano le cinque del mattino di un settembre troppo caldo per essere già autunno, Angelina quella notte non aveva chiuso occhi, li voleva tenere spalancati, perché corressero più veloce quelle ore prima e quei minuti dopo, che la separavano dal suo Vito.

La madre già da un pò in giro per casa aveva riempito una "camella" fumante di "ciciri", l'aveva riposta nella "coffa" della mula del marito che come ogni mattina scendeva a "Caticuti" per "abbuscarisi" un po di pane per la famiglia.
Le sorelle, Maria e Carmela, stavano spalmando la "cutugnata" sulle fette di pane e preparavano la "truscia" con tutti i panni che dovevano lavare. "Se è vero che il primo prototipo di lava indumenti fu introdotto alla fine del Settecento, è anche vero che solo dopo la fine della seconda guerra mondiale la lavatrice cominciò timidamente a fare capolino nell'Europa Occidentale".

Di certo nel 1902, anno in cui sono avvenuti i fatti che sto raccontando i panni si lavavano con olio di gomito e raramente in casa. Avevamo lasciato Angelina fremente e adesso la ritroviamo ancor più trepidante e con lei, le sue sorelle.
Oggi si doveva lavare più delle altre settimane, la "vinnignia" era finita, li "robbi" si erano "assummati" e tra un mese Carmela si doveva "maritare" e allora si dovevano lavare in più del solito, tovaglie da tavola, lenzuola insomma tutto il corredo doveva essere "netto e frischetto".
Finalmente le vicine con figli al seguito bussarono alla porta e di la "Scinnuta di lu Signuri" come in una processione di colori e "ciuciuliu" si incamminarono verso li Cappuccini.
L'estate finita si era portata con se le vacanze dei più piccoli, ma le strade piene di mosto, di vespe ubriache e mosche "arraggiate" non avevano ceduto spazio all'autunno, ma di questo ad Angelina importava poco, per lei era tutto un cammino incantato, che la stava portando dal suo Vito che da ormai tre mesi, vedeva ogni lunedì in quel posto magico; lui era il figlio di donna Giovanna e di don Pippinu "u firraru".
Nell'età in cui si hanno un'immensità di sogni e speranze, i due si erano piaciuti fin dal momento in cui le rispettive mamme avevano dato loro il compito di "stenniri li robbi" e di controllare di non farli asciugare troppo al sole per poi "agnutticarli".
"Aaagelina" gridava la madre per farla ritornare con i piedi a terra e smettere di fantasticare, erano infatti arrivate alla "Chianta", quel posto tanto caro e necessario ai Salemitani, dove l'acqua fresca e limpida scorreva fino a formare un minuscolo laghetto per poi riprendere forma di rivolo.
Tutto attorno era fiori, erba, alberi non solo da frutto e di "mulinara". Erano arrivati i primi e questo assicurava loro il posto più pulito dove stendere i vestiti e le pietre migliori. Che scena, la madre in ginocchio, le due sorelle e la vicina Concetta in piedi, ma tutte con il sapone a pezzo nella mano, intente a "stricare" non troppo forte, non troppo piano, erano i vestiti a comandare. Chi li sbatteva, chi li sciacquava e Angelina e Vito che li stendevano.
Non pensate che l'amore ai tempi di Angelina e Vito fosse come quello di oggi, fatto di infiniti messaggini, like, telefonate e incontri; no, era fatto di sguardi e sorrisi rubati, di guance rosse dall'imbarazzo e di battiti accelerati. Per entrambi, quei momenti segnavano l'inizio di qualcosa che chissà, dopo aver "maritato" Carmela avrebbe portato Vito a " trasiri 'ncasa".
Se questo racconto vi ha fatto venire voglia di buttare le lavatrici, non fatelo, anche perché di fiumi puliti ne sono rimasti ben pochi; ma spero invece vi sia servito per riflettere su come le fatiche e le "scarsizze" di un tempo fossero però l' amalgama di amicizie vere e alla base del senso vero di "famigghia" oggi quasi perso.
Scinnìu a lu ciumi tutta la famigghia, s'assummanu un saccu di robbi pi la vinnignia. Ancilina e Vitu cu pacenzia li stennèru, tra iddi nascìu l'amuri veru.
Testo versi e cartoline tratte dal libro: "Salemi... viaggio in un passato impresso in cartolina" di Giuseppe Lodato











