Nel ricordo della Chiesa della Madonna del Lume a Partanna tra culto, fede e quella visione di Padre Genovese
del 2020-06-23

Il culto verso la Madonna del Lume si diffuse con fervore in Sicilia a partire dal 1700 ad opera di padre Giovanni Antonio Genovese. Questi, non avendo una immagine che servisse di ausilio a tale diffusione si rivolse ad una donna palermitana che aveva avuto in visione la Madonna.

Padre Genovese invitò la veggente affinché chiedesse alla Vergine quale titolo dare per diffondere la devozione alla Madre di Cristo, Luce del mondo.
Un giorno, dopo essersi accostata alla Comunione, probabilmente nella chiesa di San Stanislao Kosta, a Palermo, la veggente vide la Madonna circondata da una schiera di Serafini che le sorreggevano la corona sul capo; un triplice diadema le adornava il corpo, indossava una lunga veste bianca, una lunga fascia tempestata di gemme preziose le cingeva i fianchi e dalle braccia pendeva un mantello azzurro.

Essa reggeva con il braccio sinistro ll Bambin Gesù. Alla sua destra stava un peccatore nell'atto di precipitare all'Inferno e , alla sua sinistra un Angelo genuflesso che sorreggeva un cestino nel quale il Bambin Gesù conservava i cuori dei peccatori convertiti per intercessione della Madre.
Di fronte a questa visione la veggente chiese alla Vergine perché la stesse onorando di tate presenza. La Vergine disse : "Non ricordi la preghiera che dovevi rivolgermi da parte di quel religioso che con tanto impegno te ne supplicò? Digli che il suo pensiero mi è gradito e che voglio essere dipinta così come ora tu mi vedi ed essere invocata con il nome di Madre SS.Ma del Lume”.
Padre Genovese chiamò un pittore che cerco di dipingere la Madonna per come era stata descritta dalla veggente. La prima copia non riuscì per come era stato indicato dalla Vergine: in manto era rosso invece che bianco e sotto i piedi aveva una mezza luna, segno che non era presente nella visione e mancava anche, il corteggio degli Angeli.
La Vergine apparve cosi alla veggente rimproverandola dolcemente che il quadro non corrispondeva alle sue indicazioni. La veggente, intanto, si era recata a Palermo come indicatole dai medici perché malata e ivi ebbe una nuova visione e le venne ordinato un nuovo ritratto.
Sentitasi improvvisamente guarita, andò a vedere l’opera realizzata dal pittore ed appena la vide esclamò: “Non è quella la visione che ho avuto dalla Vergine”.
Padre Genovese, pensando che quella immagine non corrispondesse a quanto richiesto dalla Madonna, rivolgendosi alla pia donna disse di chiedere alla Vergine se volesse un nuovo dipinto.
La Madonna le apparve una mattina dopo aver fatto la Comunione e la veggente le riferì che lei ed il religioso erano afflitti perché l'immagine dipinta sulla tela non era ben riuscita e che erano pronti a farne eseguire un'altra auspicando la Sua intercessione per la riuscita del lavoro.
Un giorno apparve la Madonna, preannunciata dall'Angelo dicendo che Lei avrebbe guidato la mano del pittore. Così la sacra Immagine, risultò come Lei la voleva piena di maestà e di bellezza.
Diffusione del culto a Partanna
A Partanna, il culto verso la Madonna del Lume comincia nella prima metà del secolo XVIII avvolto nella leggenda così come viene descritto nel rogito notarile di Bernardino Rallo. Infatti, in esso viene specificato che “sotto il titolo rutilante di Maria SS.ma del Lume, luce dalla luce, in questo cielo di Partanna apparve al reverendissimo padre Giovanni Antonio Genovese, predicatore della società di Gesù Missionario”.
In seguito alla visione di padre Genovese, con il concorso del popolo e con il permesso del Principe di Partanna, don leronimo Grifeo, il chierico don Nicolò Accardo stabilì di edificare un nuovo tempio da dedicare a Maria SS.ma del Lume.
La Madonna doveva reggere sul braccio sinistro il Bambino rivolto verso un cesto ripieno di cuori , sorretto da un angelo genuflesso: "sinistro brachio Infantus lesus continens qui hominum cordibus suos cum habeat delicias seu elle destrere cor gerit sinistra cor accipit ambo ex culatho cordibus pheuco ab angelo genuflessoipsi oblato".
Il tempio sorse sul luogo concesso dal chierico Accardo, di fronte ai suoi magazzini, alla casa di don Hieronimo Italia e di don Francesco Valvo, nel quartiere di San Francesco. La chiesa, fu stabilito, doveva avere una lunghezza di 62 palmi (m.15,30) ed una larghezza di palmi 29 (m. 7,20).
L’attuale zona in cui sorgeva la chiesa, che venne diroccata nel primo trentennio del XX secolo per le pessime condizioni in cui versava, è localizzata nel punto in cui la via Roma si biforca nella via La Masa, correntemente detta “la Lume".
L’incarico di edificare il tempio fu assegnato ai maestri Guglielmo Cappadoro, Leonardo Samburgato ed Ignazio La Manna impegnati già nella costruzione della chiesa del SS.mo Crocifisso. Si convenne che la chiesa doveva essere alta palmi 60 e che all’altezza dei cornicioni si doveva arretrare per dare posto a sette finestre “di altezza e lunghezza benvista a dicto de Accardo con tutto quello intaglio che necessita in tutta dicta fabrica".
Come supervisore dei lavori venne eletto mastro Giacomo lo Guzzo. Per don Nicolò Accardo correva l'obbligo di approntare tutto il materiale tranne che "rina e l'acqua, cochi e legnami di ponti quali dovranno mettere a loro spese dicti maestri...".
Il costo della chiesa fu pattuito per 30 once da consegnare da parte dell' Accardo a completamento dei lavori. Questa chiesa era molto semplice e non molto grande. Intatti in una visita vescovile del 1763 da parte di mons. don Jeronimo Palermo, venivamo elencati quattro altari laterali, due per ogni lato: l'altare del SS.mo Crocifisso, San Michele Arcangelo, i Santi Angeli Custodi e quello di San Girolamo.
Oggi a ricordo della chiesa rimane il nome del rione ed il bel quadro della Madonna che dopo il crollo della chiesa venne posizionato nella chiesa di San Carlo. In seguito alla distruzione di questa, nell’immediato post terre-moto, ha trovato riparo in uno scantinato dell'architetto Paolo La Rocca, sito all'inizio della via Mazzini, una Volta via San Giuseppe, di fronte la già diruta chiesa.
Nell'ottobre del 2001, il quadro venne prelevato dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, sezione di Salemi, e sottoposto ad un minuzioso restauro.
Il 2 febbraio del 2002 venne riconsegnato alla comunità partannese alla presenza del Vescovo di Mazara e posto nella parete laterale destra della Chiesa Madre, per chi guarda verso l'altare, a perenne ricordo della Chiesa del Lume.
Domenico De Gennaro
















