La notte di Sant'Annirìa a Salemi tra fede, culto e racconti
di: Giuseppe Lodato - del 2018-11-29



Per i salemitani il 30 Novembre Sant'Andrea, era sinonimo di rumore di oggetti metallici, trascinati con un filo di spago da decine e decine di ragazzini per le vie del paese. Il perché lo scoprirete leggendo il mio racconto.

Rizzi di friddu, attraversavano l'esile corpo di Nina; quell'autunno che stava per finire di certo non era stato tanto friscuso ma come sempre troppo vintuso. A Salemi è il vento il vero problema, si insinua tra le viuzze, nei cortili e tagghia la facci.
Quella mattina di fine Novembre, Nina stava scendendo a Caticuti per raccogliere quattru burrani e du troffi di sinapi; i primi li cugghìa per puliziare lo stomaco, i secondi anche se lei diceva che erano un poco cavuri li raccoglieva perché era l'unica verdura che piacìa al figlio. Fritti na la paredda, con la muddica di pane fresco, l'aglio e il pomodoro secco.

La sorella Agatina non la lasciava mai da sola, alta e di bell'aspetto era rimasta schetta e da quando i genitori erano morti si era trasferita da lei. A casa però non si sintìa, aveva la propria vita, era ammirata e cercata da tutti, passava il tempo nel suo mezzalino e si faceva i fatti suoi; viveva per gli altri e per accuntintàri il nipote.
Quel giorno Agatina era distratta, qualcosa la turbava, si era persino fatta sfuggire che, quei tre cachì tardìi appizzati all'albero che da settimane muncìa con le mani, erano finalmente maturi. La testa l'avìa ad Assuntina che doveva accattare un bimbo e lei, l'unica vera mammana del paese, era certa che mancassero davvero poche ore.
Quella domenica mattina il cielo sembrava pittato di blu e le nuvole di mattula si muovevano lente e maestose, le due suruzze le guardavano unciàre e trasformare. Con il naso all'insù si divertivano ad attribuire loro sembianze umane e divine. In giro per il paese c'era poca gente, l'annata tardìa aveva fatto sì che molti fossero ancora a cogghìri le olive e li trappìta ancora in piena attività.
Le donne con le figlie scinnìanu al Crocifisso per la missicedda, e chi prima, chi dopo trasiànu tutte al cimitero per salutare i murticeddi. Salemi ha il cimitero quasi dentro il paese, e questo ha sempre reso questo luogo di tristezza, quasi familiare, una prosecuzione naturale delle faccende quotidiane.
Anche Nina ed Agatina appena acchianàte dalla campagna fecero lu viaggiu al cimitero; posarono prima quanto avevano arriciuppàto in campagna a casa di donna Angelina, che abitava proprio 'nfacci il camposanto; tutte e tre amiche di una vita si bevvero 'mprescìa una cìcara di cafè e si incamminarono.
Si varca quel cancello e tutto cambia, pure il cielo si era annigghiàto, era diventato scuro come gli scialli che ammantavano i corpi delle donne. Tutte appena entravano si cummigghiàvano fino al mento come a coprirsi dall'ingiustizia di essere ancora vive, di essere toccato a loro dare quell'ultimo freddo bacio a madri, padri, mariti o peggio di aver dovuto assistere alla fine dei propri figli.
"Nun c'è diffirenza à lu cimiteru, scattusarìi e dinàri cà dintra finèru; Cu li 'mbrogghi circati di finìlla, vasinnò la vita eterna scurdativilla."
Quella però era davvero una mattinata diversa dalle altre, in giro non c'erano ragazzini, la loro mancanza si sintìa e le bimbe si pentivano di essere nate fimmini e di non poter fare.....Ma a proposito fare cosa? I masculiddi erano tutti in perlustrazione nelle case, nelle putìe, nei macasèni. Ore ed ore di ricerca avevano dato i loro frutti: lanne di latta, barattoli di colori, cuppìna, sculapasta, persino vasi da notte, pignate e cuvecchia.
Era il 30 Novembre, Sant'Annirìa e antica usanza salemitana faceva coincidere l'inizio dell'inverno con il primo di dicembre. Corde alla mano, ogni picciriddu legava con ruppa strettissimi tutto il bottino, più longa era la corda più bravo era stato, più scruscio avrebbe fatto e più poteva vantarsi.
Le ombre del sole, in quella frenetica giornata, avevano ceduto spazio troppo velocemente a quelle del tramonto e già per le viuzze del paese si mescolavano mille odori che provenivano dalle case. Nina tutto il pomeriggio aveva preparato la cutugnàta, ma neppure quel dolce ciavuru aveva convinto il figlio a rincasare; la borragine aveva voluto un vugghiù e con un poco di ogghiu novu e pane abbagnatu sarebbe stata la cena di quella sera.
Qualche lampiuni addumato qua e là per il paese rendeva quella serata meno buia e paurosa, era sceso pure lu sirenu a bagnare strade e marciapiedi. Ma il silenzio di quella notte doveva essere squarciato dal rumore, che doveva svegliare Sant'Andrea, affinché potesse intercedere cu lu Pateternu per ottenere un inverno poco rigido e sopratutto affinché assicutasse il re delle tenebre dal paese.
Era buio pesto già da quattro ore e il silenzio quella sera si stava stranamente prolungando; ma in quel 1947 tutti si erano dati appuntamento a lu Santu Patri e quindi lo scruscio partendo da li non poteva che arrivare in ritardo.
Passò quasi un'altra ora quando Agatina affaccitasi al balcone incominciava a sentire vuci e rumore; decine e decine di mucciusi stavano invadendo lu Chianu direzione Strata Mastra, Rabbatu e Misericordia. Ci vollero almeno altre due ore prima che quel fiume umano arrivasse nel Corso Dei Mille, i più fortunati in bicicletta, i più temerari con i carruzzuna il resto a piedi, tutti trascinando la propria corda ben saldamente atturciuniàta al polso, con attaccati decine di oggetti di latta al grido: "Viva Sant'Annirìa fa chi lu 'nvernu curtu sia. Viva Sant'Annirìa chi lu Riàvulu porta via."
Che festa, che risate, che armonia, quei ragazzi credevano fermamente in quello che facevano. Man mano attraversavano ogni singola stradina del paese, la gente usciva dalle case si riservava per le strade battennu li manu e offrennu cosi ruci.
Evviva! Ancora una volta il maligno era stato allontanato, l'inverno sarebbe sì arrivato ma con la certezza che non sarebbe stato rigido. Ma poi i salemitani come potevano essere tristi, stava per iniziare dicembre, il mese più bello dell'anno; di lì a poco Santa Nicola, Maria 'Mmaculàta, la bedda Santa Lucia e la nascita di lu Signuruzzu avrebbero portato gioia e protetto Salemi da tutto e da tutti.
Quella però fu una notte ancora più speciale, non era ancora finita la festa per le strade che al rumore si aggiunsero li vuci di Assuntina che aveva rotto le acque. Il futuro padre in gran fretta andò a casa di Agatina e dette tanti di quei tuppuluna alla porta che quasi la buttava giù. Quando arrivarono, Assuntina era sudata 'nfriddu, con uno straccio bagnato sulla fronte e gli occhi spalancati pieni di paura, tese subito la mano all'amica che non le fece mancare la sua e la strinse forte e non la mollò più.
Al marito giannu di moriri fu dato un fillizzu per sedersi, ma Agatina sicura di se, fece venire al mondo una bellissima picciridda che però aveva deciso di nascere dai piedi e tenere a tutti con il fiato sospeso. Ma grazie a Dio le più belle vuci quella notte furono le urla della bambina. Non ci fu, che si ricordi una notte di Sant'Andrea più movimentata di quella.
Testo, versi di Giuseppe Lodato Cartoline tratte dal libro: "Salemi... viaggio in un passato impresso in cartolina" di Giuseppe Lodato











