Il triste declino del campo alternativo “Franco Lombardo”
di:
Salvatore Di Chiara - del 2025-08-19

27 dicembre 2014. Minuto 89. La gara tra i padroni di casa del Prater e il Buseto è inchiodata sullo 0-0. Entrambe le squadre sono desiderose di portare a casa l’intera posta in palio. Improvvisamente il numero dieci Mario Amico, talentuoso giocatore ospite, viene atterrato dal portiere di casa. Rigore! Nel dubbio (senza prova del Var), a farne le spese è il mister dei padroni di casa Salvatore Di Chiara (espulso - beccherà cinque giornate di squalifica). Dopo alcuni minuti concitati, lo stesso numero dieci si incarica della battuta. Rete! Anzi, no. L’arbitro fa ribattere. Un paio di calciatori sono entrati in area prima dell’esecuzione.

Minuto 92. Amico batte il secondo penalty e il portiere La Rocca compie un miracolo neutralizzando la sfera. Rilancia l’azione. La palla giunge a Francesco “Ciccio” Curseri che dribbla due avversari, supera la metà campo e scaglia un bolide terra-aria che si insacca all'incrocio alla sinistra del portiere ospite. Il Lombardo è un vero e proprio catino. Quel giorno è gremito da oltre 200 persone. Esultano tutti. Chi entra in campo, chi gioisce, chi festeggia. L’arbitro fischia la conclusione della gara. Il Prater centra il quarto posto momentaneo in piena zona play off.
Sono passati dieci anni da quell’incontro. Oggi, a distanza di tempo non possiamo raccontare le stesse emozioni. Il Franco Lombardo non esiste più. Castelvetrano ha perso una delle sue strutture sportive. Nonostante le numerose proposte di affidamento, tra bandi andati deserti e mancanza di un progetto di riqualificazione, versa in condizioni di degrado. Durante un recente sopralluogo, è stata avvertita una certa mancanza. Dello stadio rimane ben poco. Devastazione e incuria sono le cause di una sconfitta politica e sociale. E pensare che in quel campo si allenava anche la prima squadra della città. Gli spogliatoi sono ridotti a un cumulo di macerie, dove rimane poco di quel che fu. La vegetazione spontanea ha preso il sopravvento, creando un bunker inespugnabile. Le panchine sono state prese d’assalto, mentre - all’assenza di protezioni - è stato dato fuoco di fronte (lato ingresso principale) allo spogliatoio. Oltre al danno, la beffa. Sì, di un impianto che dava la possibilità a molti ragazzi castelvetranesi di svolgere attività sportiva.

Quanti giovani hanno calcato quel terreno di gioco? Quante gare sono state disputate? Numeri e statistiche che entrano di diritto nel dimenticatoio. Eppure… è inutile soffermarci su ipotesi poco fondate. In un periodo di vacche magre (in ambito sportivo), è doveroso ribadire il concetto di sviluppo e promozione dello sport. Tra problemi di natura logistica, società che spariscono e timore di vedere vanificati i tanti sacrifici, è inconcepibile che una città come Castelvetrano veda cancellare parte della storia recente. E se non ci fosse stato il dottor Leonardo Abate, oggi parleremmo di una comunità senza strutture all’avanguardia. Un tempo - ridotto a termini arcaici - questa città si fregiava di avere diverse società calcistiche, compagini nella pallavolo, nel basket, nella pallamano, nell’atletica leggera, nel nuoto (con la famosa piscina degli anni Ottanta) e nel tennis. Cosa rimane di tutto questo? I ricordi. Come sempre viviamo in un contesto sbiadito, di sconforto. Dobbiamo scomodare gli “dei” storici che ci fanno rivivere gesta passate. A chi di dovere - ove fosse possibile - chiediamo di trovare una soluzione. Teniamo una fiammella di speranza accesa, Castelvetrano merita molto di più.












