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"Io a Nizza tra panico, morti e grida disperate". Il racconto a Cnews di uno dei superstiti alla tragedia

di: Alessandro Indelicato - del 2016-07-16

Immagine articolo: "Io a Nizza tra panico, morti e grida disperate". Il racconto a Cnews di uno dei superstiti alla tragedia

Il mondo guarda Nizza. Lo fa da quando un camion con a bordo un uomo si è scagliato sulla folla a tutta velocità, sparando alla cieca su migliaia di persone, in strada per il 14 luglio, la festa più cara dei francesi. Un bilancio drammatico di 84 morti di cui molti bimbi.

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  • "La Francia piange, è addolorata, ma è forte e lo sarà sempre di più dei fanatici che oggi vogliono colpirla". 

    "La feroce propaganda del fondamentalismo di matrice islamista ha trovato ancora una volta un folle esecutore che ha colpito in modo gravissimo tutta l'Europa  nell'amica nazione francese nel giorno della sua Festa nazionale".

    La soluzione è restare umani, non fomentare l'odio, chiudersi in un momento di riflessione e prepararsi a ripartire, elargendo speranza e supporto incondizionato a chi è chiuso nello stesso tunnel di terrore in cui siamo chiusi noi.

    Sono due dei tanti messaggi espressi da Hollande e Matterella in un delicato momento in cui si deve avere la consapevolezza di trovarsi nel bel mezzo di una guerra sebbene "diversa"  dove occorre non farsi prendere dal terrore, ma compattarsi e pianificare come ridurre il rischio di trovare in Italia questi uomini senza pietà disposti a tutto pur di essere fedeli al loro preciso credo religioso.

    In esclusiva per Castelvetranonews.it, vi proponiamo il racconto toccante di quei interminabili momenti vissuti da una coppia di italiani originari di Sorrento ma con Castelvetrano nel cuore, posto da loro conosciuto anni fa in occasione delle ferie estive. Lui, Giovanni Gugg,  vive da anni da Nizza insieme alla moglie e alla figliola.

    " Come ogni 14 luglio, abbiamo trascorso la serata in compagnia di amici sulla Promenade des Anglais, una delle strade più belle al mondo. E, come di consueto, intorno a noi vi erano decine di migliaia di persone, anzi di più, centinaia di migliaia: tutti gruppi di amici o di parenti per quella che è la festa "in famiglia" per eccellenza.

    Su quel bel lungomare, ogni anno, prima si tengono vari concerti e dopo comincia della musica per ballare in strada. Si potrebbe dire che è una festa lunga alcuni chilometri, perché la Promenade abbraccia tutta la Baie des Anges, al cui centro, nella ricorrenza della presa della Bastiglia, coi colori si celebra la libertà conquistata più di due secoli fa.  La particolarità di questa festa rende la strage di stasera ancora più abominevole di quella al Bataclan: a Parigi le vittime erano giovani che stavano divertendosi, qui sono delle famiglie con bambini. Verosimilmente di diverse nazionalità.

     Il nostro gruppo era di una decina, compresi tre bambini di 1 e 2 anni. Abbiamo visto i fuochi d'artificio, belli e vividi, grazie al vento che ripuliva l'aria dal fumo. Proprio il vento, però, ci ha fatti allontanare dal mare verso le strade più riparate del centro storico, così, appena terminato lo spettacolo, ci siamo salutati e ciascuno s'è incamminato verso casa propria.

    Percorrendo Nizza Vecchia, ad un certo punto abbiamo sentito delle voci concitate e, soprattutto, abbiamo incrociato parecchia gente che procedeva a passo svelto, poi sempre più veloce, fino a correre.

    Ci siamo fermati per non essere travolti e abbiamo pensato immediatamente ad un attentato (perché in Francia è un riflesso condizionato dal gennaio 2015), ma non avevamo sentito alcuno sparo, nessuna esplosione, nessun rumore sospetto, quindi ci siamo detti che forse era panico collettivo, magari dovuto al tavolino di un bar fatto cadere dal forte vento.

    Eppure quel movimento umano continuava e, anzi, si diffondeva, per cui, senza più pensare, ho preso in braccio il passeggino con mia figlia che dormiva e, insieme a mia moglie e i nostri ospiti, abbiamo cominciato ad allontanarci velocemente anche noi. Correre Senza sapere perché, ma solo perché la folla in corsa era piuttosto inquietante di per sé.

    Conosciamo bene la zona, per cui abbiamo evitato di imbottigliarci nei vicoli, preferendo una strada più ampia e diretta verso casa, che comunque non è molto distante. All'incrocio successivo, però, proprio davanti a noi un tonfo e alcune persone che cambiavano direzione di corsa. In quel momento gli occhi sono andati in tutte le direzioni, cercando un qualche riparo per capire cos'era stato e, pertanto, cosa era meglio fare.

    Ci siamo fermati dietro una casetta di legno del parco verde che stavamo attraversando, e ci siamo persuasi che questa volta era stato realmente il vento, per cui abbiamo proseguito, seguendo altre persone nella nostra stessa direzione. Quando, però, il gestore di un bar mi ha chiesto se stessimo tutti bene, a quel punto ho cominciato a preoccuparmi: mi sono accorto delle lacrime di alcune ragazze e ho captato alcune frasi di persone al telefono.  In pochi istanti, tuttavia, siamo arrivati a casa e ci siamo attaccati alle news.

    Così abbiamo avvertito i parenti in Italia, dicendo appunto che se avessero sentito di un problema a Nizza, noi stavamo bene e forse non era nulla di grave. In realtà le ambulanze procedevano a sirene spiegate, ma ancora non era chiaro alcunché. Soprattutto, non volevo credere a quel che temevo. E tutto questo è durato fin quando quel panico si è mostrato reale e giustificato: un camion di 15 metri è piombato sulla folla e ha proseguito, pare, per 2km zigzagando e sparando.

    L'autista/attentatore è stato ucciso, ma non è chiaro se avesse un complice e, eventualmente, se questi si sia dileguato.

    Noi siamo salvi e al sicuro, ma adesso ripenso a quei minuti di fuga e mi domando perché non abbia corso prima e più velocemente. Mi sono accorto di aver voluto preferire, più volte, una possibilità innocente come il forte vento ad un'altra ipotesi ben più spaventosa. Siamo consapevoli dell'assoluta casualità di questa forma di male contemporaneo.

    la nostra bambina non è andata al nido, ma abbiamo chiamato e la direttrice ci ha ringraziato: non riusciva a dormire, così è andata nel suo ufficio già alle 5 di mattina, in attesa di ricevere notizie da tutti i "suoi" bambini. 

    Forse è normale allontanare da sé il pensiero angosciante, ma sicuramente non si può evitare l'angoscia retroattiva. Specie ora che vedo certe fotografie."

     

     

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