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Ricordando Don "Pippinu" Chiofalo e la sua famosa tabaccheria "La Pipa"

di: Luigi Simanella - del 2017-11-14

  • A6 - discount della ceramica
  • Dopo ottantaquattro anni d’attività ha avuto termine, di recente, la vecchia gestione della nota tabaccheria castelvetranese “La Pipa” del ragioniere Piero Chiofalo. La rinomata rivendita di tabacchi dal 1933, anno d’apertura, fino al 1976 è stata gestita dal Cavaliere della Repubblica Giuseppe Chiofalo, al quale è subentrato il figlio Piero.

    Il Cavaliere Chiofalo lo si ricorda come una persona molto garbata, altruista e dall’animo nobile ch’è rimasta viva nella memoria dei tanti che ne hanno apprezzato le indiscusse doti umane. Gli amici più affezionati, ma anche i clienti più assidui frequentatori della tabaccheria, avevano preso l’abitudine di chiamarlo Don Peppino, dove il Don era utilizzato come segno di meritato e riconosciuto rispetto. Fu un giorno d’aprile di quel lontano 1933 che Don Pippinu venne a sapere che lo Stato doveva istituire una nuova rivendita di tabacchi a Castelvetrano, la numero sette.

    Partecipò al bando di concorso e risultò aggiudicatario della licenza. Affittò un locale al numero 154 della via Vittorio Emanuele e lì nacque quella che nei decenni divenne, per lungo tempo, non la settima bensì la prima tabaccheria di Castelvetrano. Questo grazie sia all’ottimale allocazione della stessa sia al savoir faire del Cavaliere Chiofalo.

    Ho parlato della tabaccheria nel mio libro d’esordio sulla storia di “Salvatore Giuliano”, poiché mi è stato riferito dal figlio di Don Pippinu, Salvatore, che uno dei clienti era stato il famoso bandito. Secondo le ricostruzioni storiche Giuliano abitò per un periodo nella vicina via Mannone, nella casa dell’avvocato Gregorio Di Maria, e gli era comodo acquistare le sigarette da Chiofalo. Sono affezionato alla tabaccheria poiché, già da più di trentacinque anni, sono legato a Piero, alla moglie Mariella e alla cognata Alida da una sincera e fraterna amicizia.

    Nell’anno 1985 Piero mi chiese di comporre un motivetto che facesse da spot pubblicitario alla sua rivendita. Lo stesso giorno composi “La Pipa”, uno swing che ancora oggi, quando ci viene voglia di rivangare il passato, canticchiamo. Il passaggio da Don Pippinu al figlio avvenne in seguito a un incidente causato da un incauto centauro che con la sua moto di grossa cilindrata andò a investire il povero malcapitato Cavaliere. A seguito di questo incidente Don Pippinu riportò delle fratture ossee scomposte che hanno causato delle lesioni interne per le quali non è giunto a fine giornata.

    Con la sua morte si rese necessaria la disponibilità di qualcuno della famiglia che continuasse l’attività della vendita dei tabacchi. Dei tre figli fu Piero che ne assunse la nuova gestione, continuando con lo stesso ardore e la grande professionalità dimostrata sempre da suo padre.

    Piero da subito pensò bene di dare un aspetto innovativo alla privativa. Scelse, intanto, il nome “La Pipa” che, ancora oggi, il nuovo gestore ha voluto conservare. Ha, poi, provveduto per offrire alla sua selezionata e affezionata clientela: servizi di giochi; un vasto assortimento di pipe, accessori per pipa e tabacchi sempre per pipa; il pagamento di qualunque tipologia di bollettini e ricariche telefoniche. Molta gente si spostava dai paesi vicini per approvvigionarsi d’articoli per fumatori che solo lui vendeva.

    Per fortuna la gestione del mio amico Piero è terminata in maniera normale, cioè per raggiunti limiti di età e non in maniera tragica come accadde per l’amato papà. Era da un anno che non entravo nella tabaccheria, poiché non abito più a Castelvetrano, e mi sono emozionato a non trovare Piero dietro al bancone. In cambio adesso ch’è molto più libero e disponibile, è con lui che trascorro piacevolmente le giornate quando ho la possibilità di tornare, anche solo per qualche giorno, al mio amatissimo paese.

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